Larghe intese, sviluppo e tirare a campare

Larghe intese, sviluppo e tirare a campare
di Carmelo Conte

newCarmelo_Conte_Salerno_Per tre anni si è discusso di spread e di sacrifici, mentre cresceva la pressione fiscale: la tassazione reale ha raggiunto il 52,1%, al limite della sopportabilità sia per le imprese che per i cittadini. Secondo uno studio della fondazione New Direction il tax liberation, cioè il giorno fino al quale ogni euro guadagnato va al fisco, per gli italiani, nel 2013, sarà il 10 luglio. Sicché, Letta, pressato dai sindacati – ieri Cgil, Cisl e Uil, dopo dieci anni di divisioni, sono scesi in piazza uniti per chiedere più occupazione e taglio delle tasse – e dai i partiti, compresi quelli di maggioranza, è stato costretto a intervenire ma ha deciso di decidere sul metodo e non nel merito fissando, come per le riforme istituzionali, una Roadmap.  Che, con il pacchetto lavoro, le misure per le semplificazioni e il decreto “del Fare”, ha incominciato a percorrere a piccoli passi. Ha preso tempo con il dichiarato intento di ricercare i necessari appoggi, a livello europeo, per liberare dai vincoli di bilancio le risorse necessarie per ridurre la tassazione e, nel contempo, far maturare il consenso politico su quali imposte intervenire prioritariamente: quelle sul patrimonio, abolendo l’Imu e sui consumi, bloccando l’aumento dell’Iva, come vuole la destra; o ridurre i prelievi sui redditi familiari (Irpef) e su quelli dei produttori (Ires, Irap, contributi sociali), misure alle quali vanno, invece, le preferenze del Pd, del sindacato e delle organizzazioni di categoria. Di fatto, ha rinviato all’autunno, quando sarà, però, costretto a scegliere, anche a costo di sforare il tetto del 3 per cento che, come scrive Giulio Sapelli, potrebbe rivelarsi non una tragedia ma un utile shock nei confronti dell’Europa e per il sistema Italia. In mancanza il suo dicastero si qualificherà per le lunghe attese, un tirare a campare che storicamente ha caratterizzato la vigilia delle crisi dei governi di coalizione. Per intanto vanno salutate con favore alcune misure operative adottate con i citati provvedimenti. Tra le quali spiccano, per la Campania, gli interventi per il completamento della Metropolitana di Napoli che collegherà, tra l’altro, in dieci minuti, la Città all’aeroporto; e lo sviluppo dell’Alta Capacità ferroviaria verso Bari. Sono misure che vanno, però, modificate emendando, in sede di conversione, il decreto legge che le dispone, per renderle organiche e funzionali agli obiettivi per i quali sono state programmate. In particolare, quanto all’Alta Capacità, va sottolineato che Il progetto originario ne prevedeva il prolungamento lungo il corridoio tirrenico fino a Reggio Calabria (con primo terminale a Battipaglia), che va attualizzato, non subordinato alla linea per Bari: bisogna biforcare l’intervento come avvenne, negli anni ’60, con le direttrici autostradali Napoli – Bari e Napoli Reggio Calabria, altrimenti, anziché unire il Sud all’Europa e viceversa, lo si spaccherebbe in due con l’emarginazione della provincia di Salerno e l’isolamento di tre regioni, Basilicata, Calabria e Sicilia. Va, altresì, integrato il finanziamento per la metropolitana di Napoli comprendendovi quella per Salerno. Il riferimento non è tanto alla rete costruita nella Città capoluogo che, purtroppo, sembra destinata ad essere attivata come ramo delle Ferrovie, ma al prolungamento della tratta Mercato San Severino–Fisciano e alla realizzazione della bretella di collegamento del campus universitario di Fisciano con quello di Baronissi (4 chilometri). Progetto che, per rendere effettiva l’integrazione territoriale e internazionale dell’Ateneo, andrebbe completato estendendone la rete, da una parte, fino all’aeroporto di Pontecagnano e, dall’atra, fino ad Avellino: con l’abolizione delle Province, può diventare un tutt’uno con la valle dell’Irno e Salerno. Sono investimenti funzionali a un’idea di riscatto, di riorganizzazione e modernità del Mezzogiorno: attrezzare il territorio significa creare le economie esterne necessarie alla crescita e all’occupazione, un modo diretto e concreto per contrastare e superare la crisi senza aspettare passivamente il miracolo dall’alto.

(da La Città del 23 giugno 2013)

redazioneIconfronti

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