Mar. Ago 20th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

La tragedia della vecchia politica che non dà ascolto alla Rete

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Con Twitter alto coinvolgimento cittadini-istituzioni. Peccato che l’attenzione non sia ricambiata
di Barbara Ruggiero

Palazzo_Montecitorio_Rom_2009Sarà che le ultime elezioni al Quirinale – a distanza di sette anni – appaiono molto lontane, confuse nella nebbia del passato. Sarà che la situazione attuale del nostro Paese ci coinvolge sempre più nelle scelte che riguardano il nostro futuro. Sarà che Stefano Rodotà, oltre a essere un esperto giurista, è il candidato della Rete, colui che qualche tempo fa aveva teorizzato la possibilità dell’art. 21 bis della Costituzione per sancire il pari diritto di tutti di accesso alla Rete. O sarà questione di periodo storico. Sarà quel che sarà, ma una partecipazione così forte e sentita alle elezioni per la nomina del presidente della Repubblica è difficile da ricordare.
Ancora una volta, però, siamo in una situazione paradossale: abbiamo a disposizione tutti i mezzi di comunicazione possibili, che ci avvicinano alla “casta” politica. Twitter è uno di questi canali: non ci vuole niente a replicare alle dichiarazioni di un politico che cinguetta. Niente: l’interazione è immediata. Il politico scrive e tu, cittadino comune – al pc per seguire con calma e come meglio preferisci la diretta delle elezioni e degli inciuci o pseudo tali che stanno accadendo – approvi, retwitti o contesti. La democrazia potrebbe essere diretta. Peccato, però, che la politica di oggi abbia perso le capacità di ascolto. Anche i mezzi di comunicazione più democratici del mondo diventano inutili a questo punto. “Non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire” – si è sempre detto. Vale lo stesso anche con i nuovi media, che potrebbero essere, per i partiti politici, un potente strumento per consultare i propri elettori. Non è così: si passa dall’esagerazione democratica e grillina delle “quirinarie” all’assenza totale di ascolto dei politici di vecchio stampo, che tirano dal cilindro candidature in nome di scelte simboliche di cui oggi il Paese non ha davvero bisogno. Da un eccesso all’altro, fa niente che i vecchi saggi – quelli veri di tanto tempo fa, non quelli nominati da Napolitano – ci ricordavano che “in medio stat virtus”.
Quello che emerge, indipendentemente dalla ridda di nomi, è la potenza della Rete. Una potenza inascoltata dalla politica che non coglie l’occasione di rinnovarsi ma resta ancorata in maniera prepotente, testarda e addirittura incomprensibile al vecchio mondo.
Oggi i nuovi media sono serviti per le dichiarazioni dei protagonisti della politica, per accertare o smentire divisioni, inciuci, ricompattamenti. Insomma, Twitter ha reso più immediata l’informazione per i cittadini e ha “mediato” direttamente le informazioni. Non c’è stato bisogno di attendere i classici pastoni politici stamattina: l’utente medio social si è fatto da solo un’idea su come stessero realmente le cose. È bastato seguire i cinguettii dei politici e capire chi avrebbe votato per chi e per ipotizzare accordi, apprendere delle dimissioni…
Un treno perso; una realtà dei fatti che scredita ancora di più – se fosse possibile – la vecchia politica e la allontana sempre più dai cittadini.

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