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La sapienza del cuore contro le tragedie dell’umanità

La sapienza del cuore contro le tragedie dell’umanità
di Luigi Rossi

imageDa sempre sul palcoscenico della storia si rappresenta il dramma della complessa avventura del genere umano, resa più amara dalla difficile coniugazione sinergica di sentimenti e razionalità, di poesia e parola, di metafore immaginifiche e freddo pensiero determinando un profondo solco fra il poeta e l’affabulatore presenti in ciascuno di noi. Scontenti e distanti, cerchiamo di trovare una possibilità di amalgama nell’amore, ma anche su questo fronte le delusioni sono frequentissime. Nella post-modernità, presidiata da occhiuti e asettici scienziati, gli esperimenti di ulteriori sintesi ad oggi non hanno dato risultati accettabili, non a caso il dramma dell’umanità acquista sempre più i colori della tragedia, come è facile dedurre dalla soluzione che si vuol dare alla crisi siriana continuando a far ricorso alla diplomazia del pugno duro e non della mano tesa alla comprensione.

Che fare allora? Accettare con fatalismo ineluttabili condizioni di ansiosa incertezza per l’assenza di una parola capace di suscitare speranza perché non sa incarnarsi?
È l’interrogativo che rivolgo all’autore di un pezzo teatrale replicato alla fine di agosto a Salerno per invitarlo a non fermarsi alla sola evocazione dell’ombra di Pasolini, ma andare oltre, interrogare il Vangelo per cercare una alternativa più gioiosa.
Il passo di Luca (14,25-33) della XXIII domenica per annum può costituire una risposta a questi interrogativi, anche se si usano parole apparentemente eccessive per la loro durezza e radicalità, una sorta di crocifissione degli affetti che sembrerebbe dar ragione alle prospettive evocate dal lavoro teatrale citato.
Tutto si incentra sull’espressione “se uno mi ama di più”, che chiaramente evidenzia non una sottrazione di affetti, ma una addizione. I sentimenti e l’amore cantati dalla poesia lungo la storia dell’umanità ricevono in tal modo una prospettiva nuova e luminosa, molto più profonda per il potenziamento della capacità di amore che riempie vuoti, illumina spazi oscuri, riscalda la freddezza dell’anima grazie al sigillo della persona di Cristo, garanzia di salvifica ricchezza dei propositi di fratellanza in una relazione che fa germinare la pace.
A questa prima condizione del discepolato si affianca anche l’invito ad accettare la propria condizione, situazione espressa con la metafora della croce, nella quale si riassume la vicenda terrena di Gesù, manifestazione sublime dell’amore senza rimpianti ed oltre ogni misura perché disarmato e disarmante nel suo disinteresse.
Amare di più e portare la croce diventano veramente efficaci se si è disposti anche a rinunciare ai propri averi per rendere fecondo il discepolato. Non è una sollecitazione all’ascetica fuori del mondo, ma innanzitutto un invito ad una scelta di autentica libertà, la sola che può consentire di uscire dall’ansia del possesso che, invece, ha segnato da sempre la storia umana trasformandola appunto in un ring.
Spogliarsi del desiderio smodato delle cose e rivestirsi dei sentimenti che esaltano i valori, cioè essere disponibili ad amare di più, si tramuta in opportunità per rivedere il canovaccio della recita alla quale ci chiama la vita, dare corpo alla sintesi tra poesia e parola perché il vero amore fa germinare la vera fratellanza.
Domenica chiediamo al Signore di donarci la sapienza del cuore, che non si identifica con l’erudizione o la scienza, conoscenza ottenuta grazie all’indagine razionale condotta con metodo. Si tratta di un sapere particolare, capace di orientare l’esistenza, sapienza che induce ad agire perché guida le scelte quotidiane; infatti, chi è sapiente alla luce dell’esperienza cristiana non si lascia travolgere dalle cose, ma esalta il primato della coscienza e, così, non rischia il tutto per la parte, il provvisorio per l’eterno; non sacrifica ciò che è importante per correre dietro a ciò che solo in apparenza viene percepito come urgente.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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