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L’anatomico sugo proibito

L’anatomico sugo proibito
di Nicoletta Tancredi

Tutti a prendersela con Sandra.
Oggi l’abbiamo rimproverata tutti, ma proprio tutti, interrompendo il pranzo con un corale “Sandraaaa!”.
Eh sì, anche Paola. E anche Camilla, che è poco più grande di lei.
Il fatto è che la “regola” infranta è fin troppo nota: le brutte parole non si dicono! Soprattutto a tavola. Certo, non è che poi sia proprio una parolaccia.
“C..o” è un termine riportato anche sul dizionario della lingua italiana, con tanto di etimologia latina: “sostantivo maschile, dal lat. culus, la parte posteriore e più carnosa del corpo umano….” anche se, comunque, il vocabolario specifica che “c..o” si usa in espressioni volgari del tipo “essere c..o e camicia” (ma questo non può averlo sentito da me, io sono solita dire “vanno d’amore e d’accordo”); “avere una faccia di c..o” (ma anche qui, non può averlo sentito da me, io dico “una bella faccia tosta!”); “mi sono fatto un c..o così” (ma no, non può averlo sentito da me, anche qui io direi “ma quanto ho lavorato oggi! Che fatica! Sono stanchissima!”); “prendere per il c..o” (ma no, no, io dico “non mi prendere in giro eh!”, lo dico proprio alle mie figlie, quando hanno lo sguardo furbetto di aver combinato qualche marachella); “in c..o alla balena” (anche qui io dico sempre “in bocca al lupo!”; “che c..o”, ma io direi “che fortuna” e poi non ho vinto alla lotteria, quindi quale fortuna, quando avrei dovuto dirlo e quando la piccola avrebbe dovuto di conseguenza sentirlo)?
Ah, ma un momento, l’espressione (volgarissima) “che c..o!” potrebbe averla sentita da mio marito, magari mentre passeggiava con lui in strada, l’altra mattina, quando sono andati insieme al supermercato… chi sa, avrà attraversato davanti a loro una bella ragazza, con un considerevole lato b e quindi mio marito avrà esclamato “che c..o!” e lei, bambina innocente che tutto apprende, soprattutto dal papà che considera un esempio di massima sapienza ed eloquenza infinita, ha memorizzato l’espressione volgarissima, che ora ripete, ostentando sicurezza e spontaneità, come se fosse il più raffinato modo di dire.
“Ma bene, andiamo proprio bene!” – penso delusa e stranita tra me e me. “Sandra, a mamma – con tono tremante nel tentativo di risultare ferma e decisa – stavi dicendo che hai avuto fortuna? In che cosa? Che c’è, a mamma?” E lei farfuglia qualcosa come “Voglio il pane nel c..o!”
Le sorelle scoppiano a ridere. Io resto sempre più perplessa.
Mio marito raggelato.
E lei ripete “Voglio il panino nel c..o!”
Le sorelle di nuovo a ridere. Io non riesco a sbrogliare la matassa. Poi, con sguardo preoccupato, osservo la bambina, occhi dolci, che, con un pezzo di pane in mano, allunga il braccio verso il piatto delle polpette, e ripete quella che ora mi appare una frase molto più chiara, logica e adatta ad una bambina della sua età: “Voglio il pane nel sugo!”
Amore di mamma!
E tutti a darle addosso per una “scarpetta”.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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