Lamberti: troppa camorra. O democrazia partecipata o rivoluzione

Lamberti: troppa camorra. O democrazia partecipata o rivoluzione
di Barbara Ruggiero

AmatoLamberti
Fonte: http://www.ilbrigante.it

“Io dico che per cambiare lo stato delle cose ci vorrebbe una rivoluzione”.
Non ha dubbi Amato Lamberti, docente di Sociologia della devianza e della criminalità alla Federico II di Napoli. Abbiamo preso spunto dalla recente rottura tra Narducci e De Magistris per parlare di attualità, legalità e di politica con Lamberti, fondatore dell’Osservatorio sulla camorra della Fondazione Colasanto ed ex presidente della Provincia di Napoli.
Narducci e De Magistris, due persone unite nella lotta all’illegalità che a un certo punto vanno ognuno per la propria strada. Che idea si è fatto di questa storia?
Io dico che la democrazia è in difficoltà e mi pare un fatto abbastanza evidente. Si stanno evidenziando i limiti della democrazia rappresentativa e forse dovremmo cominciare a pensare seriamente a una democrazia partecipativa. L’esperienza di De Magistris è senza dubbio innovativa. Lo è, però, solo sul piano politico; sul piano amministrativo presenta ritardi e difficoltà. A Napoli ci sono tanti problemi: manca il lavoro, c’è povertà e degrado… Questi sono problemi che non vengono affrontati. E quando non affronti i problemi fondamentali per una città come questa tutto il resto sono solo chiacchiere.
Lei propone il passaggio alla democrazia partecipativa: perché?
Io dico che delegare delle persone e dare loro un mandato in bianco, senza possibilità di intervenire su quello che fanno, è un forte limite della nostra attuale forma di democrazia. E questo si sta evidenziando. Si è creata una casta di persone che non rispondono più ai cittadini. Anche la possibilità di un ricambio si sta mostrando fragile: alla fine la casta riesce a controllare sempre il modo di fare politica e di amministrare. La politica, purtroppo, è considerata uno strumento per favorire uno o un altro. Il dilagare in Italia della mafia, dal sud al nord, è un fatto oramai evidente. Il sistema finanziario non ha interesse a contrastarlo; quello economico preferisce avere rapporti con la mafia e il sistema politico amministrativo, come accaduto con l’inchiesta “Due Torri” a Salerno, risulta profondamente malato.
Spesso si procede per luoghi comuni e il Mezzogiorno d’Italia è considerato come il territorio più esposto alle influenze della camorra. È d’accordo o è suggestione?
La camorra è un problema in tutto il Paese. Ormai la camorra è sciolta nella società: è nelle imprese, nelle pubbliche amministrazioni, nella politica. La camorra non è chi spara, quello è un criminale; la camorra punta dove ci sono i soldi veri, alle pubbliche amministrazioni che, comunque, mobilitano centinaia di miliardi, molto più di quanto si può fare con la droga o con altri affari criminali.
Risulta quasi difficile individuare la camorra a questo punto allora.
Io dico che siamo di fronte a situazioni di camorra simbiotica, che sta dentro la società. Ma, non meravigliamoci più di questo, sono situazioni uguali in tutta Italia.
Come potrebbe trovare attuazione la sua idea di democrazia partecipativa?
È una cosa difficile da affrontare in tempi brevi. Non so come risolvere il problema. L’idea è semplice, la realizzazione diventa difficile. Secondo me bisogna riportare innanzitutto l’etica nella pubblica amministrazione e poi in politica.
Quanto conta l’etica in politica?
Si dovrebbe capire che la politica non è un mestiere, è una missione. Si dovrebbero togliere tutte le prebende e le garanzie della casta. E’ sbagliato pensare di fare politica per guadagnare: la politica va fatta gratis, per passione. Se non si segue questa strada parleremo sempre di casta.
Allora con l’etica si può salvare, secondo lei, la politica?
Io metterei anche un limite ai mandati. Non è possibile vedere persone che per cinquanta anni fanno politica. Ci vogliono ricambi continui anche per evitare pericolose distorsioni. I cambi sono fondamentali sia a livello locale che nazionale. Se un sindaco resta primo cittadino per tanti anni, è come se diventasse il padrone dell’amministrazione, fissa le regole, diventa quasi inattaccabile. Io guardo con favore al Movimento 5 stelle perchè porta avanti un cambiamento. Sulle capacità di amministrare bisogna vedere: sono sempre necessarie delle competenze che non si possono mai improvvisare; ma riconosco loro l’idea del cambiamento. Come salvare la politica? Io dico che ci vorrebbe proprio una rivoluzione!

Barruggi

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