La rivolta di Pomigliano, fischi a tutti i politici presenti

La rivolta di Pomigliano, fischi a tutti i politici presenti

E’ una scia rossa quella che parte dallo stabilimento dell’Alenia di Pomigliano d’Arco e attraversa la città per protestare contro le politiche economiche e del lavoro del governo Monti e dell’Unione europea. Lavoratori, precari, disoccupati e studenti scendono in piazza aderendo allo sciopero generale indetto dalla Confederazione europea dei sindacati. Diverse migliaia di persone, circa 5mila, molte delle quali indossano le felpe della Fiom, intonano cori contro il ministro Elsa Fornero. Tra i bersagli dei manifestanti c’è anche l’ad di Fiat Sergio Marchionne, rappresentato come un gerarca fascista su uno striscione che ha sullo sfondo lo stabilimento di Pomigliano.
I negozi nel tratto iniziale del corteo sono chiusi e le serrande abbassate. I cori vengono accompagnati dall’esplosione di petardi e dal fumo rosso dei fumogeni. Quando il leader di Idv, Antonio Di Pietro, ha raggiunto il corteo, alcune persone hanno urlato «siete come tutti gli altri», «avete deluso i lavoratori», «ladri». L’ex pm si è poi staccato dal corteo e ha imboccato un’altra strada per raggiungere piazza Primavera, dove è allestito il palco. Qui il responsabile delle politiche economiche del Pd, Stefano Fassina, è stato avvicinato da alcuni lavoratori, che gli hanno chiesto spiegazioni sulla posizione assunta dal partito sull’articolo 18 e sulla strategia di Marchionne. In testa al corteo lo striscione «Siamo tutti di Pomigliano». Anche Nichi Vendola viene contestato, ma solo da aderenti ai centri sociali, al grido «O col Pd o rivolta». Il corteo si è mosso intorno alle 10. Secondo quanto riferito da alcuni lavoratori vicini alla Fiom, allo stabilimento “Vico” della Fiat molti lavoratori sono entrati prima del primo turno delle 5.30 per evitare picchetti degli scioperanti. In piazza al fianco dei lavoratori di Pomigliano d’Arco e appoggiando le idee della Fiom c’è anche il sindaco partenopeo Luigi de Magistris, che ha sfilato in corteo nella città industriale nel napoletano. Sulle note di “Bella ciao” intonate da una parte dei 19 operai della Fiom che attendono l’assunzione nella newco Fabbrica Italia Pomigliano, sono arrivati in piazza le prime centinaia di manifestanti che partecipano al corteo organizzato dal sindacato metalmeccanici della Cgil. Maurizio Landini, in testa al corteo è stato anche avvicinato da un gruppo di donne del comitato mogli cassaintegrati della Fiat, che gli hanno consegnato la lettera d’invito all’assemblea dei lavoratori da loro organizzata per il 24 novembre prossimo.
Sono il ministro per il Lavoro, Elsa Fornero e l’ad di Fiat, Sergio Marchionne, i bersagli preferiti dei cori dei manifestanti, oltre 5mila, secondo gli organizzatori. Quasi tutti i negozi hanno le saracinesche abbassate. A sfilare studenti, lavoratori, pensionati cassintegrati e non solo dello stabilimento Fiat. Il corteo, partito della Rotonda nella zona industriale della città alle porte di Napoli, sta attraversando alcune strade del centro per concludersi in piazza Primavera dove ci sarà il comizio finale del segretario generale della Fiom Maurizio Landini. Centinaia gli striscioni e molte le bandiere soprattutto quelle rosse di Rifondazione e della Cgil. Nonostante l’esplosione di alcuni petardi non si sono registrati problemi di ordine pubblico. Massiccio lo schieramento delle forze dell’ordine. Tra le persone che hanno aderito alla manifestazione anche i dipendenti di Firema, della Selex, ma anche della Fiat di Valle Ufita, oltre alle tute blu di Pomigliano. In corteo anche alcuni dei 19 lavoratori aderenti alla Fiom reintegrati in fabbrica grazie a una sentenza del Tribunale.
Un po’ di contestazione si è registrata contro il leader Idv Antonio Di Pietro che però ha detto: «Anche qui vedo tanta ipocrisia, i partiti che votano le leggi del Governo Monti pretendono di essere qui a manifestare contro le leggi di Monti».
«Per me oggi la capitale d’Italia è Pomigliano», ha affermato Nichi Vendola, prima di partecipare nella cittadina campana alla manifestazione della Cgil. «Pomigliano – ha proseguito Vendola – è il luogo dove i lavoratori rivendicano il diritto a poter chiedere migliori condizioni di lavoro, migliore salario, migliore orario di lavoro. E il non dover subire un atteggiamento autoritario da parte di chi sembra voler uscire dal 900 per rientrare nell’800. Se il lavoro torna ad essere luogo di solitudine, muto, ridotto al rango di povera merce non è soltanto una condizione di disagio dei lavoratori, ma è la democrazia – ha concluso – che viene ferita».
Fabbrica Italia «non c’è più», quindi occorre «ridiscutere un nuovo accordo rispettoso della Costituzione». Questo il messaggio lanciato del leader della Fiom, Maurizio Landini, nel giorno dello sciopero generale indetto dalla Conferenza europea dei sindacati. Partecipando al corteo organizzato dai metalmeccanici della Cgil a Pomigliano d’Arco, Landini rimanda al mittente l’appello del ministro Fornero a lavorare in silenzio per riprendere il dialogo. «Chi lo fa è muto e non vorrei fossero anche sordi – prosegue – una discussione di questo genere va fatta alla luce del sole, come è avvenuto in Usa, Francia e Germania, dove il sistema industriale è stato difeso con un intervento pubblico». Landini ribadisce poi il tentativo da parte della Fiat di «dividere il sindacato e cancellare il diritto a contrattare dentro le fabbriche. Non abbiamo condiviso questa logica – chiarisce – non per difendere la Fiom, ma perché si tratta di una disfunzione della democrazia».

m.amelia

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