Ven. Ago 23rd, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

L’amicizia, l’amore, il perdono e la salvezza possibile per tutti

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di Luigi Rossi
di Luigi Rossi

perdonoGesù entra nelle case di tutti: ricchi farisei, poveri contadini, noti peccatori, ma alla fine pronunzia il suo giudizio che scompagina la logica umana e traccia una scala gerarchica segnata dalla preminenza dell’amore.

Un ricco fariseo è ben contento di guadagnarsi la stima di tutti invitando a pranzo di sabato un rabbi. La casa è aperta alla curiosità dei vicini perché la porta d’ingresso rimane spalancata. Di ciò approfitta una donna che, generando profondo scandalo negli astanti e risentimento nel padrone, non solo va a curiosare, ma, seduta ai piedi del rabbi, li cosparge di nardo. Ne fissa gli occhi e percepisce che egli è l’uomo del perdono perciò, pentita, incomincia a piangere.

I tre personaggi principali della strana scena si scambiano sguardi dai quali traspaiono sentimenti diversi e contrastanti.

Il fariseo, legato alla legge, incomincia a dubitare delle qualità dell’illustre ospite: si fa toccare da una peccatrice!Si confrontano così due mondi, due codici di comportamento, due modi di ragionare. Vero cieco, che non sa andare oltre le apparenze, è il fariseo: della donna vede il peccato, non l’amore; condizionato dai tabù, non scorge in Gesù, che si lascia toccare, la misericordia di Dio. Da una vita si è preoccupato solo di non farsi contaminare entrando in contatto con i peccatori.

Gesù, invece, sa che Dio è Padre di tutti, buoni e cattivi, perciò non allontana, ma cerca i peccatori. Il contrasto fra Gesù ed il suo ospite risulta inconciliabile perché é morale e teologico, coinvolge la concezione che si ha di Dio. Inoltre, al contrario della donna, il fariseo non è consapevole di essere peccatore: ecco perché non mostra riconoscenza sentendosi perdonato.

Gesù tenta di far ragionare Simone raccontandogli la parabola del ricco banchiere pronto a condonare quanto ha prestato a due debitori. Il fariseo sa risponde, ma non mette in pratica quanto la sua intelligenza gli suggerisce, non percepisce il senso di liberazione e di perdono che ridà nuova dignità. Secondo il suo senso della giustizia egli non avrebbe debiti, perciò non prova riconoscenza: forse nutre stima verso Gesù, ma non il senso di stupore che genera gioia. Questi sentimenti li può  provare chi, perdonato, è consapevole di essere amato gratuitamente.

Il passo del vangelo di questo domenica, grondante di lacrime e d’amore, ci mostra come Gesù si fa largo nel groviglio dell’animo umano dando la possibilità di risurrezione anche all’ultimo, a chi non entra nelle graduatorie delle nostre etichette. L’episodio contesta i nostri orientamenti morali ed i nostri canoni di giudizio, mentre conforta perché asserisce che il cristianesimo non è un coacervo inestricabile di doveri e di dogmi, ma continua disponibilità a dare e a ricevere amore. Solo i cinici si scandalizzano per gesti ritenuti sconvenienti che vanno contro tutti i rituali per esaltare il perdono ben oltre l’eventuale debito della giustizia. Appunto è per/dono, non può essere annoverato tra azioni soggette alla contabilità del dare e dell’avere nella logica del baratto.

Una fede che vive solo di osservanza di regole non ritiene possibile il passaggio dal peccato all’amore, facendo dimenticare che il rapporto con Dio si esaurisce nel ricevere amore per restituire gratitudine. Vera rivoluzione del cristianesimo è il passaggio gioioso dal poco amore, legato ad uno  sterile rispetto della norma, al molto amore di chi, nonostante tutto, continua a percepirsi figlio di Dio e, quindi, cerca di imitarlo fiducioso nel suo perdono che genera una riconoscente amicizia.

 

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