La Regione Lombardia va al voto e non ci sarà il listone dei nominati

La Regione Lombardia va al voto e non ci sarà il listone dei nominati
Renzo Bossi e Nicole Minetti

Chiusura di partita con scacco per Roberto Formigoni. Vincendo l’opposizione della Lega Nord, alleata di governo in Lombardia, il governatore è riuscito a ottenere le dimissioni di 74 degli 80 consiglieri e, probabilmente, ad accelerare i tempi del voto anticipato, come auspicava, dopo la crisi apertasi con l’arresto dell’ex assessore, Domenico Zambetti. Dopo 17 anni si chiude un’era in Lombardia, anche se il presidente, con il Consiglio e la nuova giunta di “tecnici” presentata lunedì, resterà comunque in carica fino all’insediamento dei nuovi eletti. Formigoni ha ribadito di aver ricevuto garanzie da parte del governo che la data del voto sarà compresa tra il 16 dicembre e il 27 gennaio. La parola ora passa al prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, che, riceverà nei prossimi giorni la comunicazione ufficiale dello scioglimento dell’assemblea, dopo che il presidente, il leghista Fabrizio Cecchetti, avrà verificato, insieme all’ufficio di presidenza, che la procedura si è svolta secondo le normative vigenti.
Quindi, sarà Lombardi, in accordo con il ministero dell’Interno, a decidere la data del voto. Non è ancora escluso che si voti a primavera in abbinamento con le politiche. Il governo potrebbe emanare un decreto per accorpare le consultazioni, come chiede la Lega. Non farlo, obietta Roberto Calderoli, «contrasterebbe con l’articolo 7 del decreto legge 98/2011», secondo cui «a decorrere dal 2012» le consultazioni amministrative e politiche «si svolgono, compatibilmente con quanto previsto dai rispettivi ordinamenti, in un’unica data nell’arco dell’anno». Non rassicura i leghisti, però, il segnale inviato dal governo riguardo al voto in Lazio, con Palazzo Chigi che ha “auspicato” che Renata Polverini fissi «al più presto» la data delle elezioni. Sicuramente, i lombardi, non si troveranno più il ‘listino bloccato’ nella scheda elettorale. Prima di mettersi in fila davanti all’ufficio di protocollo per firmare le dimissioni – c’era anche Nicole Minetti – in poche ore, i consiglieri hanno approvato la nuova legge elettorale che prevede l’eliminazione del listino, introduce la rappresentanza territoriale delle province, il numero massimo di 80 consiglieri, il limite dei due mandati per il presidente della Regione e il premio di maggioranza. Completo grigio e cravatta corallo brillante, Formigoni, che, già alle 7, ha battezzato la giornata con l’hashtag ‘consiglioultimaseduta’, seguita con una ‘maratona’ su Twitter, si è mostrato soddisfatto fin dalla mattinata, convinto di avere i numeri per far decadere il Consiglio. Le ultime riserve si sono sciolte con l’intervento del capogruppo della Lega Nord. «Siccome non ci stiamo ai vostri trabocchetti ci dimettiamo anche noi», ha annunciato Stefano Galli, quando ormai era chiaro che, sommate a quelle di Pd, Idv, Sel, il numero delle ‘dimissioni in bianco’ dei consiglieri del Pdl avrebbero superato la maggioranza più uno (41). «Mi auguro» che l’era Formigoni non sia finita, ha commentato il governatore, in una conferenza stampa al termine della seduta. «Altrimenti», ha proseguito, «dovrei dire che finisce un’epoca di buon governo, auguro a chi mi succederà di ottenere risultati importanti». Formigoni ha ribadito che si impegnerà nella campagna elettorale per le regionali. E che è favorevole alla candidatura dell’ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini. «Se Albertini farà una lista civica e chiedesse sostegno al Pdl, credo che il mio partito dovrebbe garantirgli il sostegno», ha affermato, tornando ad attaccare la Lega, colpevole di aver «tradito l’accordo sottoscritto nel 2010 e ri-sottoscritto due settimane fa». «Di fronte a questi ripetuti tradimenti non mi sono perso d’animo e ho agito nell’interesse dei cittadini», ha sostenuto. Per il Carroccio, ha replicato Matteo Salvini. La Lega è disposta a parlare «con tutti», ha chiarito il numero uno del movimento in Lombardia, «ma non con Formigoni». «Il problema non è con chi parlare nel Pdl», ha proseguito. «Stiamo lavorando al programma abbiamo come candidato Roberto Maroni, chi ci sta ci segue». «La Lega aveva promesso di andare a votare e si farà. Aveva promesso di togliere il listino per non avere più Minetti paracadutate dall’alto in Consiglio ed è stato fatto, non abbiamo paura del voto anzi l’abbiamo chiesto», ma «chiamare 10 milioni di persone al voto due volte in pochi mesi ci sembra sciocco». Sull’altro versante, «piena soddisfazione» è stata espressa, in una nota congiunta, dai capigruppo di Pd, Idv e Sel. «E’ una giornata storica – hanno commentato Luca Gaffuri, Stefano Zamponi e Chiara Cremonesi – finiscono diciassette anni di era Formigoni con lo sfaldamento della coalizione Pdl Lega». «Per noi si chiude una fase e se ne apre un’altra: dobbiamo costruire un’alternativa di governo partendo dai nostri partiti e aprendoci a un progetto aperto, un patto con le formazioni sociali, civiche e politiche che con noi vorranno disegnare la nuova Lombardia», hanno continuato. «Oggi finalmente si è chiuso il triste teatrino degli ultimi giorni al quale non abbiamo mai voluto partecipare», hanno commentato i consiglieri dell’Udc. I consiglieri regionali che hanno rassegnato le dimissioni all’ufficio protocollo sono 74 su 80, perché, per motivi istituzionali, non si sono dimessi il presidente della giunta e quello del Consiglio. Poi, non ci sono state le dimissioni dell’ex assessore Zambetti, che si trova in carcere, dei consiglieri pdl, Stefano Maullu e Paola Camillo, e dell’Udc Valerio Bettoni (oggi in congedo).

m.amelia

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