Mar. Lug 23rd, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

L’addio al Pdl di Anna Ferrazzano occasione di mobilitazione

6 min read
Il fallimento di una governance e le ragioni più ampie e profonde dei moderati
di Gigi Casciello
Anna Ferrazzano ed Edmondo Cirielli

Da quando il quotidiano “La Città” si è accorto (accade non a caso solo da un paio d’anni) che i giornali si fanno anche per partecipare, stimolare un dibattito, non solo per assolvere ad una funzione di “servizio” informativo, non di rado ospita interventi che vanno al di là della contingente posizione del gruppo “Espresso”. È il caso dell’articolo pubblicato oggi in prima pagina a firma dell’avvocato Anna Ferrazzano, consigliere comunale dichiaratasi indipendente e già candidata a sindaco di Salerno per il Pdl.

Anna Ferrazzano spiega le ragioni del suo addio al Pdl e lo fa non senza la fatica di chi sa di aver fatto un percorso che con colpevole ritardo ha riconosciuto estraneo al proprio sentire. E al di là delle valutazioni, figlie di un’esperienza personale, c’è un passaggio che sento di dover condividere non solo per aver vissuto la stessa esperienza di candidato a sindaco del centrodestra contro Enzo De Luca (avendo a dire la verità un risultato migliore di Anna Ferrazzano, tra l’altro non potendo godere di alcuna gestione di potere): il Pdl (non solo quello salernitano) è “un non luogo” dove si è consumata una mera occupazione di gestione ed occupazione del potere sul territorio, per di più con personaggi improbabili e con un’evidente non rappresentatività reale dell’elettorato di centrodestra visto che il Pdl salernitano è governato da una minoranza (An di Cirielli) che si è fatta maggioranza per l’incapacità di chi come Mara Carfagna ha preferito non occuparsi del partito preferendo i più confortevoli palazzi ministeriali.

Anna Ferrazzano dice che non tralascerà il suo impegno civico. Bene, ma l’area  culturale e politica del centrodestra (molto più ampia della corte di Cirielli) potrebbe cogliere questa occasione per confrontarsi, parlare, mobilitarsi. Per questo motivo riproponiamo su Iconfronti l’articolo di Anna Ferrazzano pubblicato da La Città e saremo lieti di ospitare gli interventi di quanti volessero dare il proprio contributo.
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Ecco perché ho lasciato il Pdl

di Anna Ferrazzano*

È stato sprecato molto spazio giornalistico per stigmatizzare (anziché comprendere) la mia dichiarazione di indipendenza dal gruppo consiliare del Pdl al Comune di Salerno e la decisione di allontanarmi dal partito. La confusione è stata ingenerata da incongrue dichiarazioni di quel che resta di una classe dirigente distante dalla realtà e complice di un disastro che ha fatto del centrodestra una famiglia di illiberali.
C’è un tempo giusto e utile per accorgersi che la vuota “forma” ha sconfitto la possibile ri-“forma”, si sono chiesti i miei critici? Mi sarei accorta (ecco l’accusa), solo d’un tratto e per capriccio o calcolo, della incompatibilità del Pdl salernitano con i principi fondanti di una democrazia praticabile. Non avverto il rilievo come una colpa. Ho avuto, infatti, la fortuna di rendere il mio servizio, senza averlo peraltro mai chiesto, solo per dar corpo ad un progetto nel quale ho creduto e per il quale mi sono impegnata con forza pur di non gettare la spugna. Quando, all’inizio dell’avventura, la mia “chiamata” creò distonie nella classe dirigente fui l’unica componente della giunta provinciale di Salerno appena designata a rassegnare le dimissioni nelle mani del responsabile provinciale del partito. Purtroppo, il nostro progetto non sostenuto da un adeguato laboratorio politico non ha raggiunto i traguardi sperati, registrando cicliche involuzioni. Nonostante tutto, però, assicurai la mia seconda disponibilità, fare cioè da catalizzatore di attenzioni anche nella disperata, ancorché appassionante, campagna elettorale per sindaco di Salerno. Non volevo, ma mi fu detto che dovevo esserci perché le mie caratteristiche lasciavano prevedere qualche chance in più di affermazione. Decisi di rendere il mio servizio con un atto di coraggio.  Il coraggio, quando si è soli, diventa però azzardo, ma lo si scopre dopo. Eravamo, è vero, destinati alla sconfitta, ma all’isolamento ci condannammo noi stessi. Mi trovai in balia degli eventi. Da Lettieri a Verdini, tutti i nostri simil leader vennero a raccontare ai salernitani “le gesta ardite e possenti” del condottiero De Luca, sul quale il prode Cosentino rivelò di aver fatto confluire i suoi voti, nella precedente elezione, per assicurargli la vittoria. Se tra i candidati a sindaco del centrodestra, pensavo fra me, in questo Pdl, non vedo facce qualche motivo ci sarà pure… Ho assistito, poi, in questi lunghi mesi, all’inaridimento dell’opzione politica sulla quale in molti investimmo entusiasmo e lavoro, a causa della deleteria prevalenza di interessi clientelari e assistenziali.
Andare via da un’area che maschera il vuoto era un dovere verso gli elettori e la città. La coerenza è solo questa, rispettare il voto e dire che le istituzioni sono state occupate e privatizzate. Si dirà che non c’è nulla di nuovo sotto il sole, perché è dagli anni ‘70 che il nostro sistema politico non è in grado di autoriformarsi ed ha affidato la rigenerazione a congiunture esterne, vicende storiche internazionali o inchieste giudiziarie. Anche Berlusconi, che pure ha svolto un ruolo non secondario nella costruzione della democrazia dell’alternanza, arriva infatti dall’esterno e promette, anni fa, con una classe dirigente improvvisata ma volitiva, di avvicinare l’Italia all’Europa. Chi seguisse oggigiorno questo ragionamento, tendente ad accostare la crisi attuale ad una datata incapacità di proposta politica, andrebbe però fuori pista, perché negli ultimi due anni si è verificata un’irreparabile implosione, soprattutto al Sud: dalle politiche di marketing che hanno determinato le vittorie del centrodestra senza che specularmente si attivasse una capacità di governo si è passati ad aggregare interessi non generali né territoriali ma riferibili a discutibili e oscure aree di utilità elettorale. E spero tanto che l’affresco giornalistico-giudiziario che rappresenta un Pdl salernitano moralmente sovresposto possa essere cancellato dall’accertamento della verità. Lo meritano innanzitutto i cittadini moderati del Salernitano che chiedono di essere liberati dall’alienazione subita a causa dell’adesione a questo partito deformato da una leadership inadeguata e fragile.
Prendere le distanze da questa deriva non significa tradire, per il semplice motivo che tradisce chi resta in un contesto gattopardesco impresentabile. D’altra parte, lo svuotamento scientifico, dall’interno, delle istituzioni “occupate” (la rotazione carnascialesca degli incarichi assessorili alla Provincia è una delle spie del violento attacco all’autonomia e alla libertà delle istituzioni) indica una prospettiva che esclude sia la riforma della politica che il suo affrancamento dalle tattiche grossolane degli uomini soli al comando.
C’è per fortuna una strada maestra da seguire, che è quella della Salerno democratica e civile: questa città per bene, che è maggioritaria ancorché silente, chiede di riportare i ragionamenti in un’area politica matura, dove sarà possibile agire, dissentire e costruire. Lì si collocano i cittadini liberi e lì ho scelto di agire, il resto sono deliri maturati nei cortili dei social network che già ipotizzano per me approdi non nell’ordine della realtà (si tranquillizzino gli attuali soggiornanti senza fissa dimora). In quest’area colta e dialettica della nostra città civile e moderna, che dovrà emergere con protagonismo dalle attuali macerie, occorrerà rigenerare l’alternativa liberale per costruire una “democrazia presa sul serio”, ideale concreto – questo – al quale dedicherò il mio tempo.
Costruire la democrazia, in questo momento di trasformazioni e di crisi globali, lo considero un dovere appassionante. Ad esso mi dedicherò rendendo operativo il mio impegno assunto con gli elettori, facendo leva sulla forza del coraggio e la gratuità assoluta della mia libertà.
Si va via da un luogo, non dal nulla ed io sono tranquilla perché galleggiavo sul vuoto senza confini dopo che il mio luogo, la casa dei moderati, fu “requisito” da strategie illiberali e personali.
Sono però tranquilla, perché la democrazia ha bisogno di libertà e di storie personali credibili. Ha bisogno cioè di valori. Soltanto dopo, se sarà il caso, verranno le case da abitare e i pantheon da costruire che, detto fra noi, potranno anche non esserci.
L’importante è essere, non avere: questo è il bipolarismo etico irrinunciabile che mi ha portato a scegliere da che parte stare e a prendere, conseguentemente, le distanze dalla razza padrona del Pdl.


* consigliere comunale, nel 2011 candidata a sindaco di Salerno per il Pdl
(da “la Città” di domenica 2 dicembre 2012-articolo di fondo)

 

2 thoughts on “L’addio al Pdl di Anna Ferrazzano occasione di mobilitazione

  1. Perché Cirielli non spiega ai suoi elettori che lo hanno portato al vertice della Provincia per quali meriti politici o professionali ha lasciato il suo posto al signor Antonio Iannone: due parole dovrebbe dirle su questo punto, a meno che non ritenga che i meriti siano così evidenti da non dover essere illustrati. Io aspetto, pazientemente.

  2. Che fosse un non-partito il Pdl non ci voleva molto ad accorgersene: mi dispiace molto per la Ferrazzano, persona perbene e onesta, sulla quale certamente ora si accanirà la palude politica con le categorie abituali e moralistiche di presunti tradimenti, trasformismi o favori ottenuti che per la verità a nessuno è dato di vedere. Piuttosto Anna Ferrazzano poteva fare la battaglia dal di dentro, perché un personaggio come Cirielli, che apparentemente ostenta forza e determinazione, è fragilissimo e politicamente disarmato oltre che inutile. Basta vedere la classe dirigente che ha portato al suo seguito, persone senza alcuna identità e autorevolezza e mi fermo qui…. Una persona capace come Anna Ferrazzano, in un momento di grandi rivolgimenti, se solo avesse atteso altri due-tre mesi, avrebbe potuto occupare gran parte dello spazio dell’area moderata. Di Cirielli, Carfagna & C. tra qualche mese non rimarrà nemmeno il ricordo. Invece, un’altra defezione. A chi come me non è di sinistra non resta altro che andare a ricercare all’interno del Pd le istanze liberali e moderate. Non è un gran partito, è vero, ma è l’unica certezza che ereditiamo dalla cosiddetta seconda repubblica. E spero tanto, un giorno, di trovare in quell’area anche persone capaci come Gigi Casciello e Anna Ferrazzano, usati, spremuti e gettati via…

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