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Lamberti: la camorra fa più affari con la politica che con la droga

Lamberti: la camorra fa più affari con la politica che con la droga
di Andrea Manzi
Lamberti, direttore dell'Osservatorio sulla camorra

Lamberti, direttore dell’Osservatorio sulla camorra

Alla luce dell’attuale inchiesta di Fanpage, riproponiamo questa intervista rilasciata da Amato Lamberti ad Andrea Manzi a fine settembre 2008. Il popolare sociologo e criminologo scomparso da alcuni anni lanciava un grave allarme sulla corruzione politica, un male più aggressivo e temibile, egli sosteneva, dello stesso fatturato criminale relativo alla droga. In alcuni passaggi, vi sono spunti ancora attualissimi, anzi alcune denunce appaiono addirittura “profetiche” se rapportate ad alcuni esiti che le inchieste giudiziarie hanno evidenziato in questi anni.

“Se mandassero le commissioni di verifica, non si salverebbe un solo Comune della Campania, sarebbero tutti sciolti. Siamo tornati al 1901, ai tempi della Commissione Saredo: ora come allora non c’è appalto pulito, le assunzioni sono predefinite, gli acquisti dei materiali pure”.
Amato Lamberti non ha speranze: la camorra stravince, lo Stato non c’è, il territorio è una palude per colpa della politica collusa. Contro i Casalesi però la risposta dello Stato è stata tempestiva, energica.
I 107 ordini di arresto? Camorra, ‘ndrangheta e mafia non sono soltanto un problema criminale, ma poteri che si sostituiscono allo Stato nel governo del territorio. Se le nostre realtà sono così degradate, è perché lo sviluppo è stato gestito da quei soggetti, dai delinquenti. Ricorda i cento uomini di ferro di Guido Dorso? Al Sud, li aspettiamo ancora.
Chi ha consentito ai clan di conquistare un potere così illimitato?
Un amministratore che vuole fare affari a chi si rivolge? A lui vanno bene questi personaggi, perché ti mettono i soldi in tasca. “A me che mi viene?” è la domanda che il politico si pone. L’appalto lo vince una grande impresa? Allora occorre subappaltare e il 3,4 o 5 per cento deve essere mio. A un imprenditore serio non si potrà mai fare questo discorso, perché quello ti denuncia. Poi, ad appalto aggiudicato, si verificherà la fornitura di materiali scadenti, i laterizi saranno presi dall’amico, i citofoni dal compariello. C’è un’economia che si muove, perciò è impossibile non orientare l’appalto”.
Ma chi tiene il bastone del comando?
Certamente non il camorrista, ma il politico e l’amministratore pubblico, che diventano riferimenti di una molteplicità di soggetti.
Ci sarà pure qualche imprenditore onesto?
Ma, se esiste, dovrà lavorare attraverso gli apporti dell’economia criminale. Ti sei aggiudicato il lavoro? Ebbene, i mattoni li devi prendere lì, poi mi dai un po’ di soldi per la campagna elettorale…
Lei è stato assessore comunale e, poi, per nove anni presidente della Provincia di Napoli.
Non ho mai chiesto soldi per le campagne elettorali né un posto di lavoro. I miei amici mi dicevano: “Tu sì ‘a schifezza de’ politici”.
Il vero problema, dunque, è la corruzione?
L’imprenditoria direttamente criminale non supera il dieci per cento. Il dramma è la corruzione: se il politico o l’amministratore prendono soldi, anche i funzionari e impiegati parteciperanno al banchetto, e la stessa cosa accadrà per chi deve verificare… Per la regolarità formale, i soldi dovranno essere presi in banca, e così partono le fatturazioni di comodo per il nero, il direttore della banca dovrà chiudere un occhio e, presentato dal politico all’imprenditore, parteciperà pure lui alla spartizione.
Corruzione come cancro inguaribile?
Il problema sono i partiti, vedo in giro le stesse facce da 50 anni.
Talvolta i partiti avvertono la necessità di rinnovarsi. Nel suo caso, anni fa, accadde.
