Dom. Lug 21st, 2019

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L’affaire De Gregorio? L’articolo 67 “salverà” Berlusconi

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Lo scudo costituzionale potrebbe favorire il Cavaliere nel grave processo di Napoli
di Gianmaria Roberti

berlusconi_de_gregorioDetestato da Beppe Grillo, difeso a spada tratta da chi lo esalta quale presidio di libertà del parlamentare. L’articolo 67 della Costituzione, vietando il vincolo di mandato, è lo snodo dell’ultima indagine su Silvio Berlusconi, accusato di concorso in corruzione dai pm napoletani, con Lavitola e De Gregorio. E può salvare il Cavaliere. L’indagine del pool composto dai pm Piscitelli, Woodcock, Milita, Vanorio e Curcio ha subito un primo stop dal gip Marina Cimma, che ha negato il giudizio immediato. Manca l’evidenza della prova, requisito indispensabile al via libera per il processo. Istanza su cui ora dovrà pronunciarsi un giudice per l’udienza preliminare, ma stavolta dopo il contraddittorio tra le parti. Agli indagati sono appena stati notificati gli avvisi di conclusione delle indagini, preludio alla richiesta di rinvio a giudizio. L’accusa a Berlusconi di aver comprato alcuni senatori che pugnalarono Prodi nel 2008 potrebbe però incagliarsi ancora, e una volta per tutte. E non solo per la genericità delle dichiarazioni di De Gregorio, in “merito alle modalità e ai tempi dell’accordo” corruttivo, come rileva il gip Cimma. L’ostacolo per la Procura è dimostrare la compatibilità tra il trasferimento di denaro, i 3 milioni (di cui due si ipotizza in nero) all’ex senatore Pdl, passato dall’Idv all’opposizione, e quanto prevede la legge. L’articolo 319 del codice penale definisce un corrotto quel pubblico ufficiale che riceve denaro o altra utilità, per omettere o ritardare un atto del suo ufficio, o per compiere un atto contrario ai doveri di ufficio. La norma consente di prendere con le mani nel sacco, se lo si prova, l’amministratore che influenza una gara d’appalto. Il “mariuolo” il cui archetipo è Mario Chiesa, il paziente zero della cancrena Tangentopoli, condannato per le mazzette al Pio Albergo Trivulzio. Un’ipotesi di reato che diventa assai complicata da cucire addosso a un parlamentare, protetto dallo scudo dell’articolo 67 della Carta. I costituenti vollero che i membri delle Camere rappresentassero la Nazione, e non i partiti con cui sono eletti. E quindi anche l’infame sospetto di cambiare casacca dietro compenso, persino di votare contro il proprio esecutivo, si infrange contro questo muro. Possono fare come gli pare. E certo, gli inquirenti napoletani hanno ancora qualche carta da giocare.”Io continuavo in commissione Difesa a mandare indietro i provvedimenti del governo” ha messo a verbale De Gregorio. Uno zelo singolare, che “era sicuramente un motivo che indeboliva il governo Prodi”. Ma forse è troppo poco per portare alla sbarra registi e sgherri della “Operazione libertà”. La manovra ideata, secondo i pm, per far cadere Prodi, sfilando senatori al centrosinistra. Del resto, non ci sono precedenti di deputati o senatori condannati per un ribaltone. Anche quando indole e condotta di vita facevano gridare vendetta. Urla e strepiti circondano il fuggitivo, conditi da qualche ipocrisia, ma poi si alzano le braccia. Ci si arrende al trasformismo, deprecato mai mai combattuto sul serio, una tassa da pagare alla furberia nazionale. Il brutto vezzo che tracima sugli scranni parlamentari fin dall’Unità d’Italia. Un tratto senza distinzioni di cultura e ideologia. Dal vate D’Annunzio, transitato dalla destra alla sinistra, a De Gregorio, passando per Mastella, i cambi di campo disegnano anche la mutazione antropologica del paese, e ne timbrano i caratteri storici. Una pulsione irresistibile al colpo di teatro, ammantata di sedicenti ragioni alte e nobili, che lascia dietro sé una scia di veleni e ingiurie. E poi tutto torna come prima, fino al prossimo giro di giostra. Quando ricomincerà il vortice di illazioni, nel trito gioco delle parti. Inchieste giudiziarie però col contagocce, e c’è un perché. Il Caimano e i suoi sodali forse dovranno rispondere, semmai, di finanziamento illecito ai partiti, per cui pure sono indagati, dopo le copiose dazioni alla formazione Italiani nel mondo dell’ex senatore. Ma non sarebbe quella la pistola fumante per scrivere l’ultimo capitolo del berlusconismo.

 

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