Mar. Set 17th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

La scomparsa di Corvino, con lui la cronaca diventava ascolto

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I giornalisti campani salutano il loro decano che ha raccontato per decenni una terra dimenticata. La grave ingratitudine riservatagli...

Gennaro Corvino riceve dalle mani del Presidente Odg Iacopino il riconoscimento consegnatogli in occasione del Premio "Mimmo Castellano"

Gennaro Corvino riceve dalle mani del Presidente Odg Iacopino il riconoscimento alla carriera

E’ scomparso ieri, all’età di 91 anni, dopo una breve malattia, Gennaro Corvino, decano dei giornalisti campani.
Nato a Castel San Giorgio nel 1921, Corvino scrisse il suo primo articolo a diciotto anni, sul settimanale “Azione Sociale”, organo di informazione delle Acli e continuò la collaborazione anche con il periodico “Il Risorgimento”.
Dalle colonne de “Il Mattino” ha raccontato gli anni difficili del dopoguerra, diventandone corrispondente da Castel San Giorgio dalla data di ritorno in edicola del giornale napoletano, allora diretto da Giovanni Ansaldo.
Preziosa e variegata la sua attività pubblicistica nel corso di circa settantanni di attività: è stato corrispondente de “Il Tempo”, del “Roma”, de “La Voce di Salerno”, della “Rivolta del Sud” de “Il Risorgimento Nocerino” e de “La Città”.
Negli anni Sessanta Corvino fondò anche il periodico “Nuovi Tempi” che non ebbe la giusta fortuna e le cui pubblicazioni non durarono a lungo.
Per diversi anni è stato direttore di Rta, RadioTeleAgro, tra le primissime emittenti radiotelevisive dell’Agro nocerino sarnese. Passò quindi a dare la sua preziosa collaborazione a Telenuova di Pagani.
In circa settanta anni di giornalismo ha scritto oltre diecimila articoli sui temi più disparati, allargando il suo orizzonte di corrispondente locale fino a diventare collaboratore a tutto campo soprattutto per “Il Mattino”. E’ stato cantore della gesta della Nocerina calcio proprio per “Il Mattino” fino a poco tempo fa, quando le sue condizioni di salute gli consentivano di seguire da vicino la squadra rossonera.
Prezioso è stato il suo apporto dato ad un giornale locale “Il Risorgimento Nocerino”, diretto prima da Giovanni Zoppi e poi da Vittorio Caso, diventandone colonna portante per tantissimi anni.
Fino a poco tempo prima della sua scomparsa ha continuato a collaborare con il quotidiano “la Città” con la verve di chi si approccia per i primi anni a questo mestiere.
Maestro elementare in pensione, Corvino lascia un esempio da imitare per le giovani generazioni di giornalisti per le sue doti morali e per la passione che ha sempre contraddistinto la sua attività.

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L’ultimo abbraccio de I Confronti

Corvino era un giornalista indipendente, riceveva cioè il solo imperioso “ordine” della notizia che, un tempo, metteva in riga i cronisti e li indirizzava verso il mondo: per questo, non per altro, ottenne vasto e profondo credito, al punto che, alcuni decenni fa, i caporedattori dell’allora grande Mattino chiedevano spesso a lui che era un “semplice” corrispondente dall’Agro Nocerino, una delle aree più inquiete e brontolanti della Campania, anche lumi per l’individuazione di nuovi talenti da avviare alla pratica in redazione. Don Gennaro verificava e segnalava, senza sbagliare un colpo, sul filo d’un antico saggio fiuto, perché conosceva la delicatezza del mestiere che non ammette contrabbandi valoriali, “un mestiere – egli diceva – che si basa sulla parola, sulla firma che mettiamo sotto il pezzo, un mestiere nel quale è perciò sempre chiaro se vali o no…”. Purtroppo, Corvino ha vissuto anche gli anni amari dell’anti-professione giornalistica, quelli nel corso dei quali la parola responsabile, quindi la cultura che dovrebbe esprimerla, è diventata un dettaglio, anni nei quali l’imperioso, esclusivo ordine della notizia che chiama e detta tempi e spazi non vale più nulla, dal momento che altri più specifici padroni impartiscono ordini, dettano linee e disegnano strategie, pilotati da mercantili lusinghe… Corvino ha dovuto vivere così gli anni dei giornali “diretti” dagli editori che hanno schierato figuranti e anonimi responsabili per onor di gerenza, gli anni oscuri delle redazioni affidate a “funzionari” d’azienda e non più a cronisti esperti, colti, autonomi e radicati sul territorio. Questo mondo minimo, inetto e inutile, che sta accompagnando i giornali nell’ultimo viaggio senza ritorno, un viaggio mesto al di sotto cioè degli attuali, imbarazzanti minimi storici, è riuscito finanche a scacciarlo, a privarsi di lui che era il simbolo e la storia del giornale che amò. Da ieri il buon Dio gli ha impedito di convivere con lo strazio dei mercanti nel “suo” tempio, un tempio che per anni era stato la casa dello stile civico, l’area delle parole generose, del sano decoro meridionale, dell’incancellabile storia collettiva e della hegeliana, laica preghiera quotidiana.
Grazie, don Gennaro per la lezione di vita e soprattutto per il silenzio regale con il quale hai coperto di indifferenza gli ingrati, per non recar danno alla “tua” casa violata.
Speriamo anche noi con te che altri tempi possano cancellare questi giorni insopportabili dell’impostura e dell’ignoranza.

 

2 thoughts on “La scomparsa di Corvino, con lui la cronaca diventava ascolto

  1. Leggo Il Mattino dal dopoguerra e concordo con il signor Ferrante sull’improponibile paragone tra il giornale di oggi e quello degli anni scorsi per quanto riguarda la qualità e la cultura dei professionisti che vi lavoravano, ma non sfugga a nessuno che il quotidiano degli anni ricordati, quello per così dire delle grandi firme del giornalismo meridionale e dei giovani eccezionalmente bravi come Antonio Fiore, Francesco Durante, Antonio Manzo, Andrea Manzi, era anche quello della Dc che ne deteneva di fatto la proprietà attraverso una società fiduciaria ed aveva il diritto di veto sulla nomina dei direttori. Non scherziamo, sulle pagine di quel Mattino uno dei maggiori editorialisti era un signore che si chiamava Antonio Gava…
    Tacere queste verità significa essere faziosi.

  2. Quanta malinconia per i tempi del grande quotidiano del Mezzogiorno, che aveva l’autorevolezza impareggiabile delle 170mila copie e le firme che ne illustravano la storia e la dignità, da Stefanile a Cicelyn, a Fratta, Gargano, ai salernitani Petrone e Giordano, ai grandi direttori, ai capi autorevoli come Nicola Fruscione con tutta la sua grande squadra di giovani dal grande talento.
    Corvino lavorava, nel territorio più contraddittorio e violento del Salernitano, per quella testata che fece scuola, per quella grande storia raccontata ogni mattina. Io credo che I Confronti, nell’estremo saluto a Corvino, hanno fatto male a tracciare paragoni con il presente, perché infatti si tratta di realtà imparagonabili, lontane anni luce…

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