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La strage di Tunisi, l’orrore sbarca nel resort

La strage di Tunisi, l’orrore sbarca nel resort
di Luigi Zampoli

ragazza_spiaggia_R439_thumb400x275Il terrore ha qualcosa di scenico e paradossale a volte, immagini mostruose per la sensazione di enormità che trasmettono, vedi l’attentato alle torri gemelle, ed altre immagini che mostrano la quotidianità della vita, fatta di metropolitane, autobus da prendere, redazioni di giornali nel cuore di Parigi, vite di tutti i giorni insanguinate dalla violenza indiscriminata, improvvisa, feroce.
A Sousse, località balneare della Tunisia, frequentata da turisti europei, il terrore si è espresso ancora una volta in questa iperbole fatta di proporzioni inverse fra tranquilli refrain di vite occidentali e fanatismo a crudeltà illimitata.
Tedeschi, inglesi, francesi, belgi, visi e corpi bianchi distesi al sole tra ombrelloni, lettini asciugamani e costumi colorati, il giovane terrorista vestito di nero, primo elemento cromatico simbolicamente teso a spezzare l’idillio, arriva sulla spiaggia e sfoga la sua follia integralista investendo di raffiche di mitra placidi signori e signore, pensionati, coppie più giovani, intenti a prendere il sole; gli occidentali infedeli che si nutrono del sole islamico, questo saranno state le vittime agli occhi del giovane reso cieco dall’odio religioso e dalla sua personale follia.
Ci risiamo, lo schema è ben conosciuto e riproposto con ferocia dagli artefici del terrore; colpire europei e occidentali nelle loro abituali attività, nel loro stile di vita, incompatibile con il mondo islamico. E’ successo ancora, un resort tunisino ad uso e consumo di un turista medio che si presenta di carnagione chiara, orientamento religioso cristiano, quanto basta per colpire indiscriminatamente. Lo scempio è terribile, la scena finale è agghiacciante in tutto lo stridente contrasto tra l’atmosfera vacanziera e l’orrore finale.
I teli da mare diventano lenzuola mortuarie per coprire i cadaveri, si riesce a scorgere qualche particolare che fuoriesce e ne rende più atroce la vista. Le dita dei piedi, con unghie laccate, della signora in vacanza con il marito, entrambi uccisi sotto un ombrellone e delle sedie a sdraio che un minuto prima servivano per proteggersi da caldo e distendersi al sole, prima sono diventati vana difesa ed infine letto di morte, sotto il fuoco del kalashnikov del terrorista.
Questa folle corsa del terrore ha fatto tappa in una spiaggia tunisina; succede, tutt’a un tratto che tra l’azzurro del mare, il verde delle palme, il celeste delle piscine e spiagge dorate, si riversa un odio rosso come il sangue che lascia corpi senza vita tra la sabbia e l’incredulità.

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