La santità autentica ci riguarda da vicino

La santità autentica ci riguarda da vicino
di Michele Santangelo

chi-segue-le-mie-leggi-vivrà1Questa XXXI domenica del tempo ordinario, coincide, quest’anno, con la solennità di tutti i Santi e questa, anche dal punto di vista liturgico, prevale sulla celebrazione della domenica; quindi se si partecipa alla liturgia domenicale, si ascolterà la proclamazione dei brani di Sacra Scrittura dedicati a questa particolare festività nella quale la Chiesa più che invitare al ricordo dei singoli Santi, quelli che noi veneriamo con il loro nome e cognome e che troviamo scritti sulla maggior parte dei calendari che capitano nelle nostre mani, o che sono impressi nella memoria delle nostre famiglie o delle comunità cristiane, vuole in qualche modo celebrare la stessa Santità, quella particolare condizione dell’anima posseduta da tutti quelli che dopo aver lavato “le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello”, hanno trovato la loro felicità muovendosi nelle strade della vita seguendo l’insegnamento proposto da Gesù, e per questo vengono definiti “beati”, cioè felici, di una felicità che non si disperde nonostante tutto. Sono quelli che la Chiesa li ha riconosciuti ufficialmente tali e che ne hanno accompagnato e ne accompagnano la storia, ma anche quelli che sono portatori di una santità che potremmo definire anonima, ma non di secondo ordine – tutti infatti partecipano dell’unica santità di Dio – che già vivono in Dio, avendo vissuto soffrendo, faticando, amando in rettitudine di cuore e in armonia con i fratelli, o che possiamo incontrare lungo le nostre strade e che all’apparenza sono come tutti gli altri, non hanno l’aureola in testa, non vivono in una nicchia, ma sono impegnati nel quotidiano con dentro la testa i fastidi, i problemi, le preoccupazioni di tutti, ma sono stati “toccati” dall’amore di Dio e per gli altri e cercano di rispondere proprio a quell’amore di cui si sentono beneficiari. Sono quelli che non cercano la gioia e la beatitudine nel chiasso, nel frastuono, nelle ricchezze, nell’andare in giro tronfi e insuperbiti dal successo, rimanendo insensibili alle richieste di aiuto, alle situazioni di bisogno oggi così diffuse e continuamente sotto i nostri occhi. Si sono convinti che la gioia vera esiste in quelle beatitudini proclamate nel vangelo della liturgia di questa festa di “tutti i Santi”: beati coloro che si riconoscono poveri…, beati i miti…; beati quelli che patiscono per la giustizia…; beati i costruttori di pace…; beati i misericordiosi…; beati i perseguitati; sembrano tutte contraddizioni se confrontate con il sentire più comune, eppure su ciascuna di queste contraddizioni si innesta l’azione di Dio, sono esse che provocano l’intervento della paternità misericordiosa di Dio, il dispiegamento della sua forza e quelli che si sentono poveri riceveranno in eredità il Regno dei Cieli, i miti erediteranno la terra, i misericordiosi troveranno sempre misericordia, gli operatori di pace saranno i veri figli di Dio, ecc.; sarà una promozione generalizzata di ogni umanità, la santità percorrerà le nostre strade; i santi potremo sfiorarli, incrociarli sui marciapiedi, confusi in mezzo a noi nei supermercati, nella folla, non essendo santi solo quelli capaci di compiere coloro che noi chiamiamo “miracoli”, ma anche quelli impegnati a produrre un po’ di pulizia, di onestà, di bontà vera, non buonismo pietoso, perdono, fedeltà quotidiana, dimenticanza di sé, poi potranno anche succedere i “miracoli”, ma il mondo funzionerà meglio soprattutto grazie a queste cose che non sono “veri miracoli”, ma che dovrebbero essere la normalità di ciascun cristiano o uomo di buona volontà. La santità, oltre che un dono, è una possibilità offerta a tutti. A questa santità tutti siamo stati chiamati, per i cristiani soprattutto non è un lusso, ma la condizione normale, obbligatoria.

 

 

 

 

 

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