La svolta di Monti: zero trasferimenti alle Regioni mal gestite / bianco

La svolta di Monti: zero trasferimenti alle Regioni mal gestite / bianco
di Andrea Manzi

Taglio dei costi della politica come pre-condizione dei trasferimenti dello Stato centrale. Sergio Rizzo sul Corsera di oggi individua in questo inedito nesso l’elemento di discontinuità con i recenti provvedimenti varati dal Governo Monti. Un elemento che lascia ben sperare e predispone ad una più fiduciosa attesa. Gli altri decreti o ddl fin qui varati, e finalizzati ugualmente alla razionalizzazione della spesa e alla lotta contro gli sprechi e le ruberie, sono stati sempre sistematicamente aggirati da solerti Consigli regionali o bloccati dalla Corte Costituzionale investita da questi ultimi delle vexatae quaestiones. Questa volta il messaggio è chiaro: se i costi della politica non saranno ridotti, niente soldi da parte dello Stato. Si tratta di una scelta di necessità, varata anche per porre rimedio alla frettolosa riforma del titolo V della Costituzione che, eliminando di fatti i controlli centrali, ha determinato un incremento della spesa regionale di oltre il 70 per cento. Se la scelta operata reggerà alla forza d’urto che certamente le lobbies dei partiti scateneranno contro Mario Monti vorrà dire che una nuova era è davvero iniziata: la politica virtuosa non sarà più tollerata come eccezione, ma dovrà diventare l’irriducibile condizione ovvero la “norma” sulla cui pratica attuazione vigilerà preventivamente la Corte dei Conti. Una decisione sofferta, perché una verifica anticipata sui conti e sui capitoli di spesa da parte della magistratura contabile non può non essere un trauma per una democrazia basata sulla suddivisione dei poteri. L’alternativa ad una quota di “sequestro” della sovranità istituzionale sarebbe stata, però, la persistente soggezione dei cittadini ad una “dittatura” della spesa impropria e improvvida da parte di una combriccola sempre più numerosa e spregiudicata. Se la limitazione della “libertà istituzionale” è finalizzata alla restituzione della libertà civile al popolo (e, quindi, del possibile, auspicato esercizio di una cittadinanza attiva), allora mai controllo fu più opportuno e propizio. E nessuno tiri in ballo la sospensione della democrazia per il semplice motivo che, senza demos, non esiste né potrà configurarsi mai, nemmeno dal punto di vista formale, un potere del popolo, quindi una qualsiasi forma sovranità. La criminalità politica va trattata con lo stesso metodo con cui si argina la camorra, privandola delle risorse, ovviamente facendo attenzione a che le stesse non danneggino i cittadini nelle loro necessità, limitandone diritti e attese.
D’altra parte, a che cosa serve praticare una drastica “politica dei redditi” per il sovrabbondante personale politico (ridurre gli stipendi, evitare i cumuli con altre indennità ecc.) se poi la fiumana di denaro intercettato e mal speso è sottratta alla collettività con modalità illecite e attraverso la commissioni di una catena di reati coperta da complicità diffuse? La nascita del governo Monti origina proprio dal sequestro della libertà popolare da parte di una spregiudicata gang di governanti, in gran parte finita nella rete della magistratura per gravissimi reati, che non ha alcun titolo di parentela con le tradizioni del popolo italiano, ma nasce nel grigio di un equivoco infinito, ben occultato nel ventre vorace di un finto aziendalismo efficientista.

redazioneIconfronti

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