La televisione italiana oggi compie 60 anni

La televisione italiana oggi compie 60 anni
di Barbara Ruggiero

60-anni-di-televisione-dal-monoscopio-rai-all-L-aPjAGgLa televisione italiana spegne oggi sessanta candeline.

«La Rai radio televisione italiana inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive» (http://www.youtube.com/watch?v=ueuwEC2UtUk).

Con queste parole di Fulvia Colombo, prima annunciatrice, comincia la storia della televisione italiana. È domenica quando sull’unico canale nazionale – il cosiddetto Programma Nazionale – dagli studi nuovi del Centro di Produzione di Corso Sempione a Milano si annuncia la prima trasmissione televisiva.

In realtà la sperimentazione era cominciata anni prima, ma è solo dal 3 gennaio 1954 che cominciano ufficialmente le prime trasmissioni che gli italiani cominciano a seguire nelle case di vicini, amici, parenti, nei bar o addirittura nei cinema. Un televisore, così come l’abbonamento, costa parecchio e sono in pochi a poterselo permettere.

Completamente diversa da come siamo abituati a concepirla oggi, la tv si presenta in bianco e nero, con una qualità del segnale tutt’altro che entusiasmante e concepita come un mobile da esporre in salotto. Sono poche le case degli italiani in cui nel 1954 si vedono degli enormi televisori a valvole in bianco e nero: prima di avviarli c’è bisogno di azionare addirittura il trasformatore.

Uno solo il canale nazionale, cui – con il boom economico e la conseguente massificazione della tv – seguirà nel 1961 la Seconda Rete nazionale. Storia recente, ma difficile da immaginare, specie alla luce delle novità introdotte dal digitale terrestre e con la moltiplicazione esponenziale dell’offerta televisiva.

Tra le trasmissioni annunciate dalla Colombo il 3 gennaio 1954 c’era “Arrivi e partenze”, una rubrica di interviste a personaggi in arrivo o in partenza dall’aeroporto di Ciampino a cura di Armando Pizzo e Mike Bongiorno. In chiusura, poi, la Domenica Sportiva, il programma più longevo della televisione italiana. Alle 23 del 3 gennaio 1954, senza studio e senza conduttore, debutta una delle trasmissioni storicamente più seguite dagli italiani. In onda solo filmati, commentati in maniera asettica, come il calcio d’altri tempi, che presentano la giornata del campionato calcistico di serie A.

E poi, via con il passare del tempo, con tutti i programmi che hanno fatto la storia della televisione e degli italiani. La televisione si impone man mano nell’immaginario collettivo degli italiani con una serie di trasmissioni di successo, destinate a entrare nei cuori e nella storia del nostro Paese: pensiamo a: “Non è mai troppo tardi” (1960) del maestro Alberto Manzi, una trasmissione volta all’alfabetizzazione degli italiani, sono gli anni in cui la tv “fa” gli italiani, li unisce culturalmente e  linguisticamente; “Lascia o raddoppia?”, primo telequiz italiano che dal 1955 catalizzerà l’attenzione degli italiani ogni giovedì sera; “Il Musichiere”, “Campanile sera”, “Canzonissima”…

Sono gli anni in cui la tv ha una funzione prevalentemente pedagogica: c’è un solo canale che trasmette in base a un calendario predefinito (la prima serata del venerdì, per esempio, è dedicata al teatro).

Alla nascita della televisione – come ricorda Aldo Grasso nella Storia della Televisione italiana – anche la Domenica del Corriere dedica una copertina: un disegno di Walter Molino che ritrae il tinello di una tipica famiglia italiana di ceto medio-alto arredato con un apparecchio televisivo.

L’immagine del rotocalco con il papà che tiene in braccio il figlio e si appassionano assieme a una partita di pallone si rivelerà quantomai lungimirante. Dopo un periodo sperimentale, già nei primi mesi dell’anno gli abbonati arrivavano a 24 mila, diventati poi 88.118 a dicembre del ’54, quando i ripetitori erano 9 e gli studi televisivi 8 (5 a Milano, 2 a Roma, 1 a Torino).

Nel giro di quattro anni si superò ampiamente il milione di abbonati. E in dieci anni i milioni di abbonati erano cinque. Nel giro di pochissimo, insomma, la ”spaventosa macchina” della tv, come la definisce nei giorni dell’esordio il giornalista de La Stampa Luigi Barzini, dimostra tutto il suo fascino e il suo potere sugli italiani. Le sue sono parole profetiche: ”Tra breve, senza dubbio, l’apparecchio sarà letteralmente ovunque, dove ora sono radio-riceventi, in parrocchia, nello stabilimento di bagni, nelle trattorie, nelle case più modeste. La capacità di istruire e commuovere, con l’immagine unita alla parola e al suono, è enorme. Le possibilità di fare del bene o del male altrettanto vaste. L’Italia sarà in un certo senso, ridotta ad un Paese solo, una immensa piazza, il foro, dove saremo tutti e ci guarderemo tutti in faccia. Praticamente la vita culturale sarà nelle mani di pochi uomini”.

Sessanta anni e non sentirli: oggi, alla luce dei recenti cambiamenti dettati dalla moltiplicazione dell’offerta e dalla possibilità di fruire contenuti su vari device, la televisione si ringiovanisce e si mostra sempre più al passo con i tempi. Intanto, la vecchia scatola a valvole che diffondeva immagini in bianco e nero nei tinelli della borghesia sembra un prodotto della notte dei tempi.

 

redazioneIconfronti

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