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La sperimentazione teatrale umiliata dai dilettanti allo sbaraglio

La sperimentazione teatrale umiliata dai dilettanti allo sbaraglio
di Luciana Libero

Gentile Franco Laera,
non so se ci conosciamo direttamente; mi sono occupata per circa trenta anni di teatro anche come critico, a Napoli, Firenze, Roma. Ho recensito molto teatro in Italia e ne ho seguito, a volte promuovendone e incoraggiandone qualcuno, i tanti rivolgimenti culturali e linguistici; ad alcuni di questi ho dedicato un’attenzione più specifica come alle drammaturgie degli anni ’80. Iniziative verso le quali ho molta nostalgia, essendo rientrata da qualche anno nella mia città, dove il teatro, quello vero, scarseggia. Questa città è Salerno.
Tale prologo, di cui mi scuserà, serve solo ad introdurre un mio commento al suo non proprio gradevole articolo del Corriere del Mezzogiorno del 23 dicembre u.s. a proposito degli “attori salernitani”. La scarsa gradevolezza deriva da come lei affronta l’argomento e la sacrosanta lagnanza di Nuccio Siano. Certamente lei non è tenuto a conoscere ciò che avviene in una piccola città del sud come Salerno, ma in genere, prima di scriverne (mi permetto di suggerirle da giornalista), ci si informa, proprio per poter discernere ed esprimere al meglio i propri convincimenti.
Come ho scritto anche su Facebook nella pagina di Siano, credo infatti che l’attore abbia sbagliato il suo bersaglio. Il problema infatti non era e non è che, per accompagnare l’installazione di Greenaway, al posto di Siano sia stato scelto un altro attore salernitano. Queste sono libere valutazioni degli organizzatori. Il problema è che l’”Attore Salernitano” prescelto è un rispettabilissimo signore, noto commerciante di tessuti, titolare di un piccolo teatrino cittadino nel quale si svolgono da anni spettacoli squisitamente amatoriali con insegnanti, commercianti, professori e altre rispettabilissime categorie sociali, le quali piacevolmente si “dilettano” di teatro. Si dà anche il caso che sempre il medesimo signore, già membro di altri organismi per nomina comunale, per analoghe motivazioni, si ritrovi membro della Fondazione Salerno Contemporanea, lo stesso organismo suo partner con il quale si è organizzato l’intervento di Greenaway qui a Salerno. Quindi se un torto ha avuto Nuccio Siano è stato quello non di lagnarsi per la scelta ma di non lagnarsi nel modo giusto. Accreditare il signore di cui sopra, espressione di uno scadente teatro amatoriale salernitano, non solo come “Attore” ma come guida per una iniziativa del tutto sperimentale come quella di Greenaway è stato un pugno nell’occhio, un calcio negli stinchi, un colpo nello stomaco, uno sfregio, e non so quale altro oltraggio, a chi ha a cuore, a Nord come a Sud, il Teatro. La neonata Fondazione Salerno Contemporanea con cui avete “ottimamente collaborato” è stata promossa da operatori napoletani che conosco molto bene e stia certo che a Napoli nel loro Teatro Nuovo, non si sarebbero mai permessi di fare una cosa del genere, di mettere insieme Greenaway e quella che io chiamo, divertendomi un po’, la linea culturale del “’mpriesteme ‘a mugliereta” del teatro salernitano. Perché se lo avessero fatto sarebbero stati presi, giustamente, a fischi e pernacchie. Se gli è stato possibile farlo qui è perché appunto, per ragioni di consenso politico si è sostenuto il teatro amatoriale, non si è creato un pubblico informato e una critica attenta, quei pochi tentativi di teatro contemporaneo sono stati soffocati nella culla; e quei pochi attori che hanno voluto fare questo mestiere professionalmente – come Nuccio Siano, appunto – hanno dovuto andare altrove.
La ringrazio dell’attenzione e le auguro di averne altrettanta in altre sue eventuali pubbliche uscite. Buon Natale

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Commenti (1)

  • stilo all'occhiello

    grazie infinite! mi sento meglio! chiamiamo le cose col loro nome: mpriestame a mugliereta è un’espressione geniale che sintetizza perfettamente la situazione ‘teatrale’ salernitana. il signore di cui sopra per troppi anni se l’è cavata di lusso, cavalcando la doppiezza di alcuni salernitani presi nell’incudine tra la vanità di apparire sulle scene nelle rappresentazioni dirette dal famoso negoziante, e ubbidienza politica che tutto livella e azzera. Purtroppo ci sono anche altri personaggini di cui bisognerebbe parlare ma tutti inodi vengono al pettine prima o poi…ed è bene che siano personalità competenti e culturalmente attrezzate a mettere in risalto la tristezza di questo palco cittadino. grazie ancora.

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