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La salvezza è per tutti

La salvezza è per tutti
di Michele Santangelo
Papa Francesco

Papa Francesco

Come nel tempo dell’Avvento, periodo di preparazione al Natale, anche nella Quaresima, periodo di preparazione alla Pasqua, esiste la domenica soprannominata “laetare”, termine latino che significa “rallegrati”; l’invito è rivolto a Gerusalemme e la Gerusalemme di oggi è la Chiesa che, come nell’Avvento, è chiamata ad aprire il cuore alla gioia e alla speranza perché la salvezza è vicina, o meglio, è vicina la celebrazione della Pasqua di Risurrezione che ci ricorda che tutti sono destinatari  di un progetto concepito da  Dio fin dall’eternità, frutto del suo amore infinito per l’uomo, “opera delle sue mani”, che come tale non può essere lasciato andare verso la perdizione. Questo assunto è la sintesi del messaggio biblico-liturgico di questa quarta domenica di Quaresima: l’amore o volontà salvifica di Dio, espressi attraverso l’opera redentrice di Cristo, innalzato prima sulla croce e poi glorificato con la risurrezione, avendo così ragione del peccato e dell’infedeltà umana. Un progetto che nella Bibbia ha origine nella creazione e va man mano sviluppandosi attraverso l’elezione di un popolo, l’alleanza con esso, la liberazione dalla schiavitù dell’Egitto e il dono della terra promessa. L’unico ostacolo a questo progetto è il peccato che si interpone tra esso e il fine, la meta stabilita dal Signore.  Di questo ci parla il primo brano scritturistico della liturgia di oggi, tratto dal secondo libro delle Cronache. “Tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà, imitando in tutto gli abomini degli altri popoli e contaminarono il tempio che il Signore si era consacrato in Gerusalemme”, come se da parte del popolo, che pure andava orgoglioso di definirsi “popolo eletto” ci fosse un impegno dichiarato per compromettere l’esito del piano salvifico di Dio. Il significato, infatti, della parola “peccare” significa nella sua etimologia ebraica “fallire la meta”. Ma questa è un poco anche la storia dell’umanità: un intersecarsi continuo tra le linee di progetto del piano di Dio e le continue trasgressioni dell’uomo generatrici di tante mancate salvezze che ne appesantiscono la vita rendendone difficile il cammino verso la meta. Dio però rimane fedele al suo progetto e soprattutto nell’Antico Testamento la storia viene vista alla luce della dimensione religiosa: Dio che interviene per riportare il popolo all’obbedienza al suo progetto di salvezza. Nei vangeli, a parlarci di Dio e del suo progetto è Gesù, il Suo Figlio Unigenito al quale quel progetto è stato affidato con la consegna di “cercare chi era perduto”. L’evangelista Giovanni è ancora più esplicito quando afferma: “Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui”. E parte da lontano Giovanni per arrivare a questa conclusione. Il brano che leggiamo nella liturgia di oggi, riporta le ultime battute di un dialogo tra Gesù e il rabbì Nicodemo, nel quale viene ricordato un altro particolare episodio, quello dell’erezione nel deserto, da parte di Mosè, del serpente di bronzo per salvare il popolo d’Israele dai morsi delle vipere che infestavano le pendici del monte Sinai. In ciò l’evangelista prefigura un altro innalzamento, quello del “Figlio dell’uomo” sul legno della croce, perché, come gli ebrei guardando quel simbolo si salvavano, così “chiunque crede in lui abbia la vita eterna”. La radice e la causa di tutto questo è l’amore sconfinato di Dio: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”. Si comprende bene, allora, che la morte sulla croce non è stata inflitta a Gesù da un progetto umano; ma all’origine della sua morte, da Lui accettata ed offerta, c’è solo l’amore di Dio per l’uomo. Nella seconda lettura, S. Paolo sintetizza tutto quanto ha fatto Dio per l’uomo che si apre al suo progetto di salvezza realizzato da Gesù in poche frasi lapidarie: “Ci ha amati”, “Ci ha fatto rivivere in Cristo”, “con lui ci ha risuscitati”, “Ci ha fatto sedere nei Cieli”.  E l’AMORE chiama MISERICORDIA. È il messaggio che papa Francesco vuol fare arrivare proclamando l’anno giubilare della MISERICORDIA, affinché nessuno uomo si senta escluso dal banchetto della salvezza.

 

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