Gio. Ago 22nd, 2019

I Confronti

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La verità sul teatro a Salerno

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di Pasquale De Cristofaro
di Pasquale De Cristofaro
Il regista De Cristofaro
Il regista De Cristofaro

Se in Italia il teatro è in ginocchio, a Salerno, nonostante qualche illusorio e sterile “falso movimento”, è in coma profondo. Non dico che è bello e morto, soltanto perché un’ultima speranza non si nega a nessuno. Nella penisola i teatri chiudono e se non cessano le attività, vanno avanti con bilanci tanto dissestati che ci vorranno anni per rimettersi in sesto. Gli attori, che fino a qualche tempo fa facevano la stagione intera, oggi devono accontentarsi di tre-quattro mesi di scrittura quando va proprio bene. Tutti possono facilmente capire che è impossibile sopravvivere pensando di poter contare su un reddito del genere; essi, allora, guardano alla TV e al cinema come un’ultima spiaggia, sono le uniche cose che danno ancora qualche soldo sicuro. Nella nostra città tutto sembra ancora resistere. Qualcuno ha parlato di un vero e proprio miracolo. In realtà, questo accade solo perché l’80% del teatro salernitano si regge su attori, registi e tecnici che vivono d’altro. Per essi il teatro non è mai stato il primo lavoro. Il restante 20% è fatto di pochi teatranti veri e un manipolo di nuove leve cresciute nel sogno del teatro di sperimentazione e ricerca. “Cavalieri dell’impossibile”, utopisti, “duri e puri”, che appena si sveglieranno da questo bellissimo sogno si troveranno a fare i conti con una città matrigna che non darà loro uno straccio di possibilità. Purtroppo, per loro non può valere neppure il famoso “fuitevenne” di Eduardo, perché nel resto del paese le cose sono altrettanto drammatiche come abbiamo visto. Intanto, pullulano laboratori e scuole di teatro; coraggiosi avamposti destinati a produrre nient’altro che disoccupazione e disperazione. Ma su questo aspetto permettetemi di fare un ulteriore ragionamento. Spesso a condurre questi laboratori sono persone che non hanno alcuna competenza e professionalità; persone che non hanno mai lavorato in un teatro pubblico e/o diretto attori “veri”, la loro preparazione si basa spesso su qualche buona lettura e su una cultura teatrale appresa in veloci stage con i maestri più vari. A tutti vorrei ricordare che il teatro è anche un alto artigianato; per praticarlo non basta tutto ciò, per apprendere quel sapere che è indispensabile per formare degli efficaci teatranti spesso non basta una vita accanto ai veri maestri. Detto questo, allora, che fare? Cominciare tutti ad essere più seri e consapevolmente fare i conti con una società determinata da una cultura videocratica e virtuale che del teatro sembra proprio non volerne più sapere. Se non partiamo da qui, difficilmente potremo capire quanto sia cambiato il mondo. Allora, il teatro, capace di rimettere al centro la persona colle sue emozioni e con la sua corporeità, potrà ritornare ad essere necessario ed indispensabile per rendere la nostra società meno cinica e più felice.

 

P.S. Ah, dimenticavo! Per carità, non dite che sono un apocalittico e irrecuperabile pessimista, ho soltanto detto la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità.

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