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La rinascita campana parte dagli ultimi

La rinascita campana parte dagli ultimi
di Silvia Siniscalchi
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Manzi, Petrillo e don Aniello

È nel Santuario della Madonna di Briano, oasi di preghiera e spiritualità gestita da don Paolo dell’Aversana, al confine tra i comuni di Villa di Briano e Casal di Principe, che si è svolto il convegno “Legalità ed etica per una rigenerazione della Campania”, organizzato dal presidio “Ultimi” di Casapesenna. L’Associazione per la legalità e contro le mafie, fondata tre anni fa da don Aniello Manganiello, è oggi attiva dalla Lombardia alla Sicilia, con numerosi presìdi, simpatizzanti e volontari impegnati in azioni di sostegno e recupero di persone bisognose nei territori segnati dal degrado materiale e morale.
Non è stata quindi casuale la scelta di riunire proprio qui i rappresentanti dei presìdi campani: luogo di spiritualità consacrato a Maria Vergine, il Santuario è la devota testimonianza della laboriosità benedettina nel risanamento dei terreni impaludati dell’agro aversano durante il Medioevo. Ed è oggi un luogo emblematicamente evocativo della necessità di risollevare l’antico “ager campanus” dalle piaghe del malaffare e dei rifiuti tossici, nonché, come ha sottolineato don Aniello, dall’icona negativa affibbiatagli da chi ne ha cambiato la geografia e la toponomastica, connotando le aree di Caserta e Napoli con gli appellativi di “Terra dei Fuochi” e “Gomorra”. E della prima, a Villa di Briano, si avverte senza dubbio la desolante presenza nell’atmosfera greve di un Genius Loci ripiegato su sé stesso, tra abusi edilizi, strade dissestate, campi malati, fanghiglie sospette, sotto lo sguardo indifferente di qualche sparuto cane randagio.

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Manzi, Grasso e Spinillo

Ciò nonostante, proprio in questi territori la risoluta “spes contra spem” dell’Associazione si è rafforzata, anche grazie agli interventi di autorevoli personalità del mondo religioso e civile, invitate a ritirare un premio che “Ultimi” ha loro tributato per i meriti acquisiti nella lotta a favore della legalità. In vista della premiazione, ai saluti e ringraziamenti di Betty Petrillo, responsabile del presidio di Casapesenna, ha fatto seguito una corposa relazione introduttiva di Andrea Manzi, presidente nazionale dell’Associazione, che ne ha illustrato premesse e finalità ai numerosi presenti, a partire dal significato più autentico del termine “legalità”, intesa come orientamento concreto nelle scelte quotidiane e non come adesione formale a un principio astratto.
La premiazione ufficiale è stata quindi aperta dalla consegna di una targa a Monsignor Angelo Spinillo, vescovo della Diocesi di Aversa, per la profonda coerenza del suo ministero episcopale con lo spirito gratuito e amorevole del messaggio evangelico di impronta paolina; messaggio che Spinillo ha chiarito, riprendendo il discorso del presidente Manzi e spiegando che la legalità non può essere oggetto dell’osservazione statica di un fenomeno, ma della interazione partecipata tra i cittadini e la vita civile del proprio paese. Principio ribadito da Tano Grasso, presidente della Federazione delle associazioni antiracket, premiato per le sue meritorie e coraggiose iniziative contro la cultura “del pizzo”. 12030463_10206709217842959_3437180487648212190_oGrasso ha affermato l’importanza della sinergia tra associazioni per la lotta alla criminalità organizzata, ma anche tra cittadini, forze dell’ordine e istituzioni, ricordando con Sciascia che, quando si lotta contro l’illegalità, si lotta contro una cultura che pervade sottilmente noi tutti. Il premio “Ultimi” ha infine inteso valorizzare testimoni della legalità meno celebri e conosciuti, ma non meno encomiabili: è il caso di Pietro Zara di Casapesenna, giovane studente dell’Accademia di Belle Arti, distintosi per l’alto senso civico e per i temi delle sue opere, ispirati al riscatto e alla valorizzazione delle bellezze del territorio; ma è anche il caso di Issa Bance, immigrato di colore fuggito dall’Africa più di quindici anni fa, divenuto oggi simbolo di tutti coloro che sono riusciti a integrarsi nel nostro paese senza cedere alle lusinghe del compromesso.
Con una vivace, coinvolgente esibizione concertistica della famiglia Gibboni di Campagna, il convegno si è chiuso sulle note di Vivaldi e di Rimskij Korsakov, cui don Aniello ha aggiunto i suoi personali ringraziamenti per tutti i partecipanti, invitandoli a proseguire senza sosta, secondo il motto di don Guanella, sulla strada del “pane e vangelo”.

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Ricercatore Università degli Studi di Salerno

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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