La rivoluzione cubana di monsieur Karl Lagerfeld

La rivoluzione cubana di monsieur Karl Lagerfeld
di Roberta Grendene

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Tra un tripudio di colori e la musica forte come il rum, la nave francese  Chanel è finalmente arrivata a Cuba.
Il primo maggio era stata l’Adonia, la piccola nave a stelle e strisce marchiata Fathom, a salpare da Miami per la prima crociera dagli USA a Cuba. Ora è il turno di Monsieur Karl Lagerfeld. Il suo un primato storico qui in America Latina; per l’occasione sfoggia un sorriso inedito, contagiato dall’euforia circostante. E sul volto i segni della luminosa umidità de L’ Avana.
 Sotto il sole che illumina la perfetta scenografia prerivoluzionaria  allestita lungo il viale che separa la città vecchia dal centro della capitale c’è Antonio Castro. Sta davanti, tra i primi eletti seduti e ammira il figlio che orgoglioso cavalca Paseo Del  Prado. Il giovane ha appena diciannove anni e tutti gli occhi del mondo puntati addosso. Il popolo affacciato ai balconi lo applaude. Ma Tony Castro non è un “guerrilero heroico”. È un ragazzo come tanti, che gioca a fare il modello, che indossa il basco come El Che e ha il nonno che di nome fa Fidel Castro. Da lui sembra abbia preso la determinazione e il desiderio di arrivare. Oltre quella passerella, lunga centosessanta metri e con i leoni di bronzo, simbolo della maison, ai lati. Oltre quei venticinque minuti di show che rimarranno nella storia di questo paese. Uno spettacolo a ritmo di glamour fino a poco tempo fa impensabile in un territorio, Cuba,  considerato ancora caldo. Eppure la collezione Cruise 2017 sbarcata nella città caraibica è un mix di freschezza fluttuante a tratti maschile con dettagli tipici della cultura cubana. La “guayabera”, caratteristica camicia locale, è proposta con le maxi cravatte e pantaloni morbidi; sia in versione classica che rivisitata con divertenti stampe Cadillac nei toni bonbons. Le giacche sono sartoriali di un rigore eversivo e ribelle; come le calzature, slipper decorate da maxi perle o scarpe allacciate, rigorosamente bicolori e maschili.
IMG_2922Lo sfarzo è d’obbligo; ma è popolare, con abiti da debuttante fluidi, in seta, organza e chiffon. Poi capi in tulle, cotone, jersey, pelle e denim impreziositi da paillettes, jais, rouches e volant. Per la danza della vittoria, tra i colori del tabacco, del cielo e della speranza. La passione per la nazione qui sfuma verso l’arancio ed il rosa. La rivoluzione del ’59 è solo un nostalgico ricordo, anche se i baschi indossati dalle modelle sembrano presagire un nuovo fermento. Alla fine infatti arriva. Ma è l’insurrezione dei musicisti che hanno suonato dal vivo per tutta la durata dello show ad invadere la passerella. È la ribellione del divertimento. Delle modelle che indossano le t-shirt con la scritta “Viva Coco Libre” e dello stesso Lagerfeld che soddisfatto di questa sua prima volta in America Latina accenna a piccoli passi di danza tenendo per mano un bambino.
 Ospiti e celebrities arrivati da tutto il mondo per lo storico evento partecipano alle danze tra frenesia e vanità. Stella Tennant, Vin Diesel, Tilda Swinton, Gisele Bundchen per citarne alcuni.
 Dopo Papa Francesco ed i Rolling Stone è il mondo del fashion che con Chanel scrive una pagina inedita sulla storia di Cuba. L’embargo non è più di moda.
“El bloqueo” ha di fatto tenuto l’isola caraibica sospesa tra il progresso e la civiltà. E di embargo si continua a parlare anche in queste ultime ore in merito alle vendita delle armi da parte degli USA al Vietnam; così anche il Giappone, che potrà riavere, dopo quindici anni, la carne italiana. Ma questa è un’altra storia. Un business diverso.
È invece un cambio di rotta quello degli Stati Uniti o è una nuova strategia d’attacco? Lo si vedrà dopo Obama. Forse.
Il mese di maggio sta per finire, ma la rinascita di Cuba è appena iniziata.

 

redazioneIconfronti

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