L’accusa: il concorso nella scuola è una manovra politica

L’accusa: il concorso nella scuola è una manovra politica

A fare due conti è Pino Patroncini, sul sito della FLCGIL. I posti saranno 12.000 ma i partecipanti circa 200.000, numero che potrebbe moltiplicarsi perché si potrà concorrere per più classi di concorso. Quanto costerà tutto ciò? Secondo Patroncini ci vorranno circa un migliaio di commissioni, ognuna formata da tre commissari, esonerati per un anno (tanto dura normalmente un concorso) dall’insegnamento e sostituiti da un supplente. Tremila insegnanti e tremila supplenti in più: solo così il costo sarebbe di 120 milioni di euro. Cifra al ribasso. Ma, l’autore dell’articolo si chiede anche se ne vale realmente la pena. «Perché fare questa spesa inutile? Solo per far parlare di sé i giornali in previsione delle prossime elezioni? Solo perché il 200millesimo possa diventare primo e il dodicimillesimoprimo restare a bocca asciutta e riaffermare così un principio meritocratico tra persone che da anni sono nella stessa graduatoria? Solo per la speranza giovanilistica che almeno uno di questi 12.000 su 200.000 abbia meno di 35 anni (la graduatoria esiste dal 1991 e, salvo eccezioni, non è stata più rinnovata dopo il 2007)? Non è un po’ alto il prezzo da pagare?»
Di diverso avviso l’ex ministro Berlinguer che accoglie, in un’intervista le pagine del sito ilsussidiario.net, con entusiasmo la notizia del concorso ed affronta anche la questione dei soldi. «Ci devono essere – dice –. Si tratta di una spesa fisiologica. Se non ci sono i soldi, che si trovino risparmiando altrove. Sarebbe come asserire che non sussistono le risorse per pagare gli stipendi pubblici o le pensioni».
Il ministro Profumo va avanti per la sua strada e replica: «I docenti che verranno selezionati con il prossimo concorso dovranno essere soprattutto persone capaci di stare nella scuola, di confrontarsi con gli studenti, di stimolarli e di alternare la propria posizione di docente con quella discente». «È importante e interessante non solo per la scuola ma per l’intero sistema Paese», Profumo individua i quattro «elementi essenziali» che i nuovi docenti dovranno avere: «Dovranno essere persone logiche, avere la capacità di interpretazione di un testo, avere competenze informatiche e conoscere le lingue». «Il Paese ha tutte le condizioni per riprendersi, e in questo senso la scuola è fondamentale»: lo ha riferito alla Festa Democratica il ministro dell’Istruzione. «La scuola italiana – spiega – è una comunità di grande valore in tutte le sue componenti, e in questi anni non le abbiamo la dovuta attenzione. Ha bisogno di un profondo rinnovamento per essere più europea: un rinnovamento che passa per gli insegnanti e i dirigenti scolastici, anche se al centro della scuola devono esserci gli studenti».
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m.amelia

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