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La scuola agonizza? Rianimiamola con la nuova tecnologia

La scuola agonizza? Rianimiamola con la nuova tecnologia
di Vincenzo Pascale

Ad apertura di ogni anno scolastico, l’Italia vive con ansia le dichiarazioni di politici, rettori universitari, eminenti opinionisti sullo stato di salute della sua scuola, ovvero dell’istruzione pubblica nazionale. Ha incominciato il ministro Profumo che, giustamente, ha lanciato l’idea di dotare diverse migliaia di docenti meridionali dell’Ipad. Un progetto molto intelligente, visto il sempre crescente coinvolgimento ed uso di tecnologie informatiche nella scuola a partire da quella di base. Ovviamente come ogni anno si ripresenta il problema dell’immissione in ruolo dei precari, dell’aggiornamento dei docenti e del caro libri a carico delle famiglie italiane già sottoposte ad una non facile congiuntura economica corrente. Eppure in questo quadro a tinte miste alcune dichiarazioni e varie novità tecnologiche possono davvero dare un input decisivo alla qualità dell’istruzione pubblica italiana nel contesto globale. In tale prospettiva la scuola e l’istruzione in genere rappresentano un asset nazionale tra I più solidi e sprecarlo sarebbe una grave perdita per il Paese. Essa va posta al centro dell’agenda politica per un reale progetto culturale di cambiamento del Paese, anche alla luce della tecnologia che ne favorisce il cambiamento, riducendone i costi. Incominciamo dai testi scolastici sempre più costosi, spesso ristampati con poche variazioni e fatti adottare agli studenti evitando il riuso dell’edizione precedente. La soluzione, non imminente, potrebbe arrivare dall’adozione di e-book, di programmi didattici postati su speciali programmi dagli adottati dagli istituti. Pensiamo alla grande utilità del programma Sakai, ove il docente posta tutto il materiale didattico del corso scansionato e gli studenti hanno accesso a testi, articoli, presentazioni in Pdf a costo zero. Per attivare questa silente ma utile rivoluzione educativa bisogna rivedere l’intero programma di sostegno finanziario alla scuola pubblica, avendo anche l’intelligenza di dirottare i tanti precari in settori diversi dall’istruzione pubblica. Insomma, docenti più qualificai, meglio pagati e tanta tecnologia nella nuova didattica della scuola italiana.

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