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La sinistra del futuro secondo Walter Veltroni

La sinistra del futuro secondo Walter Veltroni
di Luigi Zampoli

E se noi domani

Il brillante romanziere Veltroni de L’isola e le rose cede il passo al politico Veltroni.
Non è un saggio l’ultimo libro dell’ex segretario del Pd e non è certo un memorandum da affidare alla riflessione della futura classe dirigente del più grande partito della sinistra italiana.
In fondo, non è neanche uno ”strumento” per inserirsi nella”guerra di posizione” che, in questa fase pre-congressuale, agita il partito democratico; Veltroni non è candidato a nulla, ma nel suo passato politico è stato tutto o quasi.
Il fondatore e primo segretario del Pd, alfiere ed icona della sinistra liberal d’ispirazione americana, presenta il suo pamphlet, E se noi domani-L’Italia e la sinistra che vorrei, edito da Rizzoli, domenica 19 maggio al Salone Internazionale del Libro di Torino (16-20 maggio), in una discussione con Massimo Gramellini, vicedirettore del quotidiano La Stampa.
Veltroni è geniale coniatore di slogan e parole d’ordine, sia pure dai successi altalenanti ed anche questa volta tiene fede alla sua capacità di sintesi efficace, issando la bandiera della ”Responsabilità, comunità, opportunità”.
Punta il dito contro una sinistra che sembra essere stata confinata entro gli angusti spazi del conservatorismo e del temporeggiamento, da incapacità proprie e dalla tumultuosa avanzata delle forze dell’antipolitica.
Il fine ultimo ed ineludibile di una società aperta che si alimenta di pari opportunità per tutti rimane, per Veltroni, la ragione d’essere di una sinistra che abbia ancora la voglia e la forza di definirsi tale; di qui l’esigenza avvertita di una sterzata verso un approccio più radicale ai problemi della società italiana,pur non trascurando l’opportunità di avviare un dibattito sia pure su un terreno poco praticato dai progressisti, ovvero quello di una riforma in senso semipresidenziale dell’architettura istituzionale.
L’ex sindaco di Roma prosegue nella sua analisi, invocando un nuovo, o ennesimo ( dipende dal grado di disillusione…) patto tra forze dell’imprenditoria, forza – lavoro e rappresentanze sindacali che consenta al sistema produttivo un salto ”quantico” verso uno sviluppo che coniughi qualità e partecipazione, una ”crescita felice”, come controcanto alla ”decrescita felice“ teorizzata dall’economista francese, Serge Latouche e sostenuta  dai fautori di un economia equa e sostenibile.
Non manca una presa di posizione sulle questioni riguardanti i diritti civili, con una decisa opzione, propria di una nuova sinistra del cambiamento, a favore del riconoscimento della cittadinanza in favore dei figli degli immigrati nati in territorio italiano e del riconoscimento legale del matrimonio tra persone dello stesso sesso.
In sintesi, da una posizione ormai esterna allo scacchiere partitico-istituzionale, il contributo di Veltroni alla discussione cruciale sul futuro della sinistra, sulla sua ragione di esistere e sul  modus agendi  si risolve in un sentito appello perché lo schieramento politico progressista compia un salto di qualità culturale, torni ad apparire la forza della speranza e del cambiamento, con la consapevolezza che i suoi destini sono inevitabilmente intrecciati al risveglio dell’Italia.
La sinistra è cambiamento o non è e il cambiamento è miglioramento, riattivatore di energie fresche ed entusiasmo collettivo.

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Commenti (3)

  • traslocare-a-roma

    e’ difficile trovare persone competenti su questo argomento, ma sembra che voi sappiate di cosa state parlando! Grazie

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  • Michael

    Ma è proprio vero, caro Pasquale. Le ultime tornate elettorali hanno spazzato via, per fortuna, vari candidati e partiti. Ebbene, anche questi te li vedi comparire, ad ogni piè sospinto, su giornali, televisioni, alle manifestazioni con le loro bandiere, li vedi girare per il palazzo e quant’altro. Sono come la gramigna.

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  • Anonimo

    Ma Veltroni chi? Il politico fighetto, cine-intellettual-democratico-liberal-americano alla amatriciana di primissima fila degli anni appena passati o un suo sosia? O, forse, il mancato missionario laico in Africa? Stento a capire. La realtà, secondo me, è che non vogliono proprio lasciare la scena dopo aver contribuito a renderla completamente disastrata. Ora primi ministri, ora sindaci, ora segretari di partito, ora scrittori.
    Pasquale De Cristofaro

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