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Lamberti, l’attualità dell’utopia che diventa storia

Lamberti, l’attualità dell’utopia che diventa storia

di Pasquale De Cristofaro

Sono rimasto molto colpito dall’ultimo intervento che il professore Amato Lamberti (foto) ha scritto poco prima di morire. Non sapevo delle sue condizioni di salute e, devo confessare, un intervento così lucido e amaro al tempo stesso non me lo sarei mai aspettato da un uomo pubblico e delle istituzioni come lui. In quello scritto si capiva, per la radicalità di quello che diceva, che s’era finalmente spogliato da tutte le prudenze che spesso rendono i nostri ragionamenti cauti ed istituzionali, oserei dire quasi insinceri. Veniva fuori l’uomo autenticamente preoccupato per lo stato di estrema prostrazione in cui versa il nostro paese più in generale ed il nostro territorio in particolare. Il malaffare, la camorra, la ripresa che arranca, la disoccupazione, una politica inadeguata nei suoi uomini e nelle sue idee, lo portavano a desiderare una indifferibile “azione rivoluzionaria”. Un appello ai giovani affinché non restassero fermi ma continuassero a desiderare l’utopia che, è bene ricordarlo, non è affatto l’irrealizzabile ma il non ancora realizzato. Lamberti, che è stato uno studioso ed un politico di rara efficacia, ha sempre coniugato impegno e studio profondo nella risoluzione degli antichi, e spesso ritenuti irrisolvibili, problemi delle società meridionali. Se prima era stato un punto di riferimento, ora, lo è di più. Come hanno fatto gli artisti d’ogni tempo e luogo che, sempre, quando hanno agito non si sono mai preoccupati d’essere alla moda ma spesso hanno preferito essere “inattuali” e sinceri privilegiando discorsi di verità anche se scomodi, così Lamberti è riuscito col suo ultimo articolo ad indicare ai nostri politici che è finita l’ora dei tatticismi ed è giunto il tempo di fare entrare aria nuova per rinnovare daccapo questo nostro troppo vecchio paese.

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