La mia attività politica è legata alla crisi di Tangentopoli, purtroppo non cavalcai la situazione. Nel ’94 fui candidato alla Camera dai Progressisti nel collegio Mondragone-Sessa-Teano: ad insistere fu il vescovo Nogaro. Vuole un’idea di quel clima? Presentazione della mia candidatura, sala della biblioteca comunale di Mondragone. Il giorno prima ero stato a Caserta, i giornali ne avevano parlato. Ribadii il mio impegno per rompere il dominio antico dei clan. A Mondragone da sempre la camorra elegge il proprio parlamentare. Pensi che il primo deputato cacciato da Montecitorio, nel 1906, perché colluso, fu Peppuccio Romano, ed era di Mondragone. Ebbene, stavo parlando della necessità di lottare in quel comune contro il clan La Torre, quando si alzò una donna in fondo alla sala e si diresse verso di me. Silenzio di tomba, la donna aveva “Il Mattino” tra le mani, quasi lo brandiva. Quando mi fu dinanzi, disse in modo che tutti potessero sentire: “Che sì venuto ‘a ffa, tu ccà nun piglie ‘nu voto”. Era la vedova di Augusto La Torre, un potente boss della zona, dopo qualche anno fu arrestata anche lei con i figli. Lo ritenni un segnale terrificante, ma il capitano dei carabinieri che era vicino a me gettò acqua sul fuoco: “Dovete capire, è una moglie…”. Comincia così la mia campagna nel deserto.
La racconti.
Sparirono tutti, Progressiti in testa. C’era una paura folle, nessuno voleva affiggere i miei manifesti, affittai un “Leoncino”, con i microfoni sul cassone, il mio autista era un amico di Scampia, uno che aveva fegato. Ai comizi non veniva nessuno. A Mondragone, c’erano 20 carabinieri e 20 poliziotti che guardavano me nella piazza deserta e, in un angolo, quasi nascoste, soltanto sei persone, i segretari dei partiti. A Vairano un signore si offrì di ospitarmi ma predispose, di notte, turni di guardia alla sua casa.
Lei parla di Mondragone come di Corleone, ma in questi comuni che cosa spinge a fare politica?
Arricchirsi e fare arricchire, oltre a risolvere problemi della gente ma mai in termini universalistici.
Sta demonizzando la politica, ma non è la droga la prima forma di finanziamento dei clan?
No, i sodi veri passano per la pubblica amministrazione. Nessuna attività criminale consente gli stessi guadagni. Pensi ad un ospedale: le forniture per un solo genere alimentare, mettiamo la carne, ammontano a qualche milione di euro l’anno. Le assicuro che tra le forniture alimentari degli ospedali campani non ne troverà una sola pulita. Ma pensa che qui ci si aggiudichi l’appalto perché si vince la gara? L’appalto lo ottieni se trovi la sponda giusta.
Torniamo alla criminalità.
Trovo assurdo che i criminali siano a piede libero. I carabinieri sanno chi sono, fanno i rapporti mensili. D’accordo, la gente va arrestata rispettando la legge… ma bisogna inventarsi qualcosa. Ai tempi di Giancarlo Siani, il vice questore di Torre Annunziata, Perrini, convocava i camorristi e, per toglierli dalla strada, li tratteneva fino alla notte, con mille pretesti: “Ho da fare, ora arrivo…”. Poi, li congedava: “Tornate domattina…”. Chi vive di illegalità deve stare dentro.
Ma i rischi non ha detto che vengono dalla politica?
Sì, però i camorristi sono lo strumento, i soggetti con i quali i politici fanno i patti scellerati. Se arrivano le commissioni di accesso, ripeto, sciolgono tutti i nostri comuni, dico tutti.
Corruttela egemone.
Sì, ma non sono i clan a reggere le fila. La camorra non potrà mai prendere il posto della politica. Quando ha tentato di farlo, è scattata la reazione dello Stato. Ricordo quel camorrista che arrivò al vertice dell’amministrazione di San Cipriano: la politica e lo Stato scesero in campo, non per la difesa della legalità quanto per dire ai clan: “State al posto vostro, queste poltrone sono nostre”.
Saviano la pensa diversamente.
Io su questi fenomeni lavoro e studio. Saviano scrive romanzi e utilizza i nomi di persone realmente esistenti. Romanza quelle vite per renderle funzionali alla trama, attribuendo loro capacità che non hanno. Io dico: fai il romaziere, ma non invadere altri campi. Se si utilizza Saviano per comprendere la camorra, si potrà utilizzare il romanziere Stephen King per lo studio socio-economico degli Stati Uniti.
Saviano mitizza, quindi.
Per essere benevoli, diciamo così. Ma ci si è chiesto perché non fa un solo nome di politico? Perché non si chiede chi inserisce i camorristi negli appalti dell’Alta velocità, chi li piazza nei lavori della terza corsia autostradale? Il problema non è l’impresa della camorra, ma come essa viene immessa nei grandi giri.
Il nesso criminalità-potere stenta a venire fuori.
Processo Spartacus: perché sono state stralciate le posizioni di chi non è direttamente criminale? Lì ci sono tutti: notai, funzionari, avvocati, politici, imprenditori, amministratori, cancellieri di tribunale, commercialisti. Li hanno stralciati per poter fare “Spartacus 2”, siamo in primo grado e sono già passati dieci anni. Dopo tanto tempo, molti non saranno più processati, ad altri applicheranno la prescrizione. Ricordo la deposizione di un pentito: “La forza nostra” disse “non è di sparare o ammazzare, ma è nei collegamenti che abbiamo”.
