Laura Puppato: sarò la sentinella delle riforme

Laura Puppato: sarò la sentinella delle riforme
di Daniela Preziosi
Laura Puppato
Laura Puppato

Alle primarie del Pd del 2009 l’ha sostenuta il vicedirettore del Fatto Marco Travaglio; alle prossime primarie del Pd, a sua volta, sosterrà Pippo Civati. Ieri Laura Puppato ha dato un dolore ad entrambi, votando sì alla modifica dell’art. 138. E quindi non rispondendo – o, meglio, rispondendo no – all’appello di Rodotà e degli altri costituzionalisti a non votarla.

Puppato, alla fine ha votato sì?
Ma in dieci abbiamo firmato un documento che mette i puntini sulle ‘i’: le riforme serviranno a recuperare credibilità alla politica, rispondendo alla forte richiesta degli elettori di modificare il bicameralismo perfetto, di ridurre i parlamentari, cancellare le Province e ridefinire le aree metropolitane. Ma diciamo no all’idea di modificare la forma di governo, al presidenzialismo, semipresidenzialismo e premierato forte, e di riformare la giustizia. Anna Finocchiaro, che guida la commissione competente, ci ha dato ampie garanzie su questo. E sul fatto che i referendum saranno su materie omogenee, a differenza di quello che è successo nel 2005.

Però lei ha partecipato alla manifestazione dei costituzionalisti della «via maestra» che chiedevano di votare no.
Votare no significava mettere un sasso all’ingranaggio delle riforme impedendo l’approvazione di quelle riforme che tutti noi riteniamo ineludibile. Ho dato un voto consapevole. Alla manifestazione c’ero andata per spiegare perché a luglio avevo già votato sì. Ora saremo le sentinelle contro i colpi di mano. E guardi, ci stiamo già riuscendo: grazie anche a quella manifestazione chi aveva intenzione di stravolgere la Costituzione si è reso conto che non c’è trippa per gatti.

Si poteva procedere senza deroga.
Sì, ma questa deroga rende poi obbligatori i referendum, anche se alle camere il sì sarà dei due terzi o oltre. Chi dice no dà più peso alla scarsa credibilità ai parlamentari rispetto alla possibilità di recuperare questa credibilità. Mi assumo la responsabilità di provarci.

Il professor Rodotà definisce la modifica del 138 «uno strappo alla Costituzione».
Per me non lo è. Vale solo per questa occasione e serve a accelerare alcuni passaggi.

Quelli della «via maestra» chiedevano almeno di non far raggiungere i due terzi dei sì, obiettivo mancato per soli quattro voti.
Hanno meno fiducia nel parlamento dei nostri padri costituenti, che chiedevano il referendum solo nel caso in cui i due terzi non si raggiungessero.

Magari i costituenti non immaginavano un parlamento eletto con un premio di maggioranza che potrebbe essere dichiarato incostituzionale dalla Consulta.
Se facciamo le riforme, recupereremo credibilità. E noi, ripeto, faremo da garanti al percorso delle riforme.

Fra quelli che hanno firmato con lei il documento ‘critico’ c’è però chi non ha partecipato al voto, come Walter Tocci. E anche Civati, suo candidato segretario, alla Camera ha votato no.
Rispetto tutti, ma guardi che al Senato hanno votato no i falchi del Pdl. E quando il mio voto è diverso da quello di Nitto Palma tendo a pensare che ho votato bene.

Dal Pd ha ricevuto pressioni per votare sì?
Assolutamente no.

A proposito di Pdl, i no arrivano dai più contrari alle larghe intese. Che non piacciono neanche a lei. Non era l’occasione per dimostrarlo?
Bisogna scegliere: o stiamo in parlamento convinti che il nostro lavoro non abbia valore e sia ininfluente…

Perché ininfluente? Chi vota no dice solo che lo «strappo» al 138 è sbagliato.
Ma perché dovevo votare a una cosa di cui ero convinta? Ho scelto in base ai miei principi, non in base a quello che mi ha detto Zanda (il capogruppo Pd al senato, ndr) né a quello che dice la piazza.

Il suo candidato Civati non ha votato neanche la fiducia al governo.
Premesso che in quel momento non era ancora il mio candidato, e che comunque ciascuno ragiona con la sua testa, secondo me ha sbagliato. Tanto alla prima quanto alla seconda fiducia al governo.

(da Il manifesto)

Andrea Manzi

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