La rivolta dei giovani

La rivolta dei giovani
di Pasquale De Cristofaro

disoccupazioneCon i tanti provvedimenti previdenziali degli ultimi trent’anni, abbiamo condannato i giovani ad una drammatica irrilevanza sociale che prima o poi si ritorcerà contro noi stessi. La crisi economica globale che ha sconvolto i bilanci pubblici di mezzo mondo ha fatto il resto. Li abbiamo condannati ad una marginalizzazione che ha il sapore di una atroce beffa. Una guerra generazionale che prima o poi esploderà, non appena i più giovani si sveglieranno dal loro letargo e capiranno che li abbiamo privati del loro futuro. Abbiamo colpevolmente espropriato le loro aspettative, i sogni; in una parola, la speranza. E senza speranza, senza prospettive non si va lontano. Quando l’orizzonte s’accorcia per chi poi la vita la dovrà comunque vivere ancora a lungo, inevitabilmente non ci potrà che essere una resa dei conti drammatica. I politici, le classi dirigenti e noi tutti facciamo finta di non capire. Giriamo il capo da un’altra parte. Gli abbandoni scolastici, i numeri preoccupanti della disoccupazione giovanile, non riescono a farci invertire la rotta. Continuiamo a pensare ai giovani come dei fannulloni, troppo coccolati, che non “hanno voglia di far nulla”. In realtà, spesso non capiamo che questa loro cinica indifferenza verso tutto e tutti non è altro che la spia di un disagio profondissimo di chi non crede di poter mai avere un ruolo attivo nella società. Gli anziani non mollano, chi ha un potere o una, seppur piccola, rendita di posizione, se la tiene ben stretta. Conosco quarantenni che non hanno mai lavorato, qualcuno ha rinunziato all’università e si accontenta di qualche piccolo lavoro in nero per pagarsi una bevuta il sabato sera. Ci si stordisce per non pensare e il “presente” diventa anch’esso un incubo. Nel nostro meridione le cose, se possibile, vanno anche peggio. Ma cosa fare per uscire da questa drammatica situazione? Molti, a parole, dicono e sostengono che bisogna fare al più presto un “patto generazionale” che permetta ai garantiti di perdere qualcosa e trovare quelle risorse che potrebbero aiutare la fiacca economia a riprendere fiato e occupazione. Questo a parole. Nei fatti, tutti, appena si tenta di intervenire in tal senso, si mettono a recriminare che “i diritti acquisiti” non si toccano. Per chi ha redditi minimi, la cosa si può senz’altro capire. Ma quando ad alzare la voce sono coloro che godono di posizioni francamente indifendibili (penso ai vitalizi dei politici, ai cumuli pensionistici che sono una vera vergogna dei tanti “padri della patria”), allora non c’è che da auspicare una giovanile rivolta verso tanti e tali privilegi che non possono essere più assolutamente tollerati. In ultimo, un sincero e sentito incitamento: “Giovani di tutto il paese, unitevi e riprendetevi la vostra vita prima che sia troppo tardi”.

 

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