L’anima dei luoghi alla prova del futuro, largo al geo-giornalismo

L’anima dei luoghi alla prova del futuro, largo al geo-giornalismo

Dopo decenni si riparla di informazione turistica. A promuovere un’analisi approfondita del rapporto tra comunicazione, turismo e sviluppo, la Fondazione Alario per Elea-Velia onlus e l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, che hanno organizzato per il 12 ottobre prossimo ad Ascea, presso la sede della Fondazione, un congresso nazionale per l’analisi di questo rapporto decisivo ai fini dello sviluppo.

Andrea Manzi

 

Informazione turistica-14I luoghi hanno dentro di sé lo sviluppo, è un dato di fatto che più o meno vale sempre.

Occorre però tirare fuori tale vocazione alla crescita, renderla evidente e, poi, proporla sul mercato mondiale, dopo averla coltivata con cura, comparandola con le concorrenze vicine e lontane e immunizzandola dai rischi di deperimento.

Le potenzialità sono sempre al bivio, perché possono imboccare la direzione giusta o allontanarsi dalla meta.

C’è quindi un nesso tra informazione, comunicazione, geografia e marketing che va colto senza indugi per orientare lo sviluppo e offrire una bussola alle sfide contemporanee dei territori con vocazioni specifiche e spiccate. Tale nesso, però, fonda sulla conoscenza dei luoghi e degli abitanti, operazione in sé complessa – soprattutto per aree diffuse e policentriche come il Cilento/Diano – perché “conoscere” presuppone percorsi complicati (oltre che eterogenei), che entrano innanzitutto nella storia, nella geografia e nell’economia.

La realtà, purtroppo, non sembra tenere in alcun conto che la “società dell’informazione” ha assunto il rilievo di risorsa fondamentale dell’economia mondiale. Talvolta nel Meridione non si è consapevoli nemmeno del fatto che la simultaneità nelle notizie ha modificato le dinamiche sociali tanto da porsi come elemento essenziale della modernità. E ci si continua a comportare come al tempo delle interazioni sociali basate sulla prossimità fisica, sulla conoscenza e sullo scambio diretti.

Tale gap si avverte soprattutto in terre di confine come il Cilento, nelle quali è evidente lo scontro tra il parassitismo della tradizione e la forte, purtroppo ancora inappagata, tentazione di incrociare il futuro.

La sfida di comunicare/informare si incammina così su un doppio binario, che presuppone una nuova strategia dei fini, ma anche l’adozione di metodi che rinnovino le pratiche operative consolidatesi nel tempo.

L’occasione di guardare al futuro ce la fornisce quotidianamente la “Città del Parco”, la nuova sfida della Fondazione Alario rivolta alla costruzione di una realtà sociale complessa che vada oltre l’attuale (e improduttiva) forma urbis, superandola in una tessitura di relazioni e di servizi avanzati.

Le diversità, una volta in rete, trovano così integrazioni funzionali che vivono al di fuori dei confini geografici ed operano, con unità di intenti, nel confronto “produttivo” con il mondo globale. Ma tale dialogo rappresenta ancora un’eccezione, e questo è il gap da superare. Per favorire la nascita di una nuova cultura della cooperazione e costruire una governance all’altezza degli obiettivi, già nel numero zero de Il Paradosso, abbiamo parlato di “città/territorio come variante postmoderna della città diffusa, modello di organizzazione basato sulla rete e la cooperazione dei comuni” (Carmelo Conte). In una comunità vasta così intesa, che dialoga a fatica con il mondo, nel quale tenta di ritrovare le ragioni e i valori di mercato della propria malferma identità, informare (e più ancora comunicare) non è né potrà essere un’attività “neutrale”, nel senso che essa sarà costretta a fare i conti con il passaggio del Cilento/Diano da realtà (semi)protetta a Città viva e produttiva. Economia ed economia della conoscenza diventeranno, in questa possibile, rinnovata identità territoriale, aree intimamente connesse, radicalmente implicate e condivideranno percorsi (soprattutto multimediali) di formazione e di scambio.

È nata così la nostra esigenza di confrontarci sul passaggio del turismo dalla improvvisazione creativa – più o meno riuscita ma comunque limitata – alla progettazione strategica, tentando di capire in quali ambiti e con quale peso l’attività di comunicazione/informazione dovrà essere funzionale agli obiettivi di sviluppo e di riconversione di quest’ambito. Non escludiamo di promuovere dei “supporti” di rete che esprimano competenze innovative e inedite di taglio geo-cronistico. Noi vorremmo poterle formare. Su queste basi abbiamo organizzato il Congresso della informazione turistica (il programma nelle pagine a seguire), un momento di analisi e di proposte, che si svolgerà il 12 ottobre nell’Auditorium della Fondazione Alario con i patrocini della Fnsi, dell’Ong, dell’Enit e dell’Università Suor Orsola Benincasa (a seguire un intervento di una relatrice, la professoressa Paola Villani, che anticipa uno dei temi di fondo del congresso). Per nuove iniziative che stiamo avviando, l’Università Suor Orsola Benincasa fornirà la collaborazione scientifica ed operativa anche attraverso la sua Scuola di Giornalismo diretta da Paolo Mieli. Per quanto riguarda le imminenti attività che presenteremo in occasione del Congresso di ottobre anticipiamo soltanto che esse investiranno un’area complessa e saranno unificate da un’agile struttura che avrà l’obiettivo dell’informazione territoriale multimediale e della fornitura di servizi complessi ad istituzioni, aziende, scuole e cittadini, che vogliano vivere la Città del Parco non soltanto come area di meraviglie, ma come centro di eccellenza affacciato sul mondo. Nelle pagine che seguono raccontiamo, attraverso la voce di chi ce l’ha fatta, un’esperienza multimediale (www.intoscana.it) che è riuscita ad essere il riferimento decisivo di un territorio.

redazioneIconfronti

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