Ven. Ago 23rd, 2019

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La Siae blinda il suo monopolio: no liberalizzazione selvaggia

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Scudo contro operatori che puntano al mercato italiano / di Barbara Ruggiero

di Barbara Ruggiero

Barbara Ruggiero
Barbara Ruggiero

Non si può svendere la creatività in nome della liberalizzazione selvaggia. È questo il senso del messaggio lanciato dalla Siae e sottoscritto da mille artisti che, di fatto, intervengono in difesa della Società Italiana Autori ed Editori.

In un periodo in cui la logica del gratis imperversa anche grazie alle nuove tecnologie, dunque, si registra una presa di posizione da parte degli autori: all’iniziativa, presentata qualche settimana fa, hanno aderito circa mille autori italiani di tutti i settori della cultura (cinema, tv, musica e letteratura).

La lettera presentata nei giorni scorsi dalla Siae nasce soprattutto per proteggere il diritto degli autori ad avere una equa remunerazione per il loro lavoro. E si inserisce in una scia di polemiche relative alla liberalizzazione definita “selvaggia”. Il riferimento è ad alcuni operatori che vorrebbero entrare nel mercato italiano e insidiare il primato della Siae.

È opportuno ricordare che la Siae opera in Italia in una sorta di monopolio legittimato dalla legge. Negli ultimi tempi, però, alcuni operatori – approfittando dell’interpretazione di una normativa europea – vorrebbero entrare nel mercato italiano.

Questo è il tono del messaggio degli autori italiani che hanno sottoscritto la lettera: “in tutto il mondo gli autori hanno società come la nostra, che non rispondono ad azionisti o a fiduciarie di venture capital, ma solo ai loro associati. Non si può svendere la creatività in nome di una liberalizzazione selvaggia o affidandola ad investitori che puntano a fare profitti sulla intermediazione del nostro lavoro, né con esenzioni ingiustificate e generalizzate. Noi produciamo cultura: la cultura è il seme della democrazia, della tolleranza, della libertà di pensiero, della storia e della identità di un Paese”.

“Gli autori rappresentano il vero e proprio perno della nostra identità culturale nel mondo globale e digitale” – ha precisato a margine Filippo Sugar, presidente della Siae.

C’è da scommettere che il documento scatenerà una serie di reazioni: già da tempo si discute – tra gli addetti ai lavori – della possibilità anche nel nostro Paese di adeguarsi a una Direttiva europea che riconosce espressamente a tutti gli autori ed editori il diritto di decidere a chi affidare la gestione e l’intermediazione del proprio diritto d’autore.

In Italia da oltre 130 anni opera la Siae che di fatto opera in regime di monopolio.

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