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L’arte civile dei vizi italiani visti da sud

L’arte civile dei vizi italiani visti da sud
FrancoDiMare

C’è ancora un’Italia da svelare, attraverso i peccati capitali, con l’occhio disincantato e ironico di chi la guarda, spesso, da sud. E c’è uno squarcio da aprire su vizi e virtù nazionali, da cui si apre un mondo di storie miserabili o gloriose, che premono sotto la crosta del conformismo, per restituire all’arte il rinnegato ruolo civile. Dal libro di Melania Petriello “Al mio Paese – Sette Vizi. Una sola Italia.”, edito da Edimedia – Pensierolento, raccontato da acune firme del giornalismo italiano (Giuseppe Crimaldi, Tiziana Di Simone, Luciano Ghelfi, Luca Maurelli, Carlo Puca, Gianmaria Roberti, Fausta Speranza, Carlo Tarallo, Vanni Truppi. Prologo: Franco di Mare; epilogo: Fabrizio Dal Passo) nasce una rete di partnership nazionale che coinvolge intellettuali, magistrati, istituzioni, scuole e il grande mondo del teatro.

Dopo il cortometraggio di Valerio Vestoso, vincitore della rassegna ViDay di Roma, e il contest redazionale promosso da La Repubblica, che ha mobilitato sul tema della corruzione centinaia di ragazzi di tutte le scuole italiane, “Al mio Paese” arriva in teatro, in uno dei più prestigiosi teatri italiani, con lo spettacolo scritto e diretto da Paolo Vanacore e interpretato da Sebastiano Nardone e Stefano Abbati. È la storia dell’incontro fortuito e forzato tra due uomini – l’uomo delle pulizie Giustino e il politico Bellassai – appartenenti a due mondi completamente diversi che si trovano a dover trascorrere una notte intera in una sala conferenze. Un incontro-scontro fra il bene e il male, il corretto e il corrotto, il legale e l’illegale, dove i ruoli e le parti possono arrivare anche a confondersi o paradossalmente a invertirsi perché nel caos tutto italiano di vivere e sopravvivere a un certo punto le distanze si riducono, i confini si diradano e si fatica a comprendere cosa è giusto e cosa è sbagliato, da quale parte della barricata ci si trova e soprattutto se e come ne usciremo. Una notte in cui i governanti e gli ultimi si parlano lontano dalle telecamere in un territorio neutrale, a volto scoperto, senza filtri. Una notte in cui, forse, si può arrivare a sfiorare la verità, a toccarla con un dito sperando finalmente di afferrarla.

Fortemente voluto e poi prodotto da Itaca – servizi per lo spettacolo e la cultura, l’allestimento teatrale sarà in scena all’ Eliseo di Roma, dal 18 marzo: un programma di eventi e collaborazioni per rilanciare, attraverso strumenti e metodologie differenti, la lotta alla sotto-cultura dell’illegalità e della corruzione genetica.

In occasione della prima nazionale al Teatro Eliseo, Itaca promuove anche un pomeriggio di dibattito sul tema “siamo tutti corrotti!” con personalità del mondo giornalistico, istituzionale e culturale del nostro Paese, e con la partecipazione dei ragazzi delle scuole e degli operatori del mondo della formazione. Un confronto che apre alla responsabilità dalla denuncia forte del male che ha incancrenito il “bene comune”. Partecipano Giuseppe Battarino (Magistrato), Vincenzo Spadafora (Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza),
Franco Siddi (Segretario Generale Federazione Nazionale della Stampa),
Massimo Monaci (Direttore artistico Teatro Eliseo), oltre i giornalisti Luciano Ghelfi (Tg2), Fausta Speranza (Radio Vaticana), Claudia Marchionni (TG5), Carlo Puca (Panorama), moderati da Melania Petriello Prima delle repliche, in cartellone fino al 21 marzo, le matinèe dello spettacolo si chiuderanno con altri dibattiti che vedranno la presenza dei giornalisti Federico Pace (Repubblica), Giuseppe Crimaldi (Il Mattino), Vanni Truppi (Rai), Fausta Speranza (Radio Vaticana), Alessandra Ferrari (Piazza Pulita), Marzia Apice (critico teatrale), Gianmaria Roberti (freelance di cronaca politica), Sabrina Iadarola (cronista parlamentare).

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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