“L’Affruntata” di Pasqua e quel colpo di fucile

“L’Affruntata” di Pasqua e quel colpo di fucile
di Damocle

L'affruntata di Sant'OnofrioSan Catello, Sant’Onofrio, Sant’Agata. Non è l’inizio di una litania. Ma non è escluso che non scelgano di pregare proprio così capi-clan o affiliati della camorra, della ‘ndrangheta e della mafia, semmai si incontrassero tutti insieme in chiesa. Insomma, ognuno ha il suo santo protettore e i malavitosi non fanno eccezione. Anzi. Il contributo criminale va ben al di là della semplice invocazione. Si insinua finanche nell’organizzazione delle feste patronali, stabilendo chi porterà in spalla quali santi, attraverso quale percorso, con quale rituale. Per “battezzare” questo o quel “picciotto”. Legittimando il potere di un boss davanti al popolo e davanti a dio. È la cronaca che lo dice. Con episodi talvolta finiti nel sangue. Miscuglio di obbedienza all’onnipotente e ai prepotenti. Come è accaduto a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, dove addirittura è bastato che il boss Renato Raffone, detto “Battifredo”, affacciato al balcone di casa sua, alzasse solo un dito per fermare la processione e provocare, come già l’anno passato, la plateale uscita di scena del sindaco, ex pm della Direzione distrettuale antimafia, Luigi Bobbio, il quale, in segno di protesta, si è tolto di dosso il tricolore e ha fatto portar via il gonfalone del Municipio. La polemica sul fatto è stata inevitabile, soprattutto alla luce di un nuovo percorso che si era stabilito onde evitare l’inchino della statua del santo sotto casa di “Battifredo”. A Sant’Onofrio, in provincia di Catanzaro, invece, adoperandosi affinché i boss della ‘ndrangheta tenessero le mani lontane dalle statue dei santi, il priore della Congregazione organizzatrice, due anni fa, è stato minacciato a colpi di fucile. Tant’è che, dopo aver sospeso la tradizionale Affruntata di Pasqua, è dovuta intervenire la prefettura, per una processione che si potrebbe definire più “di Stato” che “di Chiesa”. Un’ulteriore conferma dell’interesse di questi malavitosi per il rito religioso, che diventa strumento di rituale criminale. Si pensi che ogni adepto, nel rito di affiliazione, presta giuramento, tenendo in mano l’immagine di San Michele Arcangelo e, come ha rivelato il pentito Rosario Michienzi, portare in spalla il santo in processione sancisce la potenza del neo affiliato durante la prima apparizione pubblica. Nello stesso anno e sempre in provincia di Catanzaro, ma a Palermiti, la malavita ha scelto un’altra festa religiosa, quella per la Madonna della Luce, per far fuori il trentottenne Rocco Catroppa, vittima della lotta tra cosche della ‘ndrangheta. L’uomo era con suo figlio di 10 anni, che è rimasto ferito, in mezzo alla folla, ad aspettare, dopo il concerto, lo spettacolo dei fuochi d’artificio. È stato raggiunto da due colpi mortali, sparati col silenziatore. A Catania, invece, è la famosa festa di Sant’Agata ad attrarre gli interessi mafiosi. Il business ha il volto dell’abusivismo dei parcheggi, dei “paninari” improvvisati, e viaggia attraverso il percorso delle candelore, portate per tutta la città, nel mancato rispetto dell’ordinanza comunale che prevederebbe specifici luoghi per la sosta. Senza considerare i fuochi pirotecnici e il giro di scommesse clandestine collegate ai festeggiamenti. Soldi, soldi, soldi in un do ut des che talvolta vede i criminali finanziare restauri di opere sacre. È il caso della Madonna della Camorra, raccontato da Roberto Saviano. A Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta, il defunto boss Raffaele Lubrano fece restaurare a sue spese l’affresco di una Madonna. Durante la loro latitanza si sono rivolti alla Vergine, poi chiamata appunto “della Camorra”, i più importanti boss di Cosa Nostra, da Totò Riina a Luciano Liggio e Bernardo Provenzano. È durante la festa della Madonna della Catena, invece, che – come racconta Isaia Sales – nel 1958 rimasero uccise tre persone nello scontro tra i seguaci del capomafia Navarra e di Luciano Liggio. Alla festa dei Gigli di Barra, infine, a Napoli, l’anno scorso esponenti di clan camorristici hanno sfilato in Rolls Royce, volendo attestare il proprio potere. Quest’anno la giunta De Magistris si è impegnata per evitare infiltrazioni malavitose. La guerra tra legalità e illegalità in ambito religioso pare dura a morire.
(n.t.)

 

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