La rivolta delle aziende contro l’Asi-Napoli, il carrozzone dei ritardi

La rivolta delle aziende contro l’Asi-Napoli, il carrozzone dei ritardi
di Mauro Maffei

È secondo la fortunata formula italiana dell’emergenza permanente, che avanza con passo da bradipo l’Asi provincia di Napoli. Movenze da gattopardo, riflessi non proprio fulminei, mentre il mondo gira a ritmi turbocapitalisti. Nelle stanze di via Morelli cambia tutto, nel senso dei nomi dei commissari, per non cambiare niente. L’ultimo dell’ormai proverbiale ventennio commissariale è Luciano Califano, già coordinatore dell’area “Sviluppo economico” di Palazzo Santa Lucia, in prorogatio dallo scorso 30 giugno, dopo 2 rinnovi, decisi dalla giunta Caldoro per “completare il processo di risanamento economico finanziario della struttura, riorganizzare l’ente e creare le condizioni per il ripristino degli organi statutari”. Si tratta solo di abbattere un deficit vicino ai 40 milioni di euro. Sono queste, alcune delle “rilevanti criticità” su cui potrebbe sbattere l’ambizioso piano approvato lo scorso 30 marzo, dopo appena 20 anni di gestione straordinaria, a cui pudicamente allude la risposta inviata dal consorzio Asi a questo blog.
Il primo mandato di Califano scadde il 31 dicembre 2011 ma entro quella data non fu possibile rinnovare gli organi societari. Sfortuna, si dirà: ognuno ha i suoi tempi, e all’Asi non amano la frenesia. “C’è ancora situazione di stallo – spiega una fonte interna al consorzio – L’Asi è una struttura di sviluppo basata su tre elementi: suoli, infrastrutture e procedure accelerate. Purtroppo ha abdicato a questo compito, ed è una vicenda paradigmatica”. Anzitutto “le procedure per fare il cda sono complesse – spiega la fonte -, e avere un commissario è più facile di avere un organo complesso ma di natura democratica. Inoltre, una battaglia di ricorsi ha a lungo bloccato le attività dell’ente”. La guerra a carte bollate la dichiarò e la perse l’ex commissario Riccardo Mea, rimosso nel 2007 da Palazzo Santa Lucia dopo una gragnuola di bacchettate. “Si evince che il Commissario Straordinario tra il 1998/2006 ha assunto, per chiamata diretta, senza concorso o selezione 20 unità di cui 17 non appartenenti all’area dirigente – sostenne la delibera con cui si destituì il funzionario – Il Commissario ha emesso deliberazioni moltiplicando Uffici e Funzioni dell’Ente arrecando dunque un danno notevole”. Inaudito, da queste parti. Nella galleria di accuse, anche “la mancanza di trasparenza perché al consorzio esistevano 2 protocolli separati; Il Commissario comunicava con notevole ritardo l’elenco delle aziende concessionarie a cui era necessario rescindere il contratto; Aver procurato un rilevante danno erariale perché si sono fatturati 6,3 milioni di mc d’acqua mentre le aziende ne fatturavano solo 4,3 con possibile prescrizione della fornitura idrica, della depurazione, del collettamento delle acque”. A Mea, la giunta regionale contestò, con teutonico sconcerto anche che “la legge regionale prevede il pareggio di bilancio mentre il consorzio ha chiuso i conti sempre in rosso”, e di “aver ignorato i richiami verbali e scritti del Collegio dei revisori dei conti sulla situazione economica; Aver ottenuto investimenti per infrastrutture e averli invece dirottati per immobili”, come pure la “violazione di norme tributarie con un danno al Consorzio di 5,5 miliardi di vecchie lire”. Un conflitto senza precedenti, soprattutto per la Campania, pluricommissariata per meriti storici. L’esecutivo Bassolino cacciò il commissario, con un solenne impegno: “Si da incarico al Presidente della giunta di nominare il sostituto in attesa dell’elezione degli organismi dirigenti che permettano il ritorno all’ordinaria amministrazione”. E infatti s’è visto. “Credo che il Consorzio Asi – ragiona la fonte -, finanziato opportunamente, se facesse l’attività per cui è nato, cioè favorire l’insediamento industriale e non gestendo altre cose, come gli acquedotti consortili , sarebbe un’ottima cosa”. Invece l’ente, al netto delle “criticità” per cui già mette le mani avanti, delinea scenari ambiziosi, in cui ipotizza “una rimessa in efficienza di alcuni servizi energetici, idrici e fognari, ed ambientali – scrive la nota di replica al blog – che potrà avvenire solo attraverso un coordinamento ed una collaborazione della filiera pubblica e privata”. Tuttavia, l’Asi della provincia di Napoli subordina i piani di rilancio alla “volontà dei soggetti consorziati a voler sostenere istituzionalmente ed economicamente l’Ente in questo nuovo percorso che conduce anche al suo risanamento”. Il dubbio lacerante, in realtà cela l’estenuante contenzioso tra il Consorzio e molti dei soci. “Ci sono crediti contestati dalle aziende per l’attività concretamente non svolta – spiega la fonte-. E se le imprese dovessero pagare, sarebbe un ulteriore motivo di crisi finanziaria, in questa fase”. E comunque “stare nelle aree del Consorzio costa molto, tra manutenzione, luce e altro. Gli oneri condominiali sono alti”. E meno male che le spese contenute avrebbero dovuto essere un volano, per il sorgere di insediamenti industriali. Infine, la burocrazia: “Manca una funzione di sportello unico – osserva la fonte- si passa di autorizzazione in autorizzazione. I tempi dell’iter amministrativo sono troppo lunghi, anche fino a 1 anno”. Ma il commissariato straordinario, che guarda già alle nozze d’argento con l’Asi, non ha fretta.

redazioneIconfronti

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