Trasfigurazioni della II domenica di Quaresima: siano anche politiche

Trasfigurazioni della II domenica di Quaresima: siano anche politiche
di Luigi Rossi

arte_La TrasfigurazioneAccanto ai poveri, ancorati alla concretezza e pieni di speranza, si trovano gli stimoli per acquisire adeguate chiavi interpretative, adatte a comprendere il quotidiano. Dare la parola a ciascuno non è demagogia, ma permettere a tutti di partecipare ai processi democratici e decisionali. L’impegno per la promozione umana consente di riscoprire il volto buono dell’autorità e l’anima efficace di una organizzazione statale in grado di garantire stabilità, radicamento, possibilità di confronto e verifica, esperienze di un popolo maturo. Superare solitudini e il rischio di deriva è la scommessa della cittadinanza, impegnata a promuovere un’attività politica responsabile, radicata nella Costituzione. Parlare ed operare con coraggio per il bene comune richiedono innanzitutto sforzo formativo, liberazione di coscienze, riscoperta delle radici per dare senso all’impegno, responsabilità familiare, azione sociale e disponibilità di un lavoro che consente di realizzarsi, una via difficile che legittima la consapevolezza del dubbio, in questo caso porta maestra del dialogo perché la complessità della post-modernità non si affronta con l’apparente forza di certezze solo sbandierate.
Da queste premesse scaturisce la scelta anche in politica di impegnarsi compiendo l’opzione della carità, sapienza che conferisce senso e orientamento al vivere la relazione con l’altro, col diverso da me, con chi porta una domanda di giustizia. Fondamento di ogni accettabile pedagogia è il rispetto della dignità dell’uomo; da qui la ricerca della relazione educativa anche con le persone fragili, con chi abita ai margini. Non è un tentativo di rieducare i deficienti, ma di creare le condizioni perché anche un individuo fragile possa dire chi è e cosa vuole realizzare nella vita perché ogni volto è un mistero da scoprire. Esso sfugge alle categorie interpretative dei poteri forti e sollecita l’incondizionato impegno di chi, in nome del bene, sa di dovere tutto agli altri.
Nocciolo della vera condivisione è sentire come nostri gli interrogativi degli altri. Una positiva conseguenza di questo modo di operare è la liberazione dalla paura generata da incertezza economica, da instabilità che induce a solidarietà a corrente alternata. Oggi è aumentata la vulnerabilità e fragilità sociale perché non si sperimenta la crescita della solidarietà e della capacità di condivisione. Si assiste ad un ripiegamento sulla domanda di ordine e sicurezza contro i nemici del nostro benessere, determinando timori che incattiviscono e rendono indifferenti. Allora, anche l’impegno politico, quando è vero e sincero, diventa un camminare per tante strade che si dipartono dal quotidiano con un cuore assetato di incontri per scoprire il fascino della fraternità. L’esperienza di essere amati e di amare chi riempie il tempo di futuro é la condizione per superare l’atteggiamento di tanti che considerano vita di scarto quella di chi, vittima della ideologia consumistica, è percepito come un rifiuto umano da smaltire. I poveri, i diversi diventano così esseri non riciclabili da odiare perché ricordano la nostra vulnerabilità.
Invece di limitarsi ad appelli legati ad un’etica che non si sporca mai le mani, occorre immergersi nelle direttrici della legalità, della giustizia, della pace e dei diritti per superare anche la cattiva coscienza che sollecita schemi di governo dettati dal solo bisogno di sicurezza. Invece di adattarsi, va sviluppata dal basso la coscienza critica capace di volare oltre i confini convenzionali di una normalità che condanna ogni diversità che non si apprezza perché non la si vuole riconoscere. Si pone riparo così ad emergenze che determinano sofferenza esistenziale senza sbocchi, trauma che esplode in dolore non comunicabile. Occorre ridare valore alla soggettività della persona che esige e richiede cura; mettersi in gioco per costruire una cultura carica di solidarietà, amicizia, giustizia, carità, mitezza, tutte virtù che nascono da un sentimento profondo di gratuità. Così si costruisce una comunità che rilancia una partecipata convivenza civile, esperienza democratica dalla quale germoglia la nuova politica capace di assicurare il bene relazionale, uno sguardo di reciprocità che pone al centro dell’interesse i legami di fraternità.
Ogni politico deve percepire l’urgenza di comportamenti improntati a valori non negoziabile e soggettivamente coerenti, vissuti nel pluralismo delle convinzioni e in una corretta visione della democrazia, convinti che disprezzare posizioni diverse non si pone nella linea del dialogo, ma incentiva esclusioni, produce solitudine e sofferenza che ostacolano lo sviluppo della giustizia sociale. La domanda di partecipazione non deve essere condizionata da interessi particolari, ma da una visione di sviluppo globale del bene comune.
Questa economia civile può salvare l’Italia, è una dinamica positiva che incrocia gli sforzi del sapere, delle risorse, delle imprese, delle forze imprenditoriali e sociali; si esprime nelle storie delle persone e rende i diritti non solo principi astratti, ma davvero una esperienza vissuta. Se i tanti candidati fanno proprio questo programma votateli, altrimenti guardiamo oltre, è in gioco la nostra possibilità di trasfigurazione da paese in declino in nazione che auspica un futuro sereno.

redazioneIconfronti

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