Lei da presidente della Provincia riusciva a vigilare sull’integrità dei suoi collaboratori?
No. Nella prima consiliatura, però, riuscii ad imporre un mio modello. Feci assessore uno di Pisa che lavorava in Africa, uno di Gorizia che lavorava in Bosnia, evitai di coinvolgere gente del territorio. Nella seconda consiliatura i partiti ripresero il sopravvento.
Ha imputato ai partiti ogni responsabilità: ma, da Bassolino a De Luca, i politici potenti hanno allestito reti o lobbies personali.
Ma, senza i Ds, Bassolino e De Luca non vanno da nessuna parte. Non vede che alla vigilia delle campagne elettorali tornano all’ovile? Hanno bisogno della rete sul territorio.
Quali colpe ha Bassolino?
Aver consentito che tanta gente approfittasse della situazione. Lui è uno che non segue i fatti amministrativi. Quando da assessore chiusi gli uffici dell’Annona, dove si svolgeva il commercio delle licenze, mi chiese: “Che stai combinando?”. Gli risposi che quello era un covo di delinquenti, dove avveniva la compravendita di tutto. E lui mi lasciò fare. Con i tassisti, andò peggio: c’era un sacco di gente con il 416bis, tentai di mettere ordine. Ci fu la rivolta, allora Bassolino mi tolse la delega (“Ne hai troppe” mi disse) e la passò a Marone. Non voleva occultare, ma evitare che saltasse l’immagine di Napoli. Fu una decisione politica.
E sull’emergenza rifiuti cosa dice?
C’è un sequestro della verità: la raccolta differenziata non sta a cuore a nessuno, gli impianti da utilizzare già esistono, pensi ai cementifici, e nessuno lo dice. Io, da presidente della Provincia, non venivo mai consultato perché avevo idee alternative. Quando poi vidi la gentaglia che frequentava il Commissariato, non ci andai più. Lì c’è un assalto quotidiano della camorra: dagli autotrasportatori ai titolari di cave… Tra l’altro, ritengo che si sversi ancora abusivamente.
Come ne usciremo?
Non credo ad un moto di base, mancano le figure in grado di liberare la gente.
Lei cosa farà?
A chi mi chiede di scendere in campo ribatto: “Trovatemi 25mila firme” e lo farò. Non posso alzare una bandiera e rimanere da solo.
Come vede l’ipotesi De Luca, il sindaco di Salerno, per il dopo-Bassolino?
Nelle sue gestioni, l’impresa Citarella ha fatto un sacco di lavori stradali, troppi. Quando una volta il prefetto chiese informali spiegazioni, il sindaco obiettò: “Perché non togli tu il certificato antimafia a quell’impresa?”, una risposta burocratica ma formalmente giusta. Per combattere i poteri criminali, però, occorre un salto di qualità. Si tratta di una lotta dura, nessun amministratore ti dirà mai: “Qui governo io, ma con lo strumento camorristico”.
A proposito di Napoli, lei parla di una città coperta da una ragnatela.
Ci sono reti di interessi che tengono insieme la città, sotto le reti c’è la politica, la gente, tutto il resto. Anni fa, per una ricerca, finsi di voler acquistare voti, vennero in tanti. Vendevano i voti per mestiere: chi me ne offriva 400, chi 50. Avrei messo insieme 25-30mila voti. Spesso non chiedono soldi anticipati, si paga a risultato conseguito!
E qui c’è differenza tra destra e sinistra?
Nessuna, i voti li comprano da una parte e dall’altra: e per scoprirlo basta confrontare le preferenze ottenute con la qualità delle persone.
Napoli, quindi, anche dal punto di vista politico, è diventata il non-luogo di cui parla Aldo Masullo.
Nei nove anni in cui sono stato presidente della Provincia, istituii anche la Consulta anticamorra. Non interveniva mai nessuno: una volta vennero tre-quattro sindaci su novantadue, e fu un successo. Una città amorfa, apatica, ma che sia diventata un non-luogo è un’ipotesi che non mi trova d’accordo. Napoli, semmai, è sempre stata un non-luogo. Nei testi del ‘300 si parla di una città di ruffiani, di criminali, con l’aria irrespirabile. Il marchese de Sade la descrive come una discesa agli inferi, luogo trasgressivo dove arrivavano tutti i pederasti d’Europa per trovare amanti occasionali.
Ma, stando ai successi di Berlusconi, Napoli sarà di destra?
Berlusconi vince perché fa passare l’idea che non pressa i cittadini. Gli italiani sono iper-liberisti, ma chiedono anche di essere garantiti nei diritti essenziali, dalla scuola alla sanità. E qui la sinistra ha un ruolo, ma dovrà prima capire la gente. Oggi è lontana da tutti.
(Da “Un sacco brutto” di Andrea Manzi, 2009)

In copertina, lo smaltimento clandestino dei rifiuti da parte dei clan

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Commenti (5)

  • Antonio Affinati

    Questa intervista è esemplare, andrebbe proposta nelle scuole: il prof Lamberti indica pericoli e zone d’ombra della nostra torbida società politica e fornisce le conoscenze giuste per diffidare di una generazione che si è insediata nel palazzo soltanto per rubare o difendere interessi inconfessabili.
    È significativa la spiegazione di come anche la cosiddetta imprenditoria legale sia compressa e condizionata da quella illegale. Politica e camorra non sono due poteri antagonisti, ma nella ricostruzione del prof Lamberti appaiono concorrenti, uniscono le forze soltanto per fare denaro e si separano soltanto se le quote di spartizione non sono “eque”.
    Pensare che una democrazia si regga su questo è allucinante, ma è la verità.
    Altro che i romanzi di Saviano. Ora ho capito perché Saviano non parla della politica. Se riconoscesse alla politica il valore criminale che la politica ha non potrebbe più idolatrare i camorristi e renderli personaggi invincibili sul set della vita.
    Un grazie di cuore ai Confronti che ha riproposto il pensiero del prof. Lamberti nel giorno della sua scomparsa.

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  • andrea manzi

    Ha detto bene: Amato era un signore, prima di tutte le altre cose…..

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  • giulia lo presti

    Un’analisi sconsolata e sconsolante della situazione, ma quante verità rilevo in questo intervista al professore Lamberti! La politica è davvero in forte competizione con la camorra: stessi metodi, stesso sottocultura, analoghi interessi.
    Speriamo che si possa risorgere, ma se le cose stanno così…
    Io sono stata alunna del professore Lamberti e so con quanta verità lui pronunciava questi giudizi.
    Era un signore oltre che uno, secondo me, tra i maggiori studiosi meridionalisti.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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