Home
Il blog de IConfronti utilizza cookie di servizio e di analisi. Continuando la navigazione accetti l’uso di tali cookie. Più informazioni.
Tu sei qui: Home » Ethos » Scrittura e vita » La sfida di credere in Dio nel tempo dei nuovi dei

La sfida di credere in Dio nel tempo dei nuovi dei

La sfida di credere in Dio nel tempo dei nuovi dei
di Michele Santangelo

Gesù-scaccia-demoni-1050x700In questa rubrica ricorre spesso la parola fede o il verbo credere. Non a caso, infatti, ad essa è stato sapientemente attribuito il titolo: “Liberi di credere”. E che cos’è la fede, e più specificamente la fede cristiana? È una domanda alla quale si potrebbe rispondere partendo da diversi approcci. Ritengo preferibile fare ricorso a ciò che di essa è detto nel Catechismo della Chiesa cattolica, nel quale sono contenuti, in estrema sintesi, i capisaldi della dottrina  cristiana: in esso è detto che: “La fede è la virtù teologale per la quale noi crediamo in Dio e a tutto ciò che egli ci ha detto e rivelato, e che la Chiesa ci propone da credere, perché egli è la stessa verità”. Con la precisazione   che “Con la fede  l’uomo si abbandona tutto a Dio liberamente”. A parte il significato complessivo della frase, è importante sottolineare l’avverbio liberamente, infatti l’adesione ai suoi contenuti non procede certo da un obbligo morale, ma è una proposta che Dio fa all’uomo che rimane sempre libero di accettarla o meno, situazione che a sua volta fonda la responsabilità dell’atto di fede che per questo diventa meritorio agli occhi del Signore tanto da legare ad esso la stessa salvezza eterna. Detto  così, e giustamente, del resto, sembrerebbe quasi trattarsi di qualcosa che riguarda solamente il rapporto dell’essere umano con la divinità, una specie di giustapposizione rispetto alla vita reale, naturale e pratica. A ben pensarci, invece, appare chiaro che la fede, nel senso di credere, avere fiducia in un’altra persona è qualcosa di assolutamente connaturato a qualunque uomo, tanto da costituire la base su cui è possibile costruire una qualunque forma di vita sociale, dai rapporti più intimi come quelli legati alla vita familiare, a quella amicale, a quelli legati  al lavoro, alla politica ecc. Da ciò non deriva che aver fede, credere, sia la cosa più semplice ed agevole di questo mondo, né dal punto di vista puramente umano, né da quello religioso, tanto meno che credere significhi abolizione del dubbio, viaggiare sull’onda di sole certezze; in tal caso non ci sarebbe bisogno di fede. Tutt’altro quindi, come appare evidente. Dal punto di vista religioso poi, la cosa appare ancora più evidente. Abbiamo tante volte ascoltato espressioni come questa: “Invidio la vostra fede; ma io non riesco a credere”. E soprattutto nel mondo di oggi.  Sono tanti i segni di bene che ci giungono in ogni situazione e da ogni parte. Eppure un certo tipo di cultura, le scoperte della scienza, il progresso generale della  tecnica, inducono una specie di orgoglio mentale che induce a credere solo a ciò che si vede, che si può toccare con mano. Le verità che ci è rivelata da Dio attraverso il suo figlio Gesù Cristo, appare, a volte, un discorso difficilmente sostenibile. Siamo spesso portati a dire: “vedere per credere”, pensando di stabilire così un criterio infallibile di verità, senza pensare che le cose nelle quali crediamo, spesso si basano solo su affermazioni apodittiche, non dimostrate. Sembriamo tanti S. Tommaso di turno: “Se non vedo… e non metto la mia mano, non crederò”.  Le nostre esperienze in fatto di fede le abbiamo fatte tutti e quante di esse si sono rivelate fallaci, ingannevoli!  In  questa XXI domenica del tempo ordinario, la liturgia ci propone gli stessi confronti della Bibbia nelle letture della messa: “Se sembra male ai vostri occhi servire il Signore, sceglietevi oggi chi servire: se gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume oppure gli dèi degli Amorrèi, nel cui territorio abitate”. In fatto di dèi fuorvianti il mondo di oggi veramente non si fa mancare niente: il successo a qualunque costo, il desiderio smodato di ricchezza coltivato da tanti, la falsità, l’inganno progettato e presentato come specchietto per le allodole;  veramente quelli più deboli nella propria struttura spirituale rischiano di rimanerne vittime; possiamo anche dire quelli che non riescono ad agganciare le proprie scelte a parole certe, sicuramente veritiere. Quando arriva la parola del Signore, il discorso che ne deriva appare duro agli orecchi di chi ha già scelto altri dèi per convenienze solo terrene, ma finite come è finito ed effimero il mondo che li ha generati. E il Signore  si rivolge anche ai suoi: “Volete andarvene anche voi”? Chiediamo a Dio che ci conceda la forza di rispondere sempre come S. Pietro, con la Grazia che rafforza la nostra fede: “Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”.

 

 

 

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 3415

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto