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La verità dei migranti

La verità dei migranti
di don Aniello Manganiello
don Aniello Manganiello

don Aniello Manganiello

I migranti sbarcati a Salerno ci hanno consentito di toccare con mano un pezzo di mondo che ci appartiene ma che noi continuiamo a non voler vedere. È il mondo globale che gli organi di informazione ci raccontano con fotogrammi di fiction e che per noi vivono in uno spazio di irrealtà.

Lo “sbarco” di Salerno, invece, ci ha portato un frammento di realtà sotto gli occhi, scuotendoci e ammonendoci. Ci ha fatto capire, ancora una volta, che il Sud del mondo ci chiede i conti, brontola sotto casa nostra, anzi dentro le nostre mura domestiche.

C’è una giustizia globale che spinge chi ha bisogno a rivendicare i propri diritti nel perimetro dei nostri effimeri beni e possedimenti. Non c’è virtualità in queste immagini, non c’è fiction, ma soltanto umana tragedia resa più intollerabile dalla crisi della giustizia, dell’equità e dalla mancanza di un soffio di carità. Sono sbarchi utili, questi, oltre l’utilità apparente, sono contatti tra parti di un mondo che la necessità e la crisi stanno determinando con stupefacente concretezza. I fratelli che sbarcano ci guardano negli occhi, le loro terre di confine sono le nostre dimore, le nostre sicurezze.

L’Associazione Ultimi si è mobilitata. Il presidio che opera nel Salernitano, con sede a Mercato S. Severino, sta raccogliendo indumenti e viveri. Sono felice che la gara della solidarietà stia scacciando la minaccia più grave, che è quella dell’indifferenza e del cinismo. Occorre però vivere queste tragedie entrandoci dentro, non con lo spirito dello spettatore passivo. La passività non si addice alle rivoluzioni culturali, come quella che si impone in questa nostra fase storica. Dobbiamo, infatti, rivedere la nostra vita dal di dentro, dare importanza all’essere e non all’avere.

Troppe scene parlano di morte, di fame, di sete. I corpi senza più vita che arrivano nei nostri porti sono la riedizione post moderna delle turbe fameliche che la sacra scrittura ancora ci ricorda. Non è possibile pensare che siano storie televisive e, quindi, lontane. No, si tratta di storie di vita che si consumano nell’indifferenza collettiva, in un mondo che accumula sempre più ricchezza per consegnarla in un numero sempre minore di mani. Il Vangelo non vuole questo, ma nemmeno la giustizia umana può tollerare la catastrofe dei diritti che si è abbattuta sulla nostra umanità.

I poveri hanno deciso di non attendere più, sono davanti all’uscio di casa nostra, ci chiedono il conto di un’ingiustizia atroce che si consuma da sempre e che viene coperta da concetti importanti e solenni (Stato, democrazia, istituzioni), i quali però non hanno presa se non sostenuti dalla equità. Il necessario deve essere riconosciuto a tutti e, prima che le leggi e gli Stati riconoscano questa verità elementare, occorre che noi facciamo da apripista con una mobilitazione delle coscienze che dovrà coinvolgere tutti. Se continuiamo ad essere sordi su questi punti, il rischio che deflagrino le contraddizioni con esiti imprevedibili si fa sempre più alto.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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