La sindrome napoleonica

La sindrome napoleonica
di Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro

Finisce presto la luna di miele tra eletti ed elettori, in Italia. Un anno, un anno e mezzo, non di più. Poi i sondaggi inesorabilmente cominciano a scendere con percentuali in caduta libera. Perché accade questo? Non è facile dare una risposta a tale domanda. Alle entusiastiche dichiarazioni dei vari eletti (questo vale per tutte le amministrazioni, locali e centrali) seguono passi non sempre conseguenti; e, quel che è peggio, molto spesso quei radicali cambiamenti di rotta e quelle vere e decisive discontinuità strombazzate con grande evidenza nelle campagne elettorali risultano alla prova dei fatti solo miraggi. Gli elettori, allora, capiscono che si è trattato di propaganda e nient’altro. Nessuno dei politici in circolazione è davvero capace di incidere profondamente dentro l’economia e la società. E, seppure è vero, che le sovranità nazionali sono state ampiamente ridimensionate dagli organismi finanziari internazionali che fanno il bello e il cattivo tempo, la politica non è riuscita fino ad ora a presentare nulla di veramente credibile che potesse sconfessare questa deriva. Di conseguenza, quelli che seguiranno saranno tempi difficili anche per un’Europa che non è riuscita in tutti questi anni a realizzare quell’unione politica comune che era nei ragionamenti dei suoi padri fondatori. Detto questo, torniamo alla domanda iniziale. Credo che una delle ragioni per cui la luna di miele finisce presto è che i nostri politici, di ogni ordine e grado, sono affetti da “sindrome napoleonica”. Ogni politico, grande o piccolo che sia, vuole passare alla storia. Ognuno è impegnato a cambiare radicalmente l’esistente, tutti hanno desiderio e volontà di scrivere pagine nuove. Peccato che i bei propositi finiscono presto nel libro dei sogni. Appena insediati devono fare i conti con la coperta troppo corta e così “le magnifiche sorti e progressive ….”, nonché i monumentali e architettonici segni del loro passaggio restano sulla carta, o, ancor peggio, si tramutano in cantieri infiniti che consegnano alle città già martoriate opere che aspetteranno decenni per essere completate. In realtà, molti di loro non riescono neanche a far fronte all’ordinario. E che ci riesce, passa per un grande amministratore. E, dunque, i cittadini, che spesso non sono migliori dei loro rappresentanti, ben presto finiscono per capire d’aver scambiato lucciole per lanterne e, delusi, abbandonano il piccolo Napoleone alla sua deriva. Il guaio è, però, che la deriva che lo coinvolge trascina giù tutti.

 

redazioneIconfronti

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