La vera sfida di Francesco

La vera sfida di Francesco
di Luigi Rossi

vaticanoLa scorsa settimana la penna di un noto giornalista dalle pagine che il Fatto quotidiano ha dedicato al bilancio dei primi due anni di pontificato di Francesco ha “buttato fuoco” sul papa. Il giornalista e romanziere, impegnato a fornire la sua personalissima versione circa le modalità di esplicitazione del munus petrino, accusa Francesco di mancanza di senso della sacralità e perfino di carisma per cui il suo ruolo somiglierebbe sempre più  al presidente di una istituzione con finalità meramente sociali. Singolare parere di chi si segnala per l’uso di espressioni paradossali per colpire l’immaginazione, meno per un’adeguata conoscenza dell’ecclesiologia. In realtà si scontra con l’evidenza di una situazione che porta tanti a ritenere che Francesco ha impresso il marchio indelebile del bisogno di collegialità per la Chiesa denunciando senza mezzi termini situazioni insostenibili in una istituzione dove, a volte, trovano rifugio “persone disturbate”, incapaci di confrontarsi con i limiti della propria personalità. Il papa sollecita il passaggio ad una chiesa comunitaria per venire incontro alle richieste di un sano decentramento. Ai vescovi s’intende assegnare la possibilità di azioni propositive per trovare soluzioni ai problemi pastorali. Ma resistenze interne ostacolano il ricambio; evidente l’offensiva con toni non sempre felpati contro il pontefice venuto dalla fine del mondo. A sconcertare è il fatto che sovente sono preti delle fasce d’età più giovani. Sensibili ad uno spiritualismo che esalta il potere sacerdotale, costoro si oppongono al processo di declericalizzazione per paura di perdere prerogative e privilegi. Le loro chiusure impediscono di affrontare positivamente le dinamiche del multiculturalismo che potrebbe aiutare a superare radicati convincimenti circa la cattiveria del mondo.

L’intransigenza di Francesco ha posto con rinnovata attenzione il problema del ruolo delle donne nella Chiesa, mentre ha riconfermato intransigenza e severità contro la pedofilia; inoltre si è impegnato a far luce sulle zone d’ombra della banca vaticana. Sono posizioni che lo hanno accreditato a livello mondiale, consentendogli di giocare un rinnovato ruolo nei problemi di geopolitica con interventi su fatti specifici come in Siria e per la pace in Palestina. Egli ha preso posizione contro le moderne schiavitù sollecitando perché la tratta di esseri umani venga considerata un crimine contro l’umanità. Particolare scalpore ha fatto la sua netta condanna del neoliberalismo che pone al centro il mercato facendo precipitare tanti giovani e vecchi nella condizione di scarti ogni volta che s’intravede la possibilità di moltiplicare gli utili a scapito delle persone. In questo campo agli applausi non hanno fatto seguito concreti programmi, mentre Francesco sente di dover combattere contro il tempo pur se l‘età non gli toglie la serenità della consapevolezza perché egli si è impegnato soprattutto a seminare, cosciente che saranno altri a raccogliere. In questa prospettiva il ruolo della Chiesa Italiana fino ad oggi è apparso molto marginale con i vescovi divisi in fazioni in attesa della sostituzione di Bagnasco tra due anni. I presuli si stanno studiando invece di sposare in pieno il programma del pontificato del papa argentino, che si deve scontrare col potere burocratico della curia, pronta ad innacquare quanto egli ha in animo di regalare alla Chiesa, madre di misericordia e specchio dell’amore redentore di Dio. Il recentissimo annunzio del giubileo speciale può divenire l’occasione per gustare la paternità di Dio ed anche una manifestazione di affetto verso un uomo che sulla soglia degli ottant’anni si fa carico di tanti problemi per consentire a tutti d’iniziare il pellegrinaggio che dalle periferie esistenziali possa condurre al Regno di Dio annunziato da Cristo.

redazioneIconfronti

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