Mar. Lug 16th, 2019

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L’affaire sotto il Vesuvio mette in ginocchio i risparmiatori

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È il capitolo annunciato della storia di questa piccola Parmalat all’ombra del Vesuvio. Le 1800 denunce di risparmiatori inferociti avevano spianato la strada, con la forza di un diluvio, all’ancora parziale lavacro dei nove arresti e del sequestro di beni da 323 milioni di euro. Briciole cadute dalla pantagruelica tavolata Deiulemar, la società di navigazione di Torre del Greco (nella foto alcuni componenti della famiglia, un crack vicino ai 1000 miliardi.

www.investireoggi.it


di Mauro Maffei
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È il capitolo annunciato della storia di questa piccola Parmalat all’ombra del Vesuvio. Le 1800 denunce di risparmiatori inferociti avevano spianato la strada, con la forza di un diluvio, all’ancora parziale lavacro dei nove arresti e del sequestro di beni da 323 milioni di euro. Briciole cadute dalla pantagruelica tavolata Deiulemar, la società di navigazione di Torre del Greco (nella foto alcuni componenti della famiglia, un crack vicino ai 1000 miliardi. Il default dell’azienda-rifugio della città, coi suoi 13mila sottoscrittori prima pasciuti e illusi, per anni, con interessi-specchietto dal 7 al 12%. E poi invariabilmente beffati, e gettati nella tonnara dei fondi distratti,  spediti, con biglietto di sola andata, nel paradiso dei furbi in Lussemburgo. Associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, truffa aggravata ai danni dello Stato, infedele dichiarazione dei redditi, riciclaggio e raccolta abusiva del risparmio, sono il conto giudiziario ipotizzato, a vario titolo, dalla Procura di Torre Annunziata per gli indagati. Ma che difficilmente compenserà il conto economico del buco contabile. Un sentore annusato dalla folla di creditori, con in mano quelle cedole ridotte a carta straccia, cui dall’inizio è schizzata in testa la voglia di giustizia sommaria. La tinta granguignolesca e tribale cola presto in tutti gli anfratti di questo romanzo di provincia, che colpisce al cuore marinaro la città del corallo, affondando generazioni di torresi, con la loro ingenua scommessa su un futuro al caldo. Lo scorso gennaio alcuni risparmiatori si sentono rispondere picche, quando vanno negli uffici dell’ottantottenne capitano Iuliano, uno dei tre fondatori della compagnia, per riscuotere le cedole. La prima crepa nella grande voragine innesca subito la piena del rancore, e la sera stessa circa trecento persone si ritrovano davanti alla sede della Deiulemar, per chiedere chiarimenti. La società tranquillizza tutti. Ma nei giorni seguenti i pagamenti sono sempre sospesi. All’Hotel Sakura va in scena un’assemblea pubblica, il comandante Iuliano ancora rassicura gli investitori: “Riavrete fino all’ultimo soldo”. Invece le cose peggiorano. Viene nominato un amministratore esterno, l’avvocato romano Roberto Maviglia. La società verifica l’effettivo ammontare del debito: si apre il sipario sul vuoto lunare da più di ottocento milioni. E si muove la Procura, mentre viene presentato un esposto al giudice fallimentare. La rabbia gonfiata dal sospetto monta senza argini, e a fine marzo in via Diego Colamarino, strada dello shopping, il socio della compagnia Angelo Della Gatta passa il peggior quarto d’ora della sua vita: mentre è fermo a bordo di una Vespa, è riconosciuto da un gruppo di cittadini che tenta di aggredirlo. Si salva fuggendo dentro un palazzo, grazie all’aiuto delle forze dell’ordine. La vertigine dello showdown è già a pieni giri. La mazzata arriva il 2 maggio: la Deiulemar fallisce. Il tribunale accoglie l’istanza di sette creditori, per un importo  di circa 250.000 euro, una goccia nel mare dei debiti. Bocciata la proposta di concordato preventivo dei vertici societari. Le cataratte della collera popolare ormai sono tutte aperte, e la città è percorsa da cortei furibondi. Durante una perquisizione delle Fiamme gialle, scoppia il vecchio cuore del comandante Iuliano, che insieme a Giovanni Della Gatta e Giuseppe Lembo comprò la prima nave, la Gina Iuliano, nel 1970, per salpare verso il sogno impossibile di rendimenti a due cifre nella Bengodi vesuviana. Il miraggio evaporato fa implodere ogni residua pietas: un anziano, durante i funerali di Iuliano, sputa contro la bara, mentre vandali irrorati dalla disperazione urinano sulla tomba e incendiano i fiori. Torre del Greco vive il suo dies irae, smarrita ma soprattutto ingrugnita.  “Da sindaco chiederò di essere ricevuto dal presidente del Consiglio e dai ministri della Giustizia, del Lavoro e dei Trasporti che, a vario titolo, hanno competenza su questo caso” promette il neoeletto Gennaro Malinconico, anticipando che “occorre poi verificare con certezza quanti sono stati i sottoscrittori delle obbligazioni. Io – prende le distanze – certamente no. Ho preferito investire sulla formazione dei miei figli». Arriva il blitz dell’operazione “Il mondo di Oz”, in ragione “della dichiarata  ignoranza – bacchettano i pm – della pur notoria attività di raccolta abusiva del risparmio da parte di molti soggetti escussi”, che talvolta chiedevano di essere pagati sventolando una semplice ricevuta. La calata delle manette è quasi una liberazione, non ancora una catarsi. Prima va districata la giungla di scatole cinesi, fiduciari e trust lussemburghesi in cui è svanito il maxi malloppo. La Procura segnala che il trapianto degli organi vitali del fantoccio Deiulemar parte nel 2005, quando sono trasferite 11 navi alla società-clone Deiulemar Shipping: volano via 163 milioni di euro. Sarebbe una delle sistematiche strambate per sottrarre finanze a fisco e creditori. Il tempo rischiarerà l’ultima alba del colosso dai piedi d’argilla. Intanto, c’è già una certezza: il naufragio lascia a terra i 1500 dipendenti del gruppo.

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