L’Antigone secondo Parrella, ovvero Amore e/è Diritto

L’Antigone secondo Parrella, ovvero Amore e/è Diritto
di Claudia Landolfi

Nasce come testo teatrale l’Antigone di Valeria Parrella, rappresentato a Napoli a fine settembre e ora pubblicato dalla casa editrice Einaudi. L’autrice torna su un mito antico ma sempre attuale per la potenza delle tematiche morali ed etiche di cui si fa portatore, come dimostrano le innumerevoli interpretazioni filosofiche e i continui adattamenti teatrali. L’operazione di Valeria Parrella consiste nel rileggere l’esposizione e la mancata sepoltura del corpo di Polinice, fratello di Antigone morto in un conflitto fratricida, alla luce dei dilemmi bioetici sulle norme giuridiche che regolano e definiscono la fine della vita. Il Polinice della Parrella, infatti, è in coma, alimentato artificialmente: è dunque esposto in un senso più ampio, è esposto al potere del legislatore che lo trattiene in uno stato di sospensione che non può essere qualificato né come vita né come morte.
Il testo ci consegna una domanda enigmatica: è giusto che il legislatore decida quale debba essere il confine tra la vita e la morte, o è possibile pensare a una sfera del diritto in cui sia legittimo dare spazio e voce anche alla dimensione privata degli affetti? La Parrella fa rispondere un suo personaggio: ‘la decisione riguarda il legislatore e noi, riguarda anche chi era vicino a Polinice. È il legame che fa cambiare giudizio’. Antigone, dunque, stacca la spina, in nome della ‘Legge interna’ dell’amore. Sebbene in questo testo la scelta di Antigone sembri l’unica possibile, in ogni caso il mito colpisce dritto al nostro cuore impedendoci di ignorare, persino a un livello di finzione, l’inadeguatezza delle nostre risposte, e l’incapacità di stabilire con convinzione da che parte stare. Oltretutto, il discorso pubblico odierno sembra appiattito totalmente sui conti e sullo spread, lasciandoci in un limbo etico, in uno stordimento ‘da crisi’ che ha azzerato molti interrogativi (‘L’epoca che avanza è dolorosa… perché è vana e senza meta’), compresi quelli sull’invasività di quella techne che alimenta speranze spesso vane nell’uomo che ‘abbatte la clessidra, la tiene orizzontale’ e rimane a contemplare ‘proprio quell’ultimo granello che resta strozzato al centro senza cadere né di qua né di là’. Cogliamo allora l’occasione, con questa lettura, per ricordare che anche l’amore ha il suo diritto di presa di parola e per restituirgli una funzione nel discernimento e nella decisione giuridica.

redazioneIconfronti

Un pensiero su “L’Antigone secondo Parrella, ovvero Amore e/è Diritto

  1. Questa recensione mi piace perchè contiene un grande messaggio di amore che induce a sperare e a lottare cercando, con una gestione verticale della vita,di riconquistare lo smarrito equilibrio.

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