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Solitudini d’alta quota

Solitudini d’alta quota

Ospitiamo queste due nuove poesie di un poeta che ci chiede di firmare con uno pseudonimo, Andor.
Non discutiamo la scelta, ma la bellezza di alcune intuizioni ci appaiono soffocate da una inspiegabile esigenza di anonimato.
La redazione

non so se fu giorno di tregua nell’alta quota della parola
raccontavo e tutto filò liscio nel tuono d’agosto
il sole squarciò nuvole avvitandosi sull’assoluto bisogno di urlare
la sua luce dissipò fughe di giallo ardente-
vapori vagavano nel cielo – erano colombe acquose bambole di cielo sfuggite all’ira di cerere;

 profonda e scandalosa la cellula del sorriso giaceva sola
talmente in basso che né la giovinezza né i deliri d’estate
la sospinsero in superficie dove l’attesi ad occhi aperti
mentre saliva arrampicandosi ai miei ricordi e alle voglie
d’eternità evanescenti come i fumi dell’antico oste–
ero dentro la risalita e fuori di essa: dentro perché
fui respiro d’ansia e fuori perché lasciai occhi sul ciglio
dove la coscienza sfidò orribili strapiombi;

* Per inviare le vostre poesie:
iconfronti@gmail.com
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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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