Mer. Giu 19th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

L’Aquila, la (im)prevedibilità del sisma e l’errore

3 min read
Il ministro Clini difende gli scienziati condannati severamente e cita a sproposito Galileo
di Carmelo Currò

Poteva starsene tranquillo, il ministro Corrado Clini, studiare le evoluzioni degli sciami sismici nella storia dei terremoti, rendersi conto – a discapito della “comunità scientifica”- che le continue scosse andavano considerate un segnale di allarme per l’Aquila. Sarebbe stato bene che i responsabili dell’epoca si fossero resi conto dell’improcrastinabile necessità di effettuare controlli sui centri storici ed edifici pubblici (come la casa dello studente), per assumere provvedimenti precauzionali. Se poi non fosse successo niente, tanto meglio; anzi tecnici e politici avrebbero guadagnato credibilità, come è appena avvenuto per gli allarmi lanciati alle Hawai.
Poteva starsene anche in silenzio, il ministro, senza chiamare in ballo Galileo e Inquisizione, dimostrando una preparazione di base che in storia e storia della scienza si riconduce evidentemente ai suoi studi liceali, senza alcun aggiornamento su una letteratura ormai molto vasta che illustra con dovizie di particolari antefatti e fatti sulla condanna di Galileo e i successivi misfatti di una storia che ha rivestito per anni la Chiesa con l’abito nero di una terribile Torquemada.
Sono facili le condanne tornate di moda nel giro di qualche giorno; e richiamano le infelici frasi dei sussidiari scolastici post-risorgimentali grazie alle quali era semplice avere dieci. Ripentendole alle professoresse che avevano imparato come la Chiesa abbia torturato disumanamente coloro che si opponevano alla tirannide e al fasto delle sue classi dirigenti, e dimenticavano i roghi dell’inquisizione protestante, le moglie e i sudditi decapitati di Enrico VIII, le stragi dei fanatici calvinisti o luterani.
Dunque, attaccare o condannare questo fior fiore di scienziati che non avevano ritenuto dover mettersi in allarme su un’eventuale terremoto disastroso all’Aquila, equivale alle condanne contro grandi uomini del livello di Galilei, e attaccarli equivale a una nuova caccia alle streghe degna dell’Inquisizione che lo condannò.
Galileo fu condannato. Non certo ai ceppi, come l’immaginazione ha insegnato per un secolo agli studenti, costretti a credere ai dogmi laici. In realtà, lo scienziato fu relegato per alcuni mesi nella splendida residenza del suo amico vescovo di Siena dove egli visse circondato da lusso e onori; ben diversamente dal convento in cui, per non avere fastidi domestici, lui aveva fatto rinchiudere due figlie che avevano accettato pazientemente la propria sorte e talvolta non se la passavano bene, subendo i problemi anche alimentari che  a quei tempi attanagliavano le comunità religiose più povere. Non potevano arrangiarsi come il loro celebre padre il quale all’occorrenza preparava anche costosissimi oroscopi, tutti sbagliati, per i delusi committenti.
Dunque, in primo luogo va detto che Galileo non aveva fatto altro se non mettere più tecnicamente sulla carta quello che la comunità scientifica della sua epoca conosceva. E cioè che la Terra gira intorno al Sole mentre questo rimane fermo. Il cardinale Nicolò Cusano nel Quattrocento aveva già descritto il doppio movimento delle Terra intorno a sé stessa e intorno al Sole. Il canonico polacco Nicolò Copernico avrebbe poi perfezionato le tesi dell’astronomo tedesco Ioseph Windmanstal che nel 1533 illustrò il suo pensiero a Roma dinanzi al Papa Clemente VII e a molti cardinali, riscuotendo un vivissimo successo e un prezioso dono del Pontefice. Copernico stesso riscuoteva a sua volta l’ammirazione del Papa Paolo III.
La Santa Inquisizione aveva condannato lo scienziato. Ma non per salvaguardare le antiche credenze tolemaiche. In realtà Galileo, attaccandosi al testo letterale di alcuni passi biblici, e dimenticando che il Testo parla secondo la comprensione degli uomini di allora, aveva cercato di dimostrare che se l’Autore sacro si era sbagliato una volta, ciò metteva in dubbio l’intero Libro ispirato da Dio. Quindi, se nella Bibbia era scritto “fermati o sole”, errando su una realtà astronomica che voleva invece il sole fermo e non in movimento, questo significava come anche in campo storico, spirituale, morale, potevano essere state scritte e credute verità inficiabili. E pensare che già nel Medioevo gli stessi commentatori ebrei della Bibbia avvertivano: “La Torah parla in conformità del linguaggio dei figli degli uomini”.  Ma di tutto questo, non è notizia nei sussidiari.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *