Lacrimogeni dal ministero sui manifestanti, scattano le inchieste

Lacrimogeni dal ministero sui manifestanti, scattano le inchieste

Scattano le inchieste per capire cosa sia accaduto nell’area del ministero della Giustizia e nel palazzo che ospita il dicastero durante il corteo organizzato mercoledì in occasione dello “sciopero europeo”. Una giornata ad alta tensione tra manifestanti e forze dell’ordine, la cui cronaca si arricchisce di testimonianze video che aprono molti punti interrogativi. E su cui ora vogliono vedere chiaro il ministro della Giustizia Paola Severino con un’indagine interna; il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, che segue con attenzione la vicenda e una volta acquisiti tutti gli elementi, è pronta a riferire in Parlamento; e la Procura di Roma, che ha aperto un’indagine per accertare eventuali eccessi da parte delle forze dell’ordine ma anche dei manifestanti. A dare il “la” è una ripresa amatoriale fatta con un telefonino e pubblicata da Repubblica.it – a cui poi se ne è aggiunto un altro – nella quale si vedono lacrimogeni piovere sui manifestanti dall’ultimo piano e dal tetto del palazzo del ministero. Si vedono o sembra di vedere, perché proprio questo è il punto da chiarire. Anche perché il questore di Roma, Fulvio Della Rocca, ha ammesso che “i lacrimogeni sono stati lanciati da agenti” di polizia, ma ha anche detto che «sono stati sparati a ‘parabola’, non diretti sul corteo». In sostanza, sarebbero stati esplosi dall’esterno e «la traiettoria è stata deviata perché hanno urtato sull’edificio». «Punirò i poliziotti violenti», ha assicurato Della Rocca, ma «se ad un certo punto veniamo aggrediti militarmente dobbiamo reagire», ha aggiunto. Certo, l’ordinanza della Questura di Roma con le disposizioni di sicurezza per il corteo del 14 non prevedeva agenti all’interno del ministero, ma ora i video – e le testimoniante di alcuni manifestanti – aprono nuovi scenari. Quanto al personale che operava quel giorno nella zona del ministero, fonti qualificate indicano che gli agenti preposti all’ordine pubblico erano quelli in servizio al Reparto Mobile di Napoli. Dopo aver visto più volte il video, il ministro Severino ha espresso «inquietudine e preoccupazione» e ha fatto sapere di voler avere «un quadro chiaro dei fatti», «senza escludere nessuna ipotesi, ma senza lasciare niente di intentato». Per questo ha immediatamente disposto un’indagine interna, ha chiesto che fossero raccolte le testimonianze di tutti gli impiegati presenti al quarto piano (corrispondente all’ordine di finestre da cui sembrerebbero partire i lacrimogeni) nonché del personale in servizio presso gli ingressi del palazzo; ha incontrato il comandante del Racis, il generale Enrico Cataldi, affidando al Raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche il compito di esaminare le immagini; e durante il Consiglio del ministri ha lasciato per qualche minuto la riunione per parlare con i giornalisti. Il Racis, a quanto si apprende, oltre ai video amatoriali circolati via internet, dovrà visionare le immagini riprese dalle telecamere poste all’ingresso del ministero (che tra l’altro durante la manifestazione a un certo fu chiuso) per verificare chi sia entrato e uscito quel giorno e se tra questi vi siano anche appartenenti delle forze dell’ordine – in divisa o in borghese – a parte gli agenti della penitenziaria in forza al ministero. E dovrà esaminare la capsula di un lacrimogeno che mercoledì finì nel cortile interno del ministero: un oggetto a cui in un primo tempo non si diede peso e che oggi è stato recuperato per stabilire quale corpo delle forze dell’ordine abbia in dotazione quel tipo di lacrimogeno. E come sia arrivato all’interno del ministero. Quel che sembra assodato – e lo ha riferito la stessa Severino – è che la penitenziaria che opera a via Arenula non detiene lacrimogeni “a strappo” come quelli che potrebbero essere stati lanciati dal ministero. Molto si deciderà con l’esame balistico delle traiettorie: dai primi accertamenti preliminari, gli esperti del Racis sembrerebbero propendere per un “colpo di rimbalzo” e questo spiegherebbe la caduta ad elica che si nota nei video: l’ipotesi più accreditata è che i lacrimogeni siano stati sparati dal lungotevere all’altezza del ponte Garibaldi. Ma in realtà, al momento, tutte le ipotesi sono aperte. Intanto, infuria la polemica politica: il presidente di Sel, Vendola, parla di «sospensione dello stato di diritto», il Pd attraverso il responsabile alla sicurezza Fiano inoltra un’interrogazione al ministro Cancellieri perché faccia chiarezza mentre il segretario del Prc Paolo Ferrero vuole le sue dimissioni, e l’Idv chiama sia Severino che Cancellieri a riferire in Parlamento. Analoghe richieste anche dal Pdl, ma «da parte dei manifestanti c’è stata un’aggressione violenta», puntualizza Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl al Senato.

m.amelia

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