La scuola è violenta perché tale è la società

La scuola è violenta perché tale è la società
di Gennaro Avallone

Ad una società violenta e piena di odio e risentimento corrisponde una scuola violenta e piena di odio e risentimento. Non è un’equazione banale quella offerta, ma un modo di comprendere cosa accade nella società e nella scuola italiana al di là dei moralismi e delle letture semplici, che antepongono il mitico passato del rispetto al triste presente del baratro educativo o contrappongono i valori, con la v maiuscola, degli adulti ad una presunta assenza di valori tra i giovani. Come se le società si dividessero nettamente al loro interno. Come se i giovani fossero sempre l’elemento della dissoluzione e gli adulti, al contrario, quello delle certezze e delle sicurezze. Ma anche come se la scuola fosse un pianeta a parte, lontano, privo di connessioni con la realtà sociale.

Gennaro Avallone
Gennaro Avallone

Non è così. Anzi. La scuola sta dentro la società. Se c’è violenza nelle relazioni sociali, essa si manifesta anche nelle aule. Se c’è risentimento diffuso, se le istituzioni pubbliche sono definite e vissute con disprezzo, questi sentimenti si manifestano anche nella scuola. Se, al contrario, c’è rispetto e giustizia nelle relazioni sociali, allora questi caratteri si ritroveranno anche nei luoghi della formazione.

Non funziona al contrario. Non è il mondo delle e degli adolescenti a determinare la qualità delle relazioni sociali. I loro comportamenti devono interrogare gli adulti, devono fare pensare gli adulti sul tipo di società che hanno costruito.

Pensare di risolvere i problemi che ci sono, compresi quelli legati agli episodi violenti nelle scuole, con conformismi o nostalgie di relazioni e valori che mai ci sono stati, e che vivono come fantasie nei racconti di molti adulti, significa rinunciare ad affrontare la realtà. Significa fare finta di non vedere che si vive in una società fondata sulla sopraffazione. Significa fingere che il codice del dominio, del forte che sovrasta il debole, non sia il codice dominante. Significa, in sintesi, contribuire a peggiorare la situazione facendosi scudo dell’ipocrisia dei valori “di una volta”, cioè quelli dell’autoritarismo che, per fortuna, i movimenti sociali negli ultimi 50 anni hanno messo in forte discussione.

Rispondere al codice della sopraffazione con le parole dell’ordine e della fermezza contribuisce a dare ancora più forza a questo codice, legittimando ancora di più i comportamenti violenti. È con la proposta e la pratica concreta, anche nell’esperienza istituzionale, della convivialità, dell’inclusione, del rispetto, del reciproco riconoscimento che si depotenziano la violenza ed il risentimento. E ciò deve accadere ovunque, certamente non solo nella scuola.

redazioneIconfronti

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