La zavorra di quei debiti fuori bilancio. Il caso Salerno

La zavorra di quei debiti fuori bilancio. Il caso Salerno

 

di Enzo Carrella*

debito_pubblico_euroLa presenza di cospicui “debiti fuori bilancio” nella gestione dei conti degli enti territoriali (Comuni, Province e Regioni) – di cui molti quasi sicuramente ancora non riconosciuti – sono segnali poco rassicuranti per il futuro dell’economia locale. La loro assenza nei rendiconti , peraltro, ne “drogano” la legittima linearità perché nascondono (alterandola) l’interpretazione del reale andamento economico-finanziario dei conti pubblici dell’ente.

Ma cosa sono i debiti fuori bilancio, come nascono e quali effetti producano sugli enti locali? Il tema è molto tecnico e, a primo acchitto, di difficile comprensione. Ci viene in aiuto qualche relazione di varie sezioni territoriali della Corte dei conti nelle quali sono stati messi in evidenza come queste “passività” da “fattore patologico “ si siano trasformati in “ordinaria modalità di gestione della spesa”. Facile, pertanto, intuire che i debiti fuori bilancio stanno diventando il tallone d’Achille di molti comuni italiani

Il problema interessa da vicino anche il comune capoluogo (Salerno) che ha avvviato nei giorni scorsi proprio all’accertamento e al riconoscimento ( in termini di ammontare complessivo) dei propri. Sembrerebbe che sia stato proprio tale “impegno “ (soprattutto nei confronti dell’organo di controllo dei Revisori dei conti) a garantire il via libera al rendiconto 2012 (con tante incognite all inclusive)

Iniziamo a specificare che una definizione di debito fuori bilancio l’ha fornita il Ministero dell’Interno con una circolare risalente al 20 settembre 1993 (la n. F.L.21/1993 ) dedicata – più in particolare – ai problemi del risanamento degli enti locali territoriali in stato di dissesto. In sintesi, secondo il Ministero dell’Interno, il debito fuori bilancio può essere definito come “un’obbligazione verso terzi per il pagamento di una determinata somma di denaro […] assunta in violazione delle norme giuscontabili che regolano i procedimenti di spesa degli enti locali”.
Tradotto in termini comprensibili a tutti, vuol dire che i debiti fuori bilancio sono debiti assunti da un Comune al di là degli stanziamenti previsti dal bilancio di previsione. Debiti, in altri termini, contratti senza deliberazione e oltre il limite di spesa autorizzato. È come se in una famiglia alle prese continuamente con “forzate” quadrature del bilancio familiare salta fuori improvvisamente un debito non preventivato (perché opportunamente nascosto al gestore del budget familiare) da uno dei suoi componenti. Per onorare tale debito (visto anche la disponibilità di una pallida cassa)  occorrerà  inventarsi qualcosa di “finanza creativa” formato famiglia e /o accordarsi con debitori per definire un piano credibile  di rientro fondato su “rapidi tempi”. .

Una zavorra, come si può comprendere tornando alla tipica “natura “ di dette passività, che falsa la situazione finanziaria e gestionale dei Comuni. I debiti fuori bilancio non solo espongono l’ente che li contrae a controversie legali ma sconvolgono gli equilibri di bilancio togliendo di fatto significatività e valore alle stesse scritture contabili. I debiti fuori bilancio, cioè, rendono spesso inattendibile la situazione finanziaria e gestionale ufficialmente presentata dai Comuni, che possono anche arrivare a evidenziare avanzi di amministrazione di fatto inesistenti o, al contrario, occultare disavanzi sommersi.

A chi spetta il riconoscimento dei debiti fuori bilancio? Spetta, perché normativamente previsto, al consiglio comunale, che ha l’obbligo di trasmettere gli atti di riconoscimento della legittimità dei debiti alla competente Procura regionale della Corte dei Conti. Sarà quest’ultima a verificare che non vi siano eventuali danni patrimoniali o responsabilità nel caso in cui il riconoscimento sia avvenuto al di fuori delle ipotesi previste dalla legge.

Come vengono ripianati i debiti fuori bilancio? Sempre il Testo Unico Enti Locali, offre la possibilità, a Comuni e Province, di utilizzare tutte le entrate e le disponibilità, ad eccezione di prestiti; risorse che, per legge, hanno una specifica destinazione; vendita di beni patrimoniali disponibili. I Comuni hanno quindi una certa discrezionalità nel decidere quali risorse finanziare impegnare e possono anche scegliere di ricorrere a un piano di rateizzazione della durata di tre anni (piano da concordare con i creditori) e all’accensione di mutui.

Ci si interroga – tanto per farsi un’idea sul presente aspetto –  su quanti sono, in totale, i debiti fuori bilancio del comune di Salerno? È una domanda alla quale nessuno, al momento, sa rispondere con certezza visto il loro “inventario “ in corso .

Di una cosa però si è certi: qualunque fosse al momento il l’ammontare sarà, quasi certamente, una massa “sempre provvisoria e non definitiva” perché destinata inesorabilmente a crescere giorno per giorno . È evidente, ad esempio, che se il Comune viene condannato a pagare ma la somma non viene liquidata, a quel punto, scattano anche gli interessi e il debito aumenta.

Insomma un “buco” maturato nell’arco di molti anni di gestione amministrativa di tali enti che – c’è da giurarci – gli autori imputeranno alle difficoltà finanziarie determinate dalla impietosa crisi. Chissà se però anche questa volta l’ennesimo intervento della Corte dei Conti ne condividerà le motivazioni o interverrà- dall’alto della sua funzione istituzionale – con drastici  provvedimenti e onerosissime sanzioni che saranno ribaltate, tanto per cambiare, alla cittadinanza con consequenziale inasprimento dei tributi comunali.

 

* dottore commercialista e pubblicista economico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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