Il paziente dorme nelle mani dell’alchimista dei sogni

Il paziente dorme nelle mani dell’alchimista dei sogni

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La lettura.
“Sono nelle sue mani”: ogni anestesista si sente dire questo, poi inizia il viaggio tra palmizi viola e flash di luce forte

 Il paziente dorme nelle mani dell’alchimista dei sogni

di Elvira Morena*

Era un periodo nebbioso. Fumavo troppo e i colori sbiadivano lenti. Accade quando credi di non aver più nulla da scoprire e quel poco che capita… capita e, un attimo dopo, si resetta in automatico. Mi fu chiesto di lavorare in anestesia e rianimazione dall’oggi al domani e dal domani accettai dopo averci pensato solo una notte. Un lavoro da alta tensione. Credi non ci sia quando non avverti più l’elettricità.
Le scatole dei nosocomi racchiudono il senso dell’essere. E tra le mura, in genere bianche, si interrompe la linea di confine tra l’essere vivi o morti. Il tempo resetta emozioni e paure. I morti sono morti e chi rimane coltiva il culto dell’immortalità. Si persevera nel maneggiare farmaci e subito dopo rum al bar, sognando esotico. Magari Cuba o Panama sono la soluzione. Lì le onde sono alte, la sabbia è fine, uomini e donne fischiettano con leggerezza.

Il corpo non è
un contenitore
ma un tutt’uno
con l’anima

Da queste parti fischiare manifesta cattiva educazione.
Chissà cosa sente nel profondo l’uomo che affida la propria vita all’altro uomo… La frase che si ascolta in sala operatoria l’attimo prima di iniziare la narcosi è semplice, breve e uguale da venti anni: “Sono nelle sue mani”. Nasce così, con quattro parole il legame a tempo tra il paziente e l’alchimista dei sogni altrui. È un patto d’onore sigillato da regole ferree. Non sono ammesse variabili fuori dalla Bibbia scientifica: il protocollo internazionale.
La cultura occidentale rimane conservatrice fino al midollo. L’ambizione massima è lasciare intatto tutto ciò che gravita dentro e fuori la propria orbita. Il corpo non è un contenitore a termine, ma un tutt’uno con l’anima, con la brioche del mattino, il miglior libro mai letto, il pensiero ossessivo sul da farsi di domani. L’integrità dell’insieme non accetta fratture, la scissione delle parti. Nessuno pensa di mollare qualcosa di sé. L’egoismo riempie i vuoti, li satura; dà solidità e sicurezza dove mancano.

L’équipe
in sala operatoria
è una folla
di insetti verdi

Pertanto, affidare il concetto d’integrità al professionista del sonno è un atto di cedimento, di fiducia incondizionata e la fiducia non va tradita in nessun caso. Salvo complicazioni.
L’équipe di sala operatoria si muove in sincronia. È una piccola folla di insetti verdi, che comunica agitando le antenne. Ognuno ha un ruolo da seguire come detta il copione e il copione ha un nome: contratto nazionale. I gesti sono uguali e diversi rispetto a ieri, martedì l’altro, a qualche anno prima. La sintonia delle azioni produce note, suoni, la quinta sinfonia di Beethoven.
Il lavoro di sala operatoria ha una funzione precisa: consentire alla vita di non spezzarsi al primo tempo… prima della fine del film.
Esistono in natura due tipologie di anestesisti: il depresso e l’esuberante. Non c’è via di mezzo. Il primo ha smesso di sognare esotico. Panama è un luogo metafisico e leggere è uguale a viaggiare. Beve rum sul divano, di sera, come fosse Lexotan liquido! Il secondo ha sempre una spiaggia da ricordare, il mare diverso, almeno due promesse dietro l’angolo. Il cellulare è pari al laringoscopio. Le funzioni diverse e sovrapponibili. Chiude la porta e fugge lontano dalle vite al limite.
Le parole fanno la differenza anche dove differenza non c’è. L’anestesia è il sonno indotto e nel mezzo capitano sogni artificiali: un palmizio viola, l’amico scomparso, i flash di luce forte. In una parola: il viaggio.
Il paziente lo attende con ansia e lo chiede con occhi sottili. Non ha voglia di aspettare immobile tra le mura asettiche; non ha voglia di pensare che la lama del bisturi sezioni il corpo. Lo trafigga. Rifiuta coscienza e consapevolezza. La danza degli insetti verdi appartiene al mondo animale e quel mondo gli è estraneo e ostile. Sono in uso frasi rassicuranti e “volatili”, simili nelle intenzioni a quelle enunciate dall’hostess nel quadrante superiore del ventre di un aereo l’attimo prima del decollo: “Tra un po’ dormirà in modo profondo. Non sentirà nulla. Al risveglio sarà tutto finito e, forse, ricorderà solo la mia voce…”.
È cosa buona e giusta! Il rituale umano valorizza la scienza e non viceversa.
La luce della scialitica è il sole virtuale di Ferragosto. Cala d’intensità e si spegne. Gli occhi sono linee di ciglia umide.

I farmaci
penetrano dentro
ci si rilassa
e la coscienza
finalmente evapora

I farmaci penetrano dentro e seguono un percorso definito e chiaro. Sono veicoli in corsa sulla rete stradale diretti alla meta recettoriale. Meteore. Quello bianco latte e gli altri incolore si mischiano. Diventano uno. Soffrire non è più un problema, la coscienza perde peso. Poco male! Il corpo si rilassa, non ha freni. Oltrepassa il confine senza valori bollati, autografi e timbri.
Quando percorri il tunnel hai un unico riferimento: il fascio di luce giù in fondo. Appare come un punto opinabile dal diametro variabile. Bile. È un elastico teso tra mani ignote.
È capitato di chiedersi quale fosse il senso della vita e del malessere profondo che si spegne e si riaccende a corrente alternata. E perché continuare a vivere appare l’unica occasione per l’uomo comune. Intanto, gli anni si inseguono con ritmi in apparenza diversi. Il viaggio è solo una possibilità.
Ci sarà un posto nell’universo dove sentirsi a proprio agio? Liberi e nudi.
L’alchimista dei sogni altrui non conosce risposte fuori dal protocollo internazionale. Chiude gli occhi e cerca il sogno per sé.
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[one_half_last] * Elvira Morena è cardioanestesista presso l’Azienda ospedaliera universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno e da anni scrive racconti e poesie. [/one_half_last]
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IConfronti per Le Cronache del Salernitano

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