Mar. Giu 25th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

L’acqua, materno grembo della coscienza

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di Luigi Zampoli
di Luigi Zampoli

figli04Da bambino credevo che le piscine avessero l’acqua celeste, ora, cresciuto… rimango fermo nella mia convinzione.
L’acqua reca con sé un miracolo, prende il colore delle cose e le irrora di vita.
Una vasca rettangolare, fatta di mattonelle celesti, riempita d’acqua diventa un pezzettino di mare cristallino.
La piscina è lo “spazio” del nuoto, dove la pratica sportiva sublima a puro esercizio d’introspezione psicologica.
Un ”letto“ celeste che è surrogato del divanetto di Freud: il corpo vi si adagia e la mente comincia a fluire squarciando gli ambiti nascosti della coscienza.
Bracciata dopo bracciata, vasca dopo vasca, corpo in movimento in un fluido che, a sua volta, genera un flusso interiore; il costante ritmo della nuotata non si risolve nel gesto stesso, la mente corre veloce, tra gli spruzzi intrisi di cloro, i pensieri si rincorrono e cerchi di metterli in ordine contando il numero di vasche che si susseguono.
Che cosa ho fatto oggi, cosa mi resta da fare, cosa farò domani, ma, in particolare sono le recriminazioni, i frammenti di vita “eventuale” declinati al condizionale a farla da padrone nella testa di un corpo che nuota.
I “cosa avrei potuto fare, dire, scegliere…” scandiscono i tempi della bracciata in un martellamento regolare ed ossessivo, tanto più intenso quanto più intensi sono i rimpianti, a tal punto che il respiro da dover prendere è solo un fastidio indispensabile.
La piscina non finisce mai, l’andare avanti e dietro con il corpo e i pensieri trasforma una vasca asettica, chimica, celeste in un oceano infinito dove poter affogare e far affiorare di tutto.
Delusioni e speranze, rinunce e propositi si susseguono come flash nella testa dell’uomo che nuota in una gabbia d’acqua clorata, un sottile stordimento, quasi piacevole, sugella il bisogno d’evasione, di “acquaticità”, parentesi di esistenze condotte in piedi su cementi e asfalti… la “durezza” della vita di ogni giorno.
Ed ancora su e giù per la corsia, riflettendo sulla vita che hai vissuto e su quella che vivrai, ripensi e immagini, mentre il crepuscolo regala “l’ora blu”, la piscina riempie l’ora ”celeste”: cloro, occhialini e cuffia, tappi alle orecchie, ci s’incapsula per scendere nei meandri della psiche.
“I gesti del nuoto sono i più simili al volo. Il mare dà alle braccia quella che l’aria offre alle ali; il nuotatore galleggia sugli abissi del fondo” (Erri De Luca)…di contro la piscina è asfittica reclusione, ma dischiude spazi invisibili, campi sterminati d’immaginazione, esercizio di autoanalisi… se non ti metti alla prova nella “vasca celeste” non puoi affrontare l’azzurro dell’oceano.

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