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I marò tornano in India, ma l’ambasciatore italiano non si tocca

I marò tornano in India, ma l’ambasciatore italiano non si tocca

Il governo italiano sulla vicenda dei due marò italiani sotto processo in India per l’uccisione di due pescatori ci ripensa e fa macchina indietro. Dopo aver ricevuto assicurazioni sulla “tutela dei loro diritti fondamentali”, il Consiglio dei ministri oggi ha disposto il rientro dei due militari in India. Carmelo Currò neel suo articolo, scritto prima della decisione del governo, auspicava una scelta responsabile dell’Italia. 

di Carmelo Currò

l43-daniele-mancini-ambasciatore-130314084633_bigIl Governo italiano aveva promesso e l’ambasciatore in India ha fatto da garante. La vicenda dei militari che non hanno fatto ritorno nel Paese asiatico, continua a tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica che a New Delhi agita sentimenti non certo amichevoli nei nostri confronti. Non si può assolutamente dire in nessun caso, come è stato paventato in India, che l’ambasciatore di una Nazione possa perdere l’immunità diplomatica: l’immunità infatti ha inizio quando inizia l’incarico e termina quando l’incarico ha termine. Si può sostenere, come ha cercato di fare l’India in questi giorni, che l’ambasciatore italiano ha pronunciato un giuramento e che quindi egli si è sottoposto a fornire garanzie di cui la sua persona sarebbe dunque al centro. Il presidente della Suprema Corte Indiana ha fatto chiara allusione, senza espressamente menzionarlo, al paragrafo 3 dell’articolo 32 della Convenzione di Vienna secondo cui un agente diplomatico che gode dell’immunità giurisdizionale e che promuove una procedura non può invocare l’ immunità. Ma questo richiamo alla Convenzione sembra molto aleatorio, e non mi pare possa essere invocato nel caso in questione, anche  perché è ampio il campo delle ipotesi che possono essere formulate senza scendere nella pratica, in un contenzioso fra due Paesi.
Nella vicenda dei militari, il diplomatico italiano non si è certo impegnato in prima persona su iniziativa autonoma ma come organo dello Stato italiano che lo aveva impegnato nell’attività di protezione delle due persone incolpate di aver sparato ai pescatori. Dunque, lo Stato indiano non deve guardare all’organo esclusivamente come persona fisica e quindi operare un provvedimento nei suoi confronti; ma tenere presente la sua condizione di rappresentante di una Nazione e perciò agire direttamente contro la Nazione, nell’ambito delle ritorsioni previste dal Diritto Internazionale.
Ho parlato di ritorsione, ossia di un gesto considerato “inamichevole” poiché, al limite, solo entro l’ambito di questa figura il Governo di Nuova Delhi può legittimamente agire. Non essendo il mancato rientro un crimine grave e nocivo per le persone fisiche di cui si compone la popolazione, l’India può dunque agire solo entro limiti precisi, e non rispondere ad una violazione d’onore con un atto giuridicamente illegittimo, come la privazione della libertà per un diplomatico straniero. In pratica, l’India può procedere al richiamo dell’ambasciatore a Roma per consultazioni, alla riduzione del personale presente nelle ambasciate, potrebbe addirittura congelare i rapporti diplomatici, ridurre o interrompere affari e collaborazioni in campo economico, finanziario, industriale, culturale. Si tratta di atti che non mettono in pericolo la libertà delle persone ma che comunque dimostrano che un Governo e l’opinione pubblica animano una condizione critica e attendono il ripristino della piena condizione della legalità.
A sua volta l’Italia, se ha deciso di lasciare definitivamente entro il territorio nazionale i militari di cui si parla,  deve portare a termine le indagini nei loro confronti e deve pubblicamente stabilire quanto è accaduto in acque territoriali o di precipuo interesse indiano e ad ogni modo ai danni di cittadini indiani.
Altrimenti è chiaro che la nostra credibilità potrebbe risentirne sempre di più. E il lavarsi le mani da parte della Cee a proposito del contenzioso Italia-India, dimostra chiaramente che la consueta solidarietà europea sempre invocata, anche questa volta è mancata.

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