La svolta della Chiesa e l’affanno dei partiti

La svolta della Chiesa e l’affanno dei partiti
di Carmelo ContenewCarmelo_Conte_Salerno_

In un contesto dominato da polemiche, tasse, spread, rating, giustizia e Berlusconi, l’immagine del Papa, proiettata da Lampedusa con accanto a una croce fatta col legno colorato dei barconi degli immigrati, ha avuto un impatto politico straordinario. Si è levata, alta e imperiosa, contro la «globalizzazione dell’indifferenza» che consente ai trafficanti di uomini di sfruttare la povertà degli altri, e contro coloro che «nell’anonimato prendono decisioni socioeconomiche» e ci fanno «vivere in bolle di sapone». Ha dato voce ai problemi reali e ha ribadito l’esigenza che uomo e politica svettino e comprendano tutto e tutti, lo Stato e la Chiesa, il mercato e i bisogni, i pochi e i molti. Stupisce, perciò, che a fronte di una sfida di tanta portata, Fabrizio Cicchitto non abbia trovato di meglio che rivendicare l’autonomia della politica, Certo, come egli ricorda, “un conto è la predicazione religiosa, altro è la gestione da parte dello Stato” di un fenomeno difficile, qual è l’immigrazione irregolare. Ma, in questo caso, il richiamo oltre ad essere improprio denota una concezione datata del laicismo e una sottovalutazione complessiva dell’opera del papa, del quale non ha colto lo spirito né il travaglio né l’ansia di cambiamento. Invero, il nuovo pontefice, per contrastare una crisi che non è solo finanziaria e istituzionale, ma anche sociale e religiosa, ha dato prova di sapere da dove cominciare e da che parte stare. Ha rilanciato i principi ispiratori del cristianesimo, ha avviato in pochi mesi la riforma delle strutture ecclesiali e temporali, dello Ior e della burocrazia vaticana denunziandone pubblicamente le deviazioni e i vizi. E, quello che più rileva, ha riallineato, con ispirato vigore, il cattolicesimo con gli ultimi e i penultimi, non con i primi. I partiti, invece, dopo una campagna elettorale lacerante hanno risposto alla crisi con una soluzione di attesa, a tutela del mercato e non dei consumatori, delle banche e non dei risparmiatori, del Nord e non del Sud. La conferma della divaricazione tra apostolato e politica, rispetto ai conflitti sociali, è venuta anche da una vicenda sindacale campana: il responsabile dello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco ha accusato, con una lettera su “il Mattino”, il vescovo di Nola di avere fomentato, con la propria presenza, i “violenti e prevaricatori” che protestavano contro i due sabati di recupero lavorativo davanti ai cancelli della fabbrica. Una censura da anni sessanta che il prelato ha respinto con fermezza: io sostengo il diritto al lavoro, la violenza la fa chi toglie la speranza agli uomini. Sua tramite la Chiesa si è, dunque, schierata con gli operai che cercano il futuro contro il ruolo dominante dell’impresa, mentre le forze politiche hanno osservato una colpevole equidistanza. Di qui una domanda: non dovrebbe essere l’integrazione sociale di coloro che, profughi o disoccupati, cercano lavoro uno dei segni distintivi del riformismo? Purtroppo lo è solo in linea di principio, perché la crisi economica ha determinato una nuova involuzione della politica a favore dei poteri forti: al bipolarismo muscolare che ha segnato il degradante passaggio dalla Prima alla Seconda repubblica, è subentrata una fase consociativa e di emergenza, in cui la necessità, a parte il ruolo vociante delle opposizioni, rende le differenze politiche sempre più sfumate. La maggioranza delle larghe intese vive nella continua ricerca di mediazioni di breve respiro che sono insieme la forza e la debolezza del Governo. Un esercizio che, per un paradosso, sembra unire il Pdl, forse per solidarietà (momentanea?) a Berlusconi, mentre divide i riformisti. Il Pd, infatti, è attraversato da due diverse preoccupazioni: non far cadere il Governo e non stare al seguito della destra. E su questo difficile crinale si sta giocando, con nello sfondo le elezioni anticipate, una partita a chi prevale tra Letta che tuona, ormai, apertamente contro i vocianti in cerca di un Tg e Renzi che cavalca senza più remore lo scontento: due cattolici nel cuore rosso sfumato del Pd che non demorde e prepara con cura il congresso per riproporsi.

redazioneIconfronti

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