L’attesa fiduciosa nel mutamento del nostro modo di pensare

L’attesa fiduciosa nel mutamento del nostro modo di pensare
di Michele Santangelo

commemorazione-dei-defunti1Fortunata e provvidenziale coincidenza quella che si verifica nella liturgia della chiesa cattolica in questa seconda domenica di Avvento: ricorre, cadendo quest’ultima l’otto dicembre, anche la solennità dell’Immacolata Concezione di Maria Vergine, una festività molto sentita nel mondo cattolico e fortemente radicata nella devozione popolare; quella senza fronzoli e immune da manifestazioni paganeggianti  “che offendono la religiosità autentica” e che, in questi ultimi tempi, sono state al centro dell’attenzione di qualche autorevole esponente della gerarchia ecclesiastica, come ci ricorda don A. Manganiello dalle colonne di questo giornale di qualche settimana fa. Il riferimento è a quella devozione popolare riconducibile al “sensus fidei”, o all’equivalente “sensus Ecclesiae” che, dopo una gestazione e discussione biblica e teologica durata alcuni secoli, indusse il pontefice Pio IX a proclamare solennemente, l’otto dicembre 1854, il dogma della Immacolata Concezione di Maria, sintesi piena del GIA’ E NON ANCORA della storia della salvezza dell’uomo. Nella Vergine di Nazareth, infatti, essendo Lei la “piena di grazia”, secondo le parole dell’angelo dell’Annunciazione, la salvezza è già compiuta perché Immacolata fin dal suo concepimento. Dio Padre, in vista del ruolo, quello di Madre del Salvatore, a Lei riservato nel piano di salvezza, Le concede fin dall’inizio tutti i meriti che l’estremo sacrificio del Suo Figlio avrebbe guadagnato per l’umanità di tutti i tempi. Quattro anni dopo, nel mese di febbraio del 1858, in Francia, ai piedi dei Pirenei, in uno sperduto villaggio rurale, Lourdes, una bianca figura di donna appariva a tre pastorelli e quando questi le chiesero quale fosse il suo nome, Ella, quasi a  suggellare  la solenne proclamazione del dogma,rispose: “Io sono l’Immacolata Concezione”.

Liturgicamente, la solennità dell’Immacolata prevale sulla seconda domenica di Avvento, tuttavia, non ne interrompe l’atmosfera di attesa chiaramente espressa nei brani di Scrittura proposti. Per quanto riguarda l’Immacolata è l’annuncio dell’angelo Gabriele che pone in attesa Maria: “Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù” (Lc 1,30). Le parole della Genesi sono presagio di salvezza per tutta l’umanità: “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe; questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”(Gn 3, 15). A questi annunci fa eco quello contenuto nel brano di vangelo della II domenica di Avvento. Qui, a proclamare, possiamo dire anche a muso duro – perché tra quelli che accorrevano  per ricevere il  battesimo da lui amministrato nelle acque del Giordano vi erano molti ebrei e sadducei – è Giovanni Battista: “…Razza di vipere, fate frutti degni di conversione…colui che viene dopo di me è più potente di me…egli vi battezzerà in  Spirito Santo e fuoco” (Mt.3). Attesa fiduciosa, serena e gioiosa, quindi, ma anche operosa, all’insegna della conversione che non si concretizza solo nella tradizionale opera buona che, in occasione del Natale, tutti si sentono spinti a compiere, quasi a tacitare la propria coscienza per tutta una serie di sfilacciamenti nella vita di ogni giorno, a qualunque livello di condizione e responsabilità esistenziale. Si tratta, piuttosto, di uno stato d’animo permanente, quello che con un termine greco molto ricco di significato viene chiamato metànoia, che nel vocabolario Treccani viene definito come profondo mutamento nel modo di pensare, di sentire, di giudicare le cose, di considerare i valori etici, culturali, politici e sociali correnti. Tutti possono constatare quanto, nel mondo di oggi, sia diventata impellente questa esigenza.

redazioneIconfronti

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