La ricchezza non è cattiva ma se diventa un idolo divorerà i cuori

La ricchezza non è cattiva ma se diventa un idolo divorerà i cuori
di Luigi Rossi

avvento_amos_html_m4a4edd90La prima lettura della XXV domenica per annum è tratta dal libro del profeta Amos, formidabile denuncia di come spesso ci si arricchisce nutrendosi del sangue dei poveri, è la “disonesta ricchezza” di cui parla Gesù.

Il profeta evoca situazioni odierne di ingiustizia e soprusi a causa delle “bilance false” utilizzate da banchieri senza scrupoli, della tecnica delle “vendite ritardate” per far accumulare debiti, del continuo e strumentale rialzo dei prezzi per imporsi come monopolio, di incette e strozzinaggio, ammonimento ed esame di coscienza  per i “padroni del vapore” che operano nell’industria, nel commercio, nella politica. Costoro, dice Amos, spesso vogliono apparire pii ed osservanti per il semplice fatto di rispettare esteriormente il sabato!

È il messaggio che, con altre parole, ha pronunciato papa Francesco durante l’intervista alla rivista dei gesuiti pubblicata questa settimana. In un passo egli afferma: “La tradizione e la memoria del passato devono aiutarci ad avere il coraggio di aprire nuovi spazi a Dio. Chi oggi cerca sempre soluzioni disciplinari, chi tende in maniera esagerata alla ‘sicurezza’ dottrinale, chi cerca ostinatamente di recuperare il passato perduto, ha una visione statica e involutiva. E in questo modo la fede diventa una ideologia tra le tante. Io ho una certezza dogmatica: Dio è nella vita di ciascuno anche se questa è un disastro. Bisogna fidarsi di Dio.”

Questa fiducia in Dio traspare dalla parabola proposta alla nostra attenzione nella proclamazione del vangelo, un passo difficile da comprendere, quasi imbarazzante e per alcuni, forse, scandaloso.

Luca (16, 1-13) riferisce che il fattore viene lodato non perché ha operato il bene in assoluto, ma perché ha applicato la sapienza di questo mondo. Egli dimostra di essere scaltro in una condizione di emergenza dopo il licenziamento e la rassegna delle soluzioni possibili che lo attendono; con un’azione irregolare rimedia alle irregolarità commesse per farsi degli amici e viene lodato per l’energia dimostrata, per la capacità di decidere secondo una coerente logica in situazioni avverse.

Nella prospettiva indicata dall’evangelista Luca si trasforma in un gesto profetico nel senso che fa intravedere quanto Dio è disposto a compiere per l’uomo: dona e perdona, cioè rimette i debiti. Nel fare ciò invita a rovesciare la direzione del danaro: un percorso che dal freddo accumulo fa pervenire alla condivisione sulla quale fondare l’amicizia. Ecco la lode: farsi amici conta più del danaro e la scelta risulta necessaria perché non si possono servire due padroni.

Nel procedere all’opzione occorre ricordare che i beni materiali, pur risultando degli ottimi servi, costituiscono sempre dei pessimi padroni. Infatti, se di per sé la ricchezza non è cattiva, di fatto lo diventa se la trasformiamo nel nostro idolo. Allora divorerà il cuore e gelerà ogni pulsione al bene. In questa prospettiva diventa evidente anche l’insegnamento circa il paradigma economico di un mercato che pretende di realizzare una crescita infinita sulla base del convincimento che più danaro significa necessariamente più bene. Invece, per risultare un piacevole cordone amicale, le relazioni fra uomini devono basarsi sulla legge della solidarietà e della sobrietà per saper condividere e mostrare la cura che si ha del creato dove l’amicizia fa gustare la vita buona.

Mutare atteggiamento verso la ricchezza è divenuto un urgente imperativo che impone di saper amministrare per la nostra vita e per la gioia di tanti altri, ai quali non deve destinarsi di tanto in tanto l’elemosina per tacitare la coscienza, ma verso i quali praticare la necessaria restituzione perché, come scrive san Basilio, “il pane che a voi sopravanza è il pane della fame; il vestito appeso al vostro armadio è il vestito di colui che è nudo; le scarpe che voi non portate sono le scarpe di chi è scalzo; il denaro che tenete nascosto è il denaro del povero; le opere di carità che voi non compite sono altrettante ingiustizie che voi commettete”.

 

 

redazioneIconfronti